Economia
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26/07/2026 14:50

Ragusa e Siracusa hanno il pieno di carburanti più caro d’Italia. Ma il prezzo dell’isolamento lo paga tutto il Sud

Il segnale di un’anomalia che merita attenzione.

di Redazione

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Ragusa – In Sicilia l’automobile non è un’opzione. È l’infrastruttura che manca. È il mezzo con cui si raggiunge il posto di lavoro, si accompagna un familiare in ospedale, si trasportano le merci, si tengono aperte aziende agricole e attività produttive. Dove la rete ferroviaria resta marginale, il trasporto pubblico non riesce a offrire un’alternativa competitiva e i collegamenti rimangono insufficienti, il carburante non rappresenta una spesa discrezionale. È un bene essenziale.

Per questo il primato conquistato da Ragusa e Siracusa non è una semplice curiosità statistica. È il segnale di un’anomalia che merita attenzione.

Secondo le rilevazioni del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 26 luglio 2026, Ragusa è la provincia italiana nella quale il prezzo medio del gasolio sulla rete ordinaria è il più elevato del Paese. Alle sue spalle si collocano Siracusa e Bolzano. All’estremo opposto della graduatoria figurano invece Sondrio, Vercelli e Fermo, dove fare rifornimento costa sensibilmente meno.

Nella stessa giornata il prezzo medio nazionale del gasolio sulla rete stradale è salito a 2,161 euro al litro, in aumento rispetto ai 2,141 euro del giorno precedente. Sulla rete autostradale la media ha raggiunto 2,228 euro al litro, anch’essa in crescita rispetto ai 2,213 euro della vigilia. La media settimanale nazionale rilevata dal Ministero si attesta a 2,038 euro al litro, mentre il valore più elevato dell’anno era stato registrato il 13 aprile, con 2,153 euro.

Numeri che raccontano una fase di rialzo generale dei prezzi, ma che non spiegano perché proprio due province siciliane continuino a occupare le prime posizioni della graduatoria nazionale.

La domanda, allora, è inevitabile: perché un territorio che dipende più di altri dalla mobilità su gomma deve sostenere anche il costo del carburante più elevato d’Italia?

Il paradosso è evidente. La Sicilia ospita uno dei principali poli energetici del Paese, con una presenza storica dell’industria della raffinazione e della petrolchimica. Eppure sono proprio cittadini e imprese siciliane a pagare il conto più salato quando si fermano davanti a una pompa di rifornimento.

Le conseguenze non sono marginali. Il gasolio alimenta l’autotrasporto, sostiene l’agricoltura, muove i mezzi delle imprese e rende possibile il pendolarismo quotidiano di migliaia di lavoratori. Ogni aumento del prezzo del carburante si trasferisce sui costi di produzione, sulla logistica e, inevitabilmente, sui prezzi finali di beni e servizi. A pagarne il peso sono le famiglie e un sistema produttivo che già deve confrontarsi con difficoltà strutturali.

Per Ragusa il fenomeno assume un significato ancora più rilevante. Una provincia con una forte vocazione agricola ed esportatrice, dove gran parte delle merci viaggia su gomma e dove gli spostamenti quotidiani sono spesso indispensabili per lavorare e produrre. In questo contesto il prezzo del carburante non è soltanto una voce di bilancio: diventa un elemento che incide sulla competitività del territorio.

È quindi necessario interrogarsi sulle ragioni di questa differenza rispetto ad altre aree del Paese. Costi della distribuzione, struttura della rete commerciale, livello della concorrenza e dinamiche del mercato sono elementi che meritano un’analisi trasparente e approfondita. Non per alimentare polemiche, ma per comprendere un fenomeno che incide sulla vita quotidiana di cittadini e imprese.

Perché la questione va oltre il prezzo di un pieno. Riguarda il diritto alla mobilità, la capacità delle aziende di competere e la possibilità per un territorio di crescere senza subire ulteriori svantaggi.

La Costituzione, all’articolo 3, affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l’uguaglianza dei cittadini. Anche per questo, un’area già chiamata a fare i conti con ritardi infrastrutturali non dovrebbe essere costretta a sopportare un ulteriore squilibrio.

Il pieno più caro d’Italia non è soltanto una voce di spesa in più. È un segnale. E quando un segnale si ripete nel tempo, merita di essere ascoltato e affrontato.