di Redazione
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Ragusa – Oltre tre milioni e mezzo di metri quadrati di terreni al centro del piano di recupero che l’amministrazione comunale intende presentare alla Regione in tempi strettissimi. «Non più di due mesi – spiega Francesco Barone, assessore all’Urbanistica – e i 23 piani particolareggiati di recupero verranno sottoposti al Consiglio comunale e, dunque, presentati alla Regione».
Regione che nel 1995 impugnò i piani presentati dal Comune per aver riscontrato, nelle zone interessate, gravi carenze igienico-sanitarie e per una densità della popolazione al di sotto dei parametri previsti.
«Questo nostro studio – prosegue Barone – cerca di aggiornare la situazione e si propone di rendere edificabili i lotti interclusi tra gli edifici costruiti nel corso degli anni in maniera abusiva e, in un secondo momento, sanati in sede di condono».
A essere oggetto di attenzione i 39 agglomerati abusivi relativi a contrade periferiche della città. Tra queste, in zone di mare: Punta Braccetto, Gaddimeli, Castellana, Cerasella, Gatto Corbino. Spostandoci in città, tra le aree in oggetto quelle delle contrade Trebastoni, Pozzi, Monachella, Conservatore, Tre Casuzze, Bettafilava, Fortugneddo, Serragarofalo, Patro Scassale. Zone che, se la Regione approvasse il disegno del Comune, si troverebbero di fatto a essere considerate aree edificabili e non più agricole. «Avvertiamo i cittadini – conferma Barone – per evitare possibili speculazioni. Intendiamo essere chiari e dire che tali terreni potrebbero cambiare di colpo valutazione sul mercato immobiliare». L’invito, neanche troppo celato, è quello di non vendere tali terreni, oggi considerati agricoli, se non dopo il definitivo parere di Palazzo dei normanni.
«Il piano regolatore – è intervenuto il sindaco Nello Dipasquale – non aveva disciplinato queste aree. A fronte di un notevole abusivismo era necessario dotare la città anche di questo progetto». Se, dunque, la Regione approverà lo studio, la fisionomia di alcune zone della città potrebbe mutare. «Non si tratta di una cementificazione selvaggia – avverte il dirigente Ennio Torrieri – perché il nostro lavoro fornisce un indice di fabbricabilità coerente con le aree interessate».
Antonio La Monica
Gazzettadelsud
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