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03/03/2026 09:06

«Restituisca 26mila di pensione di reversibilità»

la richiesta all'ex militare dopo 25 anni che la percepiva

di Redazione

Dopo oltre 25 anni di regolare erogazione, si è visto recapitare una richiesta di restituzione da 26mila euro. Protagonista della vicenda, raccontata dal Messaggero Veneto, è un ex ufficiale dell’Esercito che per anni ha percepito la pensione di reversibilità della moglie e che oggi si trova al centro di un contenzioso con l’Inps.

La pensione percepita per oltre due decenni
Dopo la morte della coniuge, titolare di pensione, l’uomo aveva iniziato a percepire regolarmente la pensione di reversibilità, trattamento previsto dall’ordinamento previdenziale italiano a favore del coniuge superstite. Per circa 25 anni l’assegno sarebbe stato erogato senza contestazioni.

La situazione è cambiata quando l’Istituto previdenziale ha avviato una verifica interna ritenendo che, all’origine, vi fosse stato un errore nel calcolo dell’importo spettante.

 

La richiesta di restituzione: 26 mila euro

 

Secondo quanto ricostruito, l’Inps avrebbe accertato di aver corrisposto nel tempo somme superiori al dovuto. Da qui la richiesta di restituzione di circa 26.000 euro, qualificati come indebita percezione derivante da un errore di calcolo.

Si tratta di una procedura prevista dalla normativa: l’ente previdenziale può infatti attivare il recupero di somme indebitamente erogate, anche a distanza di anni, quando ritiene che vi sia stato un pagamento non conforme ai criteri di legge.

 

Il ricorso e l’intervento della Corte dei Conti

 

L’uomo ha deciso di opporsi alla richiesta, sostenendo di aver percepito l’assegno in buona fede e senza aver mai fornito dati inesatti o omesso comunicazioni rilevanti. La vicenda è così approdata davanti alla Corte dei Conti, organo che ha competenza anche in materia pensionistica pubblica e nei contenziosi legati a prestazioni erogate da enti statali.

Stando al racconto riportato dal quotidiano del Nordest, la Corte avrebbe accolto la posizione del pensionato, ritenendo non fondata – almeno nella fase esaminata – la richiesta di restituzione avanzata dall’Inps.

 

Come funziona il contenzioso

La vicenda riporta al centro un tema ricorrente nel diritto previdenziale: cosa accade quando l’errore è imputabile esclusivamente all’amministrazione?

La giurisprudenza, nel tempo, ha distinto tra indebiti derivanti da comportamenti del beneficiario (ad esempio omissioni reddituali) e quelli frutto di errori interni dell’ente. In quest’ultimo caso, soprattutto quando il percettore ha agito in buona fede e l’erogazione si è protratta per molti anni, i giudici valutano con particolare attenzione la legittimità del recupero.

Il caso raccontato dal quotidiano del Nordest si inserisce proprio in questa linea: un trattamento consolidato nel tempo, una richiesta tardiva di restituzione e la necessità di stabilire se il pensionato debba sopportare le conseguenze di un errore amministrativo non imputabile alla sua condotta.

La vicenda giudiziaria potrebbe ora rappresentare un precedente significativo per situazioni analoghe, in un ambito – quello delle pensioni di reversibilità – che coinvolge migliaia di beneficiari in tutta Italia.