Il grande attore premio Oscar aveva 95 anni
di Redazione
San Diego, California – Lutto nel mondo del cinema. È morto a 95 anni Robert Duvall, uno degli ultimi grandi attori classici americani. Lo ha annunciato su Facebook la moglie Luciana Pedraza: «Per il mondo era un attore premio Oscar, un regista, un narratore. Per me era tutto. La sua passione per il mestiere era eguagliata solo dal profondo amore per i personaggi, per un buon pasto e per lo stare al centro della scena».
L’attore americano è deceduto domenica 15 febbraio nella sua abitazione di San Diego in California, come ha annunciato sua moglie Luciana Pedraza su Facebook. «Circondato dall’amore, ieri abbiamo detto addio al mio amato marito, prezioso amico e uno dei più grandi attori del nostro tempo.
Bob si è spento serenamente a casa sua, circondato dall’affetto e dal conforto», ha scritto sua moglie sul social network. «Per il mondo, era un attore premiato con l’Oscar, un regista, un narratore – ha aggiunto la moglie – Per me, era semplicemente tutto. La sua passione per la sua arte era pari solo al suo profondo amore per i personaggi, per un buon pasto e per l’arte di intrattenere in salotto. In ciascuno dei suoi numerosi ruoli, Bob si è dato completamente ai personaggi e alla verità dell’animo umano che incarnavano. Così facendo, lascia a ciascuno di noi qualcosa di duraturo e indimenticabile. Grazie per gli anni di supporto che gli avete dimostrato e per averci concesso il tempo e l’intimità necessari per celebrare i ricordi che lascia dietro di sé».
Nato a San Diego in California, Duvall aveva conquistato la prima delle sue sette candidature agli Oscar nel 1973 per il film di Francis Ford Coppola sulla mafia nel cui cast era entrato già ultraquarantenne. Nel 1984 aveva vinto la più ambita statuetta di Hollywood come miglior attore per la sua performance nel western Tender Mercies – Un Tenero Ringraziamento. Il ruvido naturalismo del suo modo di recitare finì per definire lo stile di una generazione che includeva anche Robert De Niro, Dustin Hoffman e Gene Hackman in film come Network – Quinto Potere e The Apostle – L’Apostolo di cui Duvall curò anche la regia. Duvall non è mai stato famoso quanto De Niro, ma la sua capacità sobria, senza effetti, di calarsi completamente nei personaggi gli valse il rispetto sia dei colleghi sia della critica. In una lunga carriera trovò spazio anche per la tv con parti in Lonesome Dove e Broken Trail che gli sono valse cinque candidature agli Emmy e due statuette. Negli anni ’60 a New York Duvall divideva il suo tempo con altri attori in bolletta: uno era Hoffmann, l’altro Hackman. Il primo memorabile ruolo per il grande schermo fu l’inquietante Boo Radley nel 1962 in Il Buio Oltre la siepe (To Kill a Mockingbird). Anche se la sua carriera faticò a decollare inizialmente, tra l’inizio e la metà degli anni ’70 Duvall trovò la sua dimensione, unendo una recitazione da caratterista fluida e naturale a occasionali, incisive incursioni in ruoli più centrali. Nel 1969 la prima collaborazione con il giovane Coppola nel dramma intimista Un dollaro d’onore (The Rain People), e l’anno successivo ottenne il ruolo di Frank Burns nel M.A.S.H di Robert Altman. Fu anche protagonista del film sperimentale di George Lucas THX 1138 portando nel conmtempo avanti lavori interessanti anche a teatro.

Il successo
La svolta fu col Padrino del 1972 in cui Duvall interpretò il paziente e scaltro consigliere tedesco-irlandese dei Corleone, Tom Hagen, ruolo che gli portò la prima nomination agli Oscar e che riprese due anni dopo nel Padrino – Parte II. Un’altra parte memorabile fu nel 1976 in Quinto Potere e tre anni dopo la sua battuta nel ruolo del colonnello Kilgore di Apocalypse Now («Adoro l’odore del napalm al mattino») entrò nei classici del cinema e gli valse la seconda nomination agli Academy Awards. Fu però solo con Il Grande Santini» (The Great Santini), in cui interpretava un padre fanfarone e militarista, che Duvall si affermò davvero come protagonista, ottenendo nel 1980 la prima nomination all’Oscar come miglior attore. L’anno seguente, al Festival di Venezia, raccolse consensi al fianco di Robert De Niro in Confessioni Vere (True Confessions). Poi, nel 1984, la sua interpretazione silenziosa e minuziosa in Un Tenero Ringraziamento, diretto da Bruce Beresford, gli valse l’Oscar come miglior attore protagonista.
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