Spazio alle visioni oniriche della perduta città di Alcanar
di Elisa Mandarà
Scicli – Viaggia nel nero della notte la Regina senza nome, un nero interrotto liricamente dall’oro lucido delle vesti, dal profilo appena intravedibile del cavallo bianco che la porta. Non indoviniamo direzioni e ragioni del suo andare, né l’accento dei suoi occhi, perché l’immagine che stiamo osservando ci cala nel regno arcano del sogno, ove tutto è possibile e la ragione è superflua. Come la regina, vivono in una misura onirica i restanti personaggi che affollano la galleria di Andreu Reverter Sancho, ospitata a Scicli da Bartolo Piccione nello spazio espositivo Koiné.
Figure recuperate da una mediterraneità larga, estesa ai tre continenti che condividono lo spazio geografico, culturale e immaginativo del mare nostrum. Andreu li ha visitati, materialmente ed artisticamente, portando quale bagaglio personale la sua Alcanar, città di frontiera che si erge tra la Valencia e la Catalogna. Un luogo traboccante di un passato mescidato quanto quello siciliano, del quale condivide l’alternanza, nei secoli, di dominazioni e civiltà molteplici.
“Viaggia attraverso il Mediterraneo”, scrive Bartolo Piccione di Andreu, “ritornando sempre alla propria terra di origine in direzione oriente, per ritrovare le tracce ed i riti, e forse anche i fantasmi dei propri antenati; in questo viaggio appassionante e catartico abbraccia luci ed ombre dei rituali del passato più profondo ed occulto, entrando con esso in una danza suggestiva”.
In un itinerario delle meraviglie, che ha tesaurizzato anzitutto la storia del proprio paese, Andreu ha toccato regioni distanti dell’Europa, dell’Africa, dell’Asia, intrecciandone destini e immagini secondo un fil rouge di ordine antropologico ed estetico. ‘Occasione’ della collezione sono le feste secolari del Nordafrica, del Medio Oriente, del nostro Sud e poi, naturalmente, della tradizione fortissima iberica. Vi cogliamo intatte le componenti di folklore, di colore, quindi religiose, queste particolarmente vistose nella fissità sacrale dei riti. Quasi che provenissero da una memoria sospesa tra favola e reale, tra sogno, si diceva, e veglia. Pertanto, in perfetta coerenza estetica con la dimensione altra in cui Andreu intende calare un soggetto piuttosto comune (come idea di partenza), quanto crea l’artista spagnolo è una sequenza di opere sospese in voluta ambiguità tra fotografia e pittura, tra descrizione mimetica del dato reale puro e sua immaginifica trasfigurazione. Opere tecnicamente realizzate quali foto analogiche, ma stampate su tela e sovradimensionate, a suggerire esplicitamente la contaminazione di linguaggi diversi dell’arte, dell’esattezza fotografica con le reinvenzioni poetiche di cui è capace la pittura.
“Attraverso un gioco di luce e movimento Sancho tende quasi a cancellare quel confine che separa la pittura dalla fotografia, regalandoci emozioni e sensazioni che ci riconducono in un tempo lontano impregnato di romanticismo e classicità”: così Claudia Ciacera, curatrice della mostra, sintetizza la pittoricità della fotografia di Andreu Reverter Sancho, che, secondo la lettura lucida di Sandro G. Franchini, compie un viaggio “in quella dimensione fuori tempo e senza spazio che solo la poesia e l’arte sanno scoprire”. Arte e poesia in una antologia di sequenze sfocate, velate di doppiezza, complice il frequente notturno, inquadranti cavalli e cavalieri, contadini e principi, fanciulle settecentesche impegnate in “Devozioni funebri”, e, lungo composizioni sempre sontuose, “Polveri azzurre” sollevarsi dalla terra al cielo, dalla povera verità all’infinito generoso dell’illusione.
La Sicilia
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