È successo in via Carducci a Ragusa.
di Gabriele Giannone
Ragusa – Non una semplice verifica sulla sosta, ma un comportamento che, secondo il denunciante, avrebbe travalicato i limiti delle competenze attribuite agli ausiliari del traffico, fino a sconfinare in attività riservate agli organi di polizia. È questo il cuore dell’esposto presentato all’autorità giudiziaria da G. B., residente a Modica, in relazione a un episodio avvenuto il 14 maggio scorso in via Carducci a Ragusa.
Secondo quanto riportato nella denuncia, l’automobilista si trovava a bordo della propria vettura parcheggiata sulle strisce blu mentre la moglie si era allontanata per alcuni minuti per recarsi in farmacia. In quel momento sarebbe stato avvicinato da un’ausiliaria della sosta che avrebbe contestato la validità del pass per disabili esposto sul parabrezza, arrivando a sostenere che il contrassegno fosse falso o comunque non conforme.
Una valutazione che, secondo il denunciante, avrebbe dovuto essere demandata esclusivamente alla Polizia Locale. L’automobilista afferma infatti di avere invitato l’operatrice a richiedere l’intervento degli agenti per gli accertamenti del caso, precisando che il pass era stato regolarmente rilasciato dal Comando di Polizia Municipale di Modica ed era intestato alla moglie, invalida civile al 100% con accompagnamento e attualmente sottoposta a cure oncologiche.
Nell’esposto si evidenzia come l’ausiliaria avrebbe proceduto autonomamente a una sorta di verifica documentale, chiedendo di esaminare il contrassegno, pretendendo di averlo tra le mani e fotografandolo fronte e retro con il proprio telefono cellulare. Un controllo eccessivo, a detta del denunciante che considera del tutto estranea alle competenze un operatore della sosta, che si sarebbe spinta anche ad acquisire dati personali sensibili della titolare del pass.
Sempre secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia, l’operatrice non avrebbe rilasciato alcun verbale né una contestazione formale, avrebbe rifiutato di fornire il proprio numero identificativo e avrebbe persino chiesto informazioni sulla presenza della titolare del contrassegno, assumendo – a giudizio dell’automobilista – un ruolo assimilabile a quello di un operatore di polizia giudiziaria.
Da qui la decisione di rivolgersi all’Autorità giudiziaria. Nell’esposto si parla di presunto abuso di potere, violazione della privacy e totale mancanza di sensibilità nei confronti di una persona affetta da gravi patologie.
© Riproduzione riservata