Cultura
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22/07/2011 13:04

Quando una sciagurata ci provò con me a piazza di Spagna

"Non sto emigrando, sono in vacanza"

di Giuseppe Savà

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Mozzarelle Zappalà
Mozzarelle Zappalà

Scicli – Ho vissuto a Roma, nell’età degli studi, e i siciliani eravamo visti come persone diverse.

Ero pronto alla discriminazione riservata ai terroni, ma scoprii subito –era il 1992- che Roma è città meridionale, come Napoli, come Palermo.

Le ragazze del mio corso avevano un pregiudizio sulla pattuglia di siculi arrivati a Roma: “Come siete pirandelliani!”, mi disse una volta una collega universitaria.

L’apoteosi l’ho vissuta a piazza di Spagna, quando una mia pretendente –vi assicuro, non sono state in molte ad avere l’insana pretesa- in uno slancio non corrisposto mi disse: “Come sei verghiano!”

 

La Sicilia è terra di stereotipi, di immagini sedimentate nella coscienza collettiva, per cui un siculo fuori dalla Sicilia è visto come un personaggio complesso, da interpretare.

 

Diceva due mesi fa Piero Isgrò, ex redattore capo del Tg1, catanese, che il siciliano in Sicilia è un prodotto semilavorato.

 

Ha bisogno di andare fuori dall’Isola per trovare una identità compiuta.

 

Anche io sono scappato dallo scoglio e sono ritornato.

 

La domanda più angosciante, tuttavia, me la fece un uomo.

 

Era di Bergamo.

 

A Roma sono una rarità gli studenti universitari settentrionali.

Nessuno, da Milano, Padova, Brescia, va a Roma a studiare.

 

Preferiscono le loro università padane.

 

Questo ragazzo tutto d’un  pezzo, dopo avermi chiesto se in Sicilia tutti avevamo la televisione in casa, o se ci fossero famiglie che ne erano sprovviste per povertà, fece la domanda del Kappa O: “Ma tu, come ti senti a vivere in un’isola?”

 

 

E che gli volete rispondere a un bergamasco che a un ragusano chiede cosa prova a vivere in un’isola?

 

 

 

Gli consigliai di guardare lo spot della mozzarella Zappalà. 

 

 

 

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