Attualità
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08/01/2026 15:56

Pronto soccorso sotto pressione? A Ragusa flop della campagna vaccinale antinfluenzale

Solo il 20% si vaccina

di Gabriele Giannone

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Ragusa – Ogni inverno il sovraffollamento dei Pronto soccorso viene raccontato come un evento straordinario, attribuito quasi esclusivamente all’influenza stagionale. Ma i numeri, soprattutto quelli delle vaccinazioni, raccontano un’altra storia. A Ragusa non siamo di fronte a un’emergenza improvvisa, bensì alla somma di criticità strutturali e di una prevenzione che non ha funzionato.
Il dato più eloquente riguarda la campagna antinfluenzale. In provincia di Ragusa hanno effettuato il vaccino 48.540 persone, pari ad appena il 20% della popolazione complessiva. Ancora più significativo è il dettaglio per fasce d’età: solo 29.998 vaccinati hanno più di 65 anni, proprio la popolazione più esposta al rischio di complicanze e ricoveri. Numeri troppo bassi per garantire un reale impatto sulla riduzione della pressione ospedaliera.
Quasi inesistenti, inoltre, i dati relativi alla popolazione sotto i 60 anni. Una mancata adesione che favorisce la circolazione del virus e aumenta la domanda di assistenza, pur in presenza di una patologia che, nella maggior parte dei casi, potrebbe essere gestita fuori dall’ospedale.
Lo confermano anche i dati sugli accessi. Secondo le rilevazioni ufficiali dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa, gli accessi ai Pronto soccorso di Modica, Ragusa e Vittoria nel periodo compreso tra il 25 dicembre e il 7 gennaio risultano sostanzialmente sovrapponibili a quelli dello stesso periodo dello scorso anno. Nessuna impennata, nessuna corsa anomala rispetto al passato.
Un elemento che ridimensiona la narrazione emergenziale. «I numeri degli accessi ai Pronto soccorso – spiega il direttore generale dell’ASP, Giuseppe Drago – sono in linea con quelli degli anni precedenti. L’influenza stagionale è un fenomeno prevedibile e ricorrente, non un evento straordinario. La vera sfida è rafforzare la prevenzione e l’assistenza territoriale, perché il Pronto soccorso non può diventare la risposta a ogni bisogno sanitario».
Parole che riportano il tema al suo nucleo centrale: il problema non è quante persone arrivano in ospedale, ma perché vi arrivano. In assenza di una copertura vaccinale adeguata, di una medicina di base realmente accessibile e di un sistema di assistenza domiciliare efficace, il Pronto soccorso resta l’unico presidio sempre disponibile, caricandosi anche di richieste inappropriate.
Continuare a evocare l’“emergenza influenza” rischia quindi di essere fuorviante. I dati dimostrano che la pressione sui Pronto soccorso è l’effetto prevedibile di una prevenzione debole e di un sistema territoriale insufficiente. Senza un deciso cambio di passo sulle campagne vaccinali e sull’organizzazione dei servizi, anche il prossimo inverno l’emergenza tornerà puntuale. Con gli stessi numeri, e le stesse criticità.