Attualità
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20/02/2013 01:18

Ragusa, i pozzi non riaprono

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Arsura

di Michele Farinaccio

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Autobotti in azione
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 Ancora una fumata nera. Al termine di una lunghissima riunione, durata tutta la mattinata di ieri, l’Asp ha deciso di non dare, per il momento, il parere favorevole alla riapertura del pozzo B per l’immissione di acqua potabile in città che era stato richiesto dal commissario straordinario del Comune di Ragusa, Margherita Rizza. L’emergenza idrica in città, di fatto, è dunque destinata a continuare.
All’Azienda sanitaria provinciale non sono bastati, evidendemente, i risultati delle analisi che hanno scongiurato la presenza del protozoo Cryptosporidium: “Ci vogliono altri risultati – ha detto il direttore sanitario dell’Asp 7 Vito Amato – volti a chiarire l’inquinamento riscontrato nei due pozzi. Aspettiamo quindi i risultati di queste altre analisi che dovranno arrivare da Catania. Quando avremo il quadro più chiaro della vicenda, potremo anche dare il nostro parere favorevole ma al momento, questo non è possibile. In ogni caso vogliamo ribadire un concetto che deve essere chiaro: l’acqua che esce dai rubinetti delle case dei ragusani è perfettamente potabile. Dunque non c’è alcun problema in questo senso e questo deve essere ben compreso dall’intera popolazione”.
Una precisazione necessaria, dato che la confusione e la paura che regna tra la cittadinanza è davvero tanta. Il commissario straordinario Margherita Rizza, dal canto suo, non ha potuto che prendere atto della notizia. “E’ chiaro che senza il parere favorevole dell’Asp io non assumo alcuna decisione sulla riapertura o meno dei pozzi. A questo punto l’unica cosa che si può fare è proseguire sulla strada intrapresa, che è volta a verificare la possibilità di scavare nuovi pozzi. Non ci può essere altra soluzione anche perché altrimenti si tratterebbe ancora di soluzioni tampone che potrebbero mutare con il mutare stesso delle condizioni atmosferiche: basterebbe un po’ di pioggia per compromettere nuovamente i valori dell’ammoniaca (e non solo) e complicare dunque il tutto, ancora una volta”.
“Per quanto riguarda l’idea di scavare più a monte – ribadisce la dottoressa Rizza – abbiamo già qualche progetto pronto, ma ne servono subito degli altri, per presentare la documentazione al dipartimento Acque”.
Si pensa, in particolare, ad un accordo di programma quadro (Apq). Ma i tempi sarebbero comunque lunghi. “Ed ancor più che i tempi – precisa il – dobbiamo guardare ai soldi (per la realizzazione delle opere compresi gli allacci idrici e dell’Enel ci vogliono circa 450mila euro n. d. r.), si tratta di somme che in questo momento non abbiamo e che dobbiamo cercare di reperire in qualche modo per fare partire questi lavori”. Domani il commissario straordinario si recherà al dipartimento regionale delle Acque di Palermo per una prima visione di massima con gli uffici preposti.
Intanto l’associazione “Cambiamo Ragusa” ha prodotto la prima puntata di un video, di circa 4 minuti, che spiega proprio come, attraverso i liquami animali delle aziende agricole presenti nelle zone di ricarica, ed in assenza delle dovute prescrizioni della legge Ronchi, si sia prodotta la situazione attuale. Il video è stato pubblicato sul sito dell’associazione e su youtube.

La Sicilia