Cronaca
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08/01/2026 15:12

Quattro anni di chemioterapia ma non aveva un tumore: clinica condannata a pagare 500 mila euro

Un linfoma intestinale inesistente

di Redazione

Pisa – Un linfoma intestinale inesistente, e all’ultimo stadio, e dopo la diagnosi, completamente errata, la paziente si era sottoposta a pesanti e lunghe terapie, poi rivelatesi del tutto inutili. Ora la corte d’Appello di Firenze ha stabilito che l’azienda ospedaliera universitaria pisana le dovrà pagare a titolo di risarcimento danni circa 500 mila euro, spese legali comprese.

La vicenda risale al 2006 quando a seguito di una visita all’ospedale di Volterra la donna veniva prima ricoverata e poi invitata a seguire l’iter terapeutico per un linfoma intestinale. Dopo tale diagnosi, la donna veniva sottoposta a trattamento chemioterapico, e terapia cortisonica e steroidea, a dosi elevate dal gennaio 2007 fino al maggio del 2011.

Nel maggio del 2011 però la donna fa l’incredibile scoperta. Una biopsia ossea, eseguita presso il dipartimento di medicina interna e specialità mediche di Genova, esclude categoricamente «la presenza della patologia linfoide proliferativa clonale».

Oltre allo sbigottimento, la donna proprio in conseguenza delle terapie assunte, rivelatesi poi totalmente inutili, stante l’assenza del linfoma erroneamente diagnosticato, aveva iniziato a soffrire di alterazione dell’equilibrio ormonale, osteoporosi, con episodi di fratture, stato depressivo e ansioso, «nonché ulteriori patologie derivanti dallo stato di immunodepressione, e altre malattie rare quali spasmofilia e sindrome di “Tietze”, per le quali si erano resi necessari ulteriori interventi».

Ne viene fuori un contenzioso giudiziario che nel 2024 aveva portato alla condanna dell’Aoup di Pisa per colpa medica a un risarcimento di circa 300 mila euro che non convince i giudici di secondo grado a cui si è rivolta la donna, impugnando il verdetto di primo grado. La paziente nel 2011 aveva 47 anni e quindi alcune voci di danno per la corte d’Appello fiorentina vanno riviste e aumentate. Ma non solo.

Per i giudici di secondo grado la cifra totale del risarcimento deve essere maggiore a quella liquidata in primo grado anche in virtù della personalizzazione del danno per l’angoscia che la donna ha dovuto patire negli anni in cui era convinta di avere un tumore. Si legge chiaramente in sentenza: «In tale prospettiva, l’incremento risarcitorio si giustifica senz’altro in virtù della straordinaria angoscia e sofferenza che la diagnosi di linfoma, in fase terminale, deve aver determinato nella donna, la quale si trovò a trascorrere un periodo significativo della propria esistenza (cinque anni) nel timore di morire per una grave patologia».

Ai circa 500 mila euro di risarcimento andranno aggiunti gli interessi.