Cultura
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21/11/2010 10:06

Sampieri, le condizione al centro e al perimetro

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La lunga stagione sviluppista ha depositato anche a Sampieri delle incrostazioni culturali

di Pasquale Bellia

Un desiderio possiede, con sempre maggiore urgenza, il pensiero della città: rappresentare quadri di coerenza e rapporti fondativi tra attività umane, luoghi e architetture per sottrarli – forse o speriamo – alla erosione esogena di modelli senza tempo, alla decontestualizzazione e allo spaesamento. Urgente, perché consapevole della irreversibilità, non tanto o solo delle aggiunte edilizie in senso assoluto, quanto delle lesioni o fratture che molte di queste producono nelle strutture profonde e durevoli della città e del territorio.

 

La lunga stagione sviluppista ha depositato anche a Sampieri delle incrostazioni culturali che riportano inesorabilmente la concezione del territorio a quella di un insieme di fatti tra loro separati che, da qualche anno, include anche aspetti della storia e dell’ambiente.

 

Il Borgo, la Fornace, il lungomare, la bassa e caratteristica compagine edilizia del piccolo centro, sono partecipi di un disegno urbanistico articolato e coerente. La progettualità più diffusa ed accettata, propone da qualche anno condizioni di improbabili sviluppi, speculando su determinate parti e abbandonando delle altre. Barattando pericolosamente valori durevoli e rinnovabili, con improprie trasformazioni irreversibili in nome di un promesso progresso, rivelatosi oggi effimero e solo distruttivo di equilibri millenari.

 

Il Piccolo Centro è oggi collezione di luoghi discreti, deposito di rinnovati significati che brillano se accostati a tutto il nuovo connotato dal distacco. Distacco delle forme dalle funzioni, delle tecniche costruttive dai materiali, dal valore assegnato ai luoghi a quello impresso nella memoria collettiva a quello perso nelle attuali trasformazioni.

 

L’assenza invernale della figura umana, rende il paesaggio metafisico e l’architettura una pura astrazione, dove si avverte un minaccioso ed incombente silenzio, come un presagio di qualcosa in fieri. Se nel Centro le facciate delle case sono quinte di una scenografia nobilitata dal tempo, le propaggini esterne testimoniano lo smarrimento dell’abbandono dei relitti alla deriva, tra brani residuali di campagna e fabbricati sparsi casualmente e tristemente nello spaesamento.

 

Così appare il Centro di Sampieri, sospeso in una soggettiva da sogno quasi fosse un passato.

 

 

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Foto Pasquale Bellia

Dicembre 2009