Attualità
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16/05/2011 21:35

Qualcosa di Sinistra

Da oggi il dottore Saro Distefano inizia la collaborazione con Ragusanews. Benvenuto tra noi

di Saro Distefano

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Franco Cazzola
Franco Cazzola

Ragusa – Certo siamo strani. Non tutti, ma molti tra di noi ragusani abbiamo una idea molto particolare dell’informazione. E siccome noi di RagusaNews di informazione viviamo (nel senso che nella nostra giornata tipo “facciamo” molta informazione, non certo nel senso che di informazione viviamo perché ne traiamo redditi tali da farci vivere), questa dobbiamo proprio raccontarla.

Giovedì 5 maggio, ora è trascorsa quindi più di una settimana, nei locali del Centro Studi Feliciano Rossitto a Ragusa, è stato presentato il libro “Qualcosa di sinistra. Miti e realtà delle sinistre al governo”, edito da Il Mulino. Era presente l’autore, Franco Cazzola. Docente di Scienze Politiche all’Università di Firenze.

Sarebbe bastato questo, ovvero la presenza di uno dei maggiori politologi italiani, a giustificare una massiccia copertura mediatica. Invece poco o nulla. Ci saremmo aspettati le telecamere di almeno sei o sette televisioni (tante sono, fatto salvo mio errore, le emittenti con centro in questa provincia), e articoli più o meno vasti e dettagliati sulla stampa locale. E invece poco o nulla. Nella angusta sala conferenze del Centro Studi i convenuti erano una ottantina, non pochi quindi, considerata la media di partecipanti a questo tipo di manifestazione nella città capoluogo. Ma certo nemmeno tantissimi. E dire che in città è in corso una appassionata e rumorosa campagna elettorale, di quelle che rimarranno nella storia cittadina (ne sono convinto per tutta una serie di motivi che mi riservo di elencare e possibilmente dettagliare in un prossimo articolo). E aggiungo che i tre candidati a sindaco (almeno Sergio Guastella, candidato del centrosinistra) avrebbero avuto solo da imparare a sentire il professore che fu a Catania (tra in fondatori della Facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo catanese), poi a Torino e adesso alla storica “Cesare Alfieri” di Firenze, la prima facoltà di Scienze Politiche  nata in Italia. E invece non c’erano nemmeno candidati al consiglio comunale.

Chi, come me, era presente e prendeva appunti, alla terza pagina di taccuino si è dovuto fermare: tale e tante erano le informazioni, gli spunti, le considerazioni, le riflessioni dell’accademico che è stato più utile ascoltare e basta. Come tutti i grandi professori, Cazzola utilizza un linguaggio semplicissimo, poche le citazioni colte, pochissimi i riferimenti in lingua straniera (e per tale io intendo anche il latino, oggi sconosciuto ai più), ancora meno le personali considerazioni. Eppure, in meno di un’ora di relazione, il docente ha reso chiari a tutti i principali motivi per cui è ancora oggi il caso di parlare di destra e di sinistra, almeno in Italia. Quando ha polemizzato (per esempio con Massimo Cacciari) lo ha fatto con tono elegante e persuasivo.

Tra gli ascoltatori erano tanti i volti conosciuti, di esponenti della sinistra cittadina, soprattutto, ma tra di loro anche molti esponenti della destra. E tutti, alla fine della conferenza, hanno convenuto che di questi appuntamenti la cittadinanza (almeno quella che con termine moderno si definisce e il più delle volte si autodefinisce “attiva”) avrebbe urgente e massiccio bisogno.

Sentirsi dire che la sinistra ha ancora un significato se la si intende come quella parte politica che si prefigge di favorire il riscatto delle minoranze sottosviluppate appare significativo. Posto che da anni non si sentono dire certe cose, anzi. Sempre più spesso gli esponenti della sinistra tendono a sottolineare gli aspetti comuni con gli avversari della destra fino a immaginare un solo grande “centro” che però, appare evidente, non può esistere senza una destra ed una sinistra. E poi, in abbondanza, una serie di considerazioni che non si dovrebbero affatto dare per scontate, anche nel Paese moderno che ci sforziamo di creare (o forse solo di immaginare) e a maggior ragione in questa parte del paese, in questa provincia dove ci vantiamo di essere migliori di chi ci vive accanto, ma riusciamo serenamente ad aspettare venti anni per aprire un aeroporto già pronto, quaranta anni per costruire ottanta chilometri di autostrada, cinque anni per inaugurare un Parco che conservi quello che forse, insieme alla nostra immensa capacità di sopportazione, è l’unico vero patrimonio che abbiamo. Lo si guardi da destra, dal centro o da sinistra.