Attualità
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14/07/2011 01:27

Ragusa, il divorzio tra Innocenzo e Nello

L'intervista a Dipasquale di Andrea Lodato, pubblicata su La Sicilia di ieri

di Andrea Lodato

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Dipasquale e Leontini
Dipasquale e Leontini

Ragusa – Nella sua casa nel cuore della campagna ragusana il sindaco con addosso un pantalone extralarge e una camiciona bianca, con comode Crogs, o qualcosa che ci somiglia, ai piedi, si muove ininterrottamente. Entra, esce, mette su pentole d’acqua per cucinare, con i cani che lo seguono, accennano ad abbaiare, e lui li zittisce con mezzo urlo. Esce ed entra, parla al telefonino, va a controllare l’acqua del pozzo: «Ma che è finita l’acqua, porca miseria». 
Rientra in casa e, stavolta, anche i cani smettono di provare a seguirlo. Bisogna aspettare che il sindaco di Ragusa si segga, prenda in mano un coltello affilatissimo e si dedichi ad una delle attività che più lo appassionano, tagliare in fettine quasi trasparenti il pesce spada crudo, da far marinare poi in litri di olio e un po’ di limone, per averlo e tenerlo fermo un po’. 
A questo punto il sindaco, a domanda risponde, applicandosi anche un po’, perché se è vero che il presidente Berlusconi si sarà segnato il suo nome nel giorno della conferma a sindaco di Ragusa e dopo l’ecatombe di Milano e Napoli, c’è pure che nelle ultime settimane nel Pdl ragusano è successo di tutto. Consiglieri che se ne vanno ed aderiscono al gruppo del sindaco in Consiglio, malumori, mal di pancia, scontri verbali con il capogruppo all’Ars, ex assessore regionale all’Agricoltura e uomo certamente influente da queste parti, ovvero Innocenzo Leontini, che fu grande amico sodale di Nello. E anche con Nino Minardo, deputato nazionale pidiellino, c’è stata qualche scintilla. 
Tutto chiarito, a quanto pare e facendo fede ai comunicati stampa che i due si sono scambiati, anche se ciò di cui ancora si parla è, appunto, un chiarimento da definire, un discorso da fare, un percorso da scegliere, magari che sia comune e non divaricato, come è sembrato essere, appunto, dopo la rielezione di Dipasquale a sindaco della città iblea.
Allora, partiamo dall’ipotesi più cattiva che molti fanno e che è anche, politicamente, quella più clamorosa.
Sindaco Dipasquale, allora si sta preparando a transitare armi e bagagli, cioè con voti, amici, sostenitori e simpatizzanti niente meno che nel Mpa di Raffaele Lombardo? Così dicono in giro…
«Ah sì, dicono questo lo so, l’ho sentito anche io. Dicono sciocchezze, credo che non ci sia molto da aggiungere o da spiegare. Non c’è nessun trasferimento, nessun passaggio, niente di niente. Ma che scherzate?».
Beh, Dipasquale, sa com’è fatta la politica, si vive soprattutto di retroscena, indiscrezioni, suggestioni. Però è vero che lei con Lombardo parla, no? Ci parla anche dopo che in campagna elettorale non vi siete risparmiati niente. Accuse, anche pesanti, attacchi, persino urla e quello scontro plateale alla Camera di Commercio.
«In campagna elettorale ognuno ha fatto la propria parte, lo scontro c’è stato, la mia posizione era quella di difesa dei diritti della città, del territorio, dei ragusani. Il presidente della Regione aveva le sue posizioni, nettamente in contrasto con le mie e su questo il confronto è stato duro. Ma, oggi, la campagna elettorale è finita, i ragusani mi hanno confermato sindaco con un successo direi straordinario, io continuo a fare gli interessi della città e registro che il presidente della Regione ha mantenuto l’impegno che aveva preso, anche con me, qualche settimana fa, cioè la conferma del finanziamento alla legge su Ibla. Così ci siamo parlati, abbiamo riavviato un dialogo che non può non esserci tra un sindaco e un presidente della Regione, anche se stanno in partiti diversi e se si sono confrontati in campagna elettorale. Ma da questo a costruire la leggenda del mio passaggio al Movimento per l’Autonomia, vi assicuro, ce ne passa, e anche parecchio».
Ce ne passa, ce ne passa, sindaco. Però quelle voci aggiungono altri particolari: Raffaele Lombardo cercherebbe un uomo di sicuro affidamento, che abbia appeal politico ed elettorale in quest’area, per farlo scendere in campo alle prossime regionali, magari anche per affidare a questo soggetto un po’ il coordinamento di un partito che, per il momento, ha perduto per vicende giudiziarie, l’on. Riccardo Minardo. E, sempre le voci di cui sopra, dicono che quel soggetto potrebbe essere lei. Ma, allora, vuol candidarsi alle Regionali? Non aveva detto di no?
«Anche questa è una fesseria bella e buona, tra l’altro già fatta circolare quando ero candidato a sindaco. Certe persone se ne andavano in giro a dire di non votarmi, perché sarebbe stato un voto perso, dal momento che la mia vera intenzione era candidarmi alla Regione. Non è vero niente: sono sindaco, ho appena cominciato il secondo mandato, lo voglio portare avanti tutto per intero, con la stessa passione, la stessa voglia, lo stesso entusiasmo del primo. Perché ci sono tante cose da fare ancora a Ragusa e per Ragusa».
Però, Dipasquale, lei con tutti i voti che ha preso con le sue liste, con i dieci consiglieri che ha in Consiglio, sta diventando un punto di riferimento “pesante”, mettiamola così. E’ vero, allora, che vuol dire la sua su un candidato del partito alle prossime Regionali?
«Quel che è vero è che ritengo che un sindaco votato dai cittadini, abbia anche il diritto di esprimersi su una candidatura importante e strategica per tutto il territorio, come quella del deputato regionale. Non penso che ciò sia scandaloso o possa far pensare ad un atto di prepotenza. Anzi, è esattamente il contrario, è un atto di responsabilità e di condivisione di strategie che devono portare lontano il partito».
Però, intanto, hanno portato lontano lei da Innocenzo Leontini e da Nino Minardo. Come mai?
«L’on. Leontini ha espresso alcuni giudizi su di me davvero sgradevoli ed inopportuni, dal punto di vista personale prima ancora che politico. Ha sbagliato, può capitare, ma per me ha sbagliato. Quando capiterà di incontrarci ci vedremo, parleremo, senz’altro. L’on. Minardo proprio in questi giorni ha detto che bisogna smetterla con le polemiche. Io sono pronto, anche perché non sono stato certo io ad esprimere giudizi poco garbati, quindi, come ho già detto direttamente a Minardo, per me possiamo andare avanti».
Non è che lei punti molto sull’amicizia con Angelino Alfano, venuto qui a chiudere la sua campagna elettorale, sindaco?
Ma quando mai, un coordinatore nazionale non può certo intervenire su questioni che riguardano realtà locali: anche se importanti. Invece quel che è importante e su cui punto è il fatto che, come ha detto Alfano, non può esistere un partito verticistico, è importante ascoltare la base, sentire gli amministratori locali, i consiglieri comunali. Dobbiamo tornare ad essere laboratorio politico aperto al dibattito, questo è importante. Anzi, forse dovremmo cominciare ad essere laboratorio, perché sino ad oggi non è che abbiamo brillato in questo senso».
Questo è il messaggio del sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, che ha finito di tagliare i filetti di pesce spada e li annega nell’olio d’oliva ragusano. Il quadro che ne viene fuori è quello di un sindaco che non ha nessuna intenzione di lasciare il partito in cui è cresciuto e che, certamente, ha contribuito a farlo diventare quel che oggi è. Ma, anche questo Dipasquale lo sta considerando, il risultato delle ultime amministrative e, soprattutto, quelli delle sue liste, hanno promosso un personaggio che ha voglia, adesso, di far valere il suo peso e la sua personalità.
Del resto proprio Dipasquale aveva vivacemente contestato i ritardi del governo nazionale, tuttora in corso, peraltro, sul finanziamento della nuova Ragusa-Catania e giusto alla vigilia delle elezioni si era spinto sino ad annunciare la sua auto sospensione. Poi venne Alfano a benedire l’ultimo atto della campagna elettorale e disse: «Nello, stai tranquillo, vinciamo queste elezioni e poi risolveremo tutti i problemi.
Oggi, come lo stesso Dipasquale ammette, per Angelino Alfano la questione dello scontro interno al partito a Ragusa non deve essere esattamente la priorità della sua agenda politica, ma se nel giorno della vittoria per il Pdl qualcosa Ragusa ha contato, è probabile che anche oggi su questa città convenga farci su un ragionamento politico. Perché il futuro della politica nazionale è un incastro che parte dai livelli di base, dai Comuni, dalle Province, dagli equilibri alla Regione, prima di andare a finire a Roma. Insomma un percorso che talvolta può risultare accidentato anche per una banalità, un’apparente banalità locale.