Riceviamo e volentieri pubblichiamo
di Lettera firmata
Ragusa – In città esiste una realtà che non può più essere ignorata: quella dei cani randagi che vivono quotidianamente esposti al freddo, al caldo estremo e alle intemperie. Una realtà che molti cittadini vedono, vivono e sentono come una responsabilità collettiva.
Negli ultimi mesi è cresciuta la volontà di numerosi cittadini di offrire un aiuto concreto, semplice e civile: realizzare piccoli ripari temporanei per i cani randagi, nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza pubblica. Non si tratta di iniziative improvvisate o abusive, ma di un gesto di umanità volto a garantire un minimo di protezione e benessere animale, soprattutto nei periodi più critici dell’anno.
Questa mobilitazione nasce dal basso, da persone comuni che non chiedono privilegi né scorciatoie, ma collaborazione. Il randagismo non è un problema creato dai cittadini: è una realtà esistente, che richiede risposte condivise tra istituzioni e comunità.
Per questo motivo rivolgiamo un appello chiaro e costruttivo al Comune e all’ASP di Ragusa: lavoriamo insieme.
Chiediamo un confronto aperto, indicazioni tecniche, autorizzazioni e linee guida che permettano di intervenire in modo ordinato, legale e rispettoso delle norme, senza lasciare gli animali in condizioni di sofferenza.
L’ASP, in particolare, ha un ruolo fondamentale nella tutela del benessere animale e nella prevenzione del randagismo. Il suo supporto tecnico e sanitario può garantire che ogni intervento sia adeguato, sicuro e utile. Il Comune, dal canto suo, può trasformare una criticità in un esempio virtuoso di collaborazione civica.
Non vogliamo sostituirci alle istituzioni, né creare conflitti. Vogliamo affiancarle, perché una comunità matura è quella in cui cittadini e amministrazioni lavorano nella stessa direzione.
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Prendersi cura dei randagi significa prendersi cura del territorio, del decoro urbano e dei valori di solidarietà che definiscono una società civile.
Ignorare il problema non lo fa scomparire. Affrontarlo insieme, invece, può davvero fare la differenza.
I cittadini sono pronti a fare la loro parte. Ora chiediamo che anche le istituzioni lo siano.
Antonella
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