L’ingresso del consigliere comunale Gaetano Mauro nel Movimento per l’Autonomia.
di Gabriele Giannone
Ragusa – L’ingresso del consigliere comunale Gaetano Mauro nel Movimento per l’Autonomia non è soltanto una nuova adesione. Per Raffaele Lombardo rappresenta il tassello di un progetto più ampio: ricostruire un’area autonomista forte all’interno del centrodestra, capace di incidere sulla scelta del prossimo presidente della Regione e di giocare un ruolo decisivo anche nelle future elezioni comunali della provincia di Ragusa.
A margine dell’incontro con la stampa organizzato a Ragusa, il leader dell’Mpa ha parlato a tutto campo con RagusaNews.
Presidente, oggi presentate Gaetano Mauro. Perché ha deciso di puntare su di lui?
«Perché rappresenta esattamente il tipo di amministratore che vogliamo valorizzare. È un consigliere comunale che ha costruito la sua credibilità sul lavoro quotidiano, sulle battaglie per la città, senza urlare ma proponendo soluzioni. Lo osserviamo da tempo. Non è una scelta improvvisata. Crediamo che possa rappresentare una nuova classe dirigente per Ragusa e per la Sicilia.»
Negli ultimi giorni avete riportato nell’Mpa anche il sindaco di Acate Gianfranco Fidone. È l’inizio di una campagna acquisti?
«Non parlerei di campagna acquisti. Parlerei piuttosto di persone che ritrovano una casa politica. Molti amministratori si rendono conto che oggi serve un progetto radicato in Sicilia, non una semplice articolazione dei partiti nazionali. Noi offriamo questo spazio.»
Ha usato parole molto nette: autonomisti, civici, moderati, centristi. Sta nascendo un nuovo soggetto politico?
«Sta nascendo un fronte. Ognuno manterrà la propria identità, ma è arrivato il momento di mettere insieme le forze che condividono una visione della Sicilia. Divisi contiamo poco. Uniti possiamo diventare determinanti.»
Questa operazione è alternativa al centrodestra?
«No. Voglio essere chiarissimo. Noi siamo nel centrodestra e intendiamo restarci. Ma stare nel centrodestra non significa rinunciare ad avere una nostra identità. Vogliamo partecipare alle decisioni, non limitarci a subirle.»
È un messaggio rivolto ai leader nazionali?
«È un messaggio rivolto a tutti. La Sicilia non può essere considerata una terra nella quale si decide tutto a Roma. Le scelte devono partire da qui.»
Lei ha parlato di un candidato alla Presidenza della Regione “con i piedi e la testa in Sicilia”. È una risposta alle ipotesi che circolano in queste settimane?
«È un principio, prima ancora che un nome. Chi guiderà la Sicilia dovrà conoscere questa terra, viverne i problemi e difenderne gli interessi. Poi dovrà confrontarsi con Roma e con Bruxelles, certo. Ma il punto di partenza deve essere sempre la Sicilia.»
Quindi un candidato imposto dai vertici nazionali avrebbe poche possibilità di convincervi?
«Noi non ragioniamo con i veti. Ragioniamo sulla qualità delle candidature. Però rivendichiamo il diritto dei siciliani di scegliere il proprio futuro. Non possiamo limitarci ad avallare decisioni prese altrove.»
Oggi ha anche aperto uno scenario politico interessante per la provincia di Ragusa. Lei ritiene possibile che si voti prima della scadenza naturale?
«È una possibilità concreta. Se alcuni sindaci dovessero candidarsi alle Regionali, automaticamente si aprirebbe la partita delle elezioni comunali. Non dico che accadrà sicuramente, ma è uno scenario che tutti devono tenere presente.»
Pensa a Peppe Cassì e a Maria Monisteri?
«Sono valutazioni che spettano a loro. Io ho semplicemente detto che, se dovessero compiere quella scelta, si aprirebbe una nuova stagione politica nei rispettivi Comuni.»
Ragusa rischia quindi di diventare uno dei principali laboratori politici della Sicilia?
«Lo è già. Qui si stanno muovendo amministratori, professionisti e giovani che vogliono costruire qualcosa di nuovo. Per questo abbiamo deciso di investire molto su questa provincia.»
L’Mpa si prepara quindi a essere protagonista non solo alle Regionali ma anche nelle future Comunali?
«Assolutamente sì. Vogliamo presentarci con una classe dirigente credibile, fatta di amministratori e persone competenti. Non cerchiamo candidature simboliche ma uomini e donne capaci di governare.»
L’ultima domanda. Se dovesse sintetizzare il messaggio che parte oggi da Ragusa?
«Che la Sicilia deve tornare a decidere del proprio destino. L’autonomia non è nostalgia del passato, ma un progetto moderno per dare più forza ai territori. E Ragusa sarà uno dei punti di partenza di questo percorso.»
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