Liberatorio applauso finale
di Redazione


Vittoria – La forza della parola vince, emozionando i fedeli e gli spettatori. Ieri, all’interno della Basilica di San Giovanni Battista, a Vittoria, è andata in scena la Resurrectio, il secondo e conclusivo allestimento scenico, che con il Dramma Sacro, ormai caratterizza, nell’unitarietà, i riti della Pasqua dei vittoriesi.
Un piano temporale sospeso tra passato, presente e futuro, a cui Leggio ha dato una straordinaria forza espressiva, spalancando, le porte della Basilica. La chiesa, dunque, si è fatta teatro del miracolo della risurrezione. Al termine della funzione religiosa serale, la Resurrectio ha avuto inizio. Sono tornati i testimoni del tempo di Gesù. Sono tornati i discepoli. Sono tornati Giuseppe, Giovanni, Maddalena. C’era Giuda, a rappresentare la crudeltà del rimorso nella tragicità della sua sconsolata solitudine e adesso, finalmente, vediamo Gesù. Seppure silente. Leggio ricorre alla simbologia emozionante della cena di Emmaus il Nazaremo e attribuisce all’umanità la speranza della redenzione. La lirica della Luce è affidata alla poesia di Emanuele Giudice. Quasi a volere tratteggiare un contrasto con il chiaroscuro del primo tempo del Dramma Sacro. La dicotomia luce-lutto si rivela, autenticamente, come l’opposizione che Leggio ha perseguito anche nello stesso allestimento chiuso e circolare della chiesa. A conclusione della rappresentazione scenica, dal pulpito, ecco Padre Vittorio Pirillo invocare la preghiera collettiva e corale in cui devoti, pellegrini, attori si ritrovano e si confondono. L’applauso finale rappresenta l’esplosione liberatoria e anche il doveroso tributo a chi, attraverso il teatro, dà forza e vigore ai sentimenti racchiusi nella bellezza della Pasqua.
“La Resurrectio – afferma euforico Massimo Leggio, a conclusione della messa in scena – è una“rappresentazione unitaria unica in Italia”. È opportuno ribadirlo, i temi fondamentali dell’allestimento sono incentrati essenzialmente sul valore della rinascita, della speranza, della conquista di una maggiore ricchezza spirituale a cui ognuno di noi aspira e sul perseguimento della comprensione, della condivisione, pur tra le difficoltà e le contraddizioni legate alla condizione umana”. Perché la scelta della Basilica di San Giovanni Battista quale “teatro” dell’azione scenica? “Quest’anno – chiosa Leggio – per la rappresentazione si è scelta la Basilica, quasi a non voler spezzare la continuità liturgica che la Domenica di Pasqua propone”. Si riconferma, anche in questa occasione, il contributo del poeta vittoriese Emanuele Giudice. Secondo Leggio, Giudice “s’inserisce perfettamente nell’alveo della drammaturgia sacra, con la sua già apprezzata sensibilità poetica e letteraria”.
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