Pta discusso
di Redazione
Giarre – Segnato il destino del Pta di Giarre, su cui pesa l’ombra di favoritismo politico: sarà revocato in autotutela l’appalto alla società di cui è titolare il ginecologo Melchiorre Fidelbo, marito della senatrice Anna Finocchiaro, capogruppo Pd a Palazzo Madama.
Il provvedimento farà seguito alla riunione della Commissione regionale Sanità convocata dal presidente Giuseppe Laccoto per dopodomani, mercoledì, alle 11: all’ordine del giorno il contestato affidamento diretto alla Solsamb srl per l’organizzazione e informatizzazione del Pta (presidio territoriale assistenziale) di Giarre . Una procedura che ha mandato su tutte le furie l’assessore- magistrato Massimo Russo determinato ad adottare “misure idonee al ripristino della legittimità”.
Sulla sua scrivania è pervenuta infatti la relazione degli ispettori regionali, Duilia Martellucci, responsabile del Servizio 3 e Paolo Barone, responsabile dell’area 1. Alla vigilia di Natale hanno depositato le loro conclusioni, che naturalmente rilevano profili censurabili sull’iter seguito nel 2007 dall’allora Ausl 3 (oggi Asp) di Catania, anomalie denunciate già all’indomani della solennizzata inaugurazione a luglio scorso.
Mercoledì i deputati approfondiranno i vari aspetti, nell’ambito del potere di vigilanza sulla sanità siciliana, ma l’esito sembra scontato; cioè il provvedimento formale dell’assessore.
Gli ispettori evidenziano la violazione del normale percorso di gara pubblica, secondo la disciplina dettata per i “Contratti pubblici di lavori, servizi e forniture nei settori ordinari”. Il punto nodale è costituito proprio dall’iter di scelta del privato, la Solsamb srl che con una convenzione siglata dall’Azienda sanitaria provinciale di Catania guidata da Giuseppe Calaciura, il 30 luglio 2010 si è visto affidato il servizio da 350 mila euro l’anno, per cinque anni (poi ridotti a tre). Un’assegnazione risalente al novembre 2007 col via libera al Consorzio Sd@ (composto da Dipartimento di anatomia dell’Università di Catania, dalla Tnet Italia srl e dalla Solsamb srl) che ha sorpreso intanto per la velocità con cui si è mossa la machina burocratica: in pochi giorni tutto esitato favorevolmente. Ad insaputa, pare, dell’allora assessore regionale Roberto Lagalla: informati i suoi uffici, non lui.
Un progetto rivisitato e aggiornato nel tempo perché tra la conferenza di servizio che autorizzava l’affidamento e il momento dell’avvio, sono intervenute modifiche relative all’originario progetto “Case della salute” previsto da norme ministeriali.
Alla fine è solo una delle componenti di quell’originario Consorzio SD@, e cioè la Solsamb, a premurarsi di adeguare la proposta alla nuova normativa. Si arriva così al maggio 2010, con la delibera del Consorzio che riconosce alla srl tutti i proventi discendenti dal progetto.
Il 30 luglio l’autorizzazione alla stipula della convenzione tra Asp di Catania e Solsamb.
Perché tale affidamento ? C’erano quei motivi rigorosi imposti in caso di deroga al divieto di esternalizzazione dei servizi, altrimenti esclusa dalla legge regionale 14 aprile 2009 ?
E la srl di Fidelbo era l’unica con quei requisiti?
Gli ispettori sottolineano la carenza di motivazione, genericamente indicata in un “insieme di lavori complesso e delicato” e di “caratteristiche tecniche particolari”. Mentre per l’esternalizzazione occorre un provvedimento adeguatamente motivato del manager, vagliato dall’assessore e dalla Corte dei conti. Che non c’è stato.
Poi si dovrebbe dimostrare che un determinato soggetto sia l’unico imprenditore nella Comunità a disporre del know how necessario per eseguire quella prestazione; non basta un’indicazione generica di complessità.
Ci sono pure altri rilievi: errori nel business plan quanto a costi e durata.
Costi: per il servizio l’Azienda sanitaria avrebbe pagato 1.690.000 (Iva compresa) nei cinque anni, totale ricavato sommando le varie voci mentre nel business plan risulta un ammontare complessivo di un milione 510 mila (Iva compresa). Insomma un valore di rilevanza comunitaria che non rientra tra i casi di esclusione. Durata: il periodo di fornitura dei servizi, pur essendo di cinque anni, viene autorizzato per un anno. Con altra incongruenza perché nella convenzione firmata si quantifica poi la durata del progetto in anni tre.
Da qui la scure dell’assessorato pronta ad abbattersi sulla Solsamb società che opera prevalentemente nell’ambito informatico.
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