Cultura
|
31/01/2008 21:32

Sandro Spadola, storia del Caffè Moak

di Redazione

Un filo diretto col barista, fino a farlo sentire parte integrante dell’azienda.

Sandro Spadola è Direttore Generale di Caffé Moak dall’inizio degli anni novanta ed è affiancato da qualche anno dalla sorella Annalisa, che si occupa della comunicazione aziendale. Insieme al padre Giovanni, fondatore e Presidente di Moak, gestiscono l’azienda di famiglia.

Qual è il segreto di Caffé Moak? “La ricerca continua della qualità del prodotto, che noi perseguiamo con strumenti e tecnologie che, unici in Sicilia, possediamo –spiega Sandro Spadola-. In base alla nostra filosofia aziendale, formiamo i baristi spiegando loro come trarre la massima qualità dal prodotto, trasmettendo loro il senso della nostra passione, perché solo quando si ama il proprio lavoro si ottengono grandi risultati. Questa regola del nostro agire quotidiano è uno dei segreti di Moak e di chi sceglie il nostro caffé”.

E così Moak è diventato un brand di successo, perché negli anni è riuscito, grazie a una strategia commerciale vincente, a essere percepito e vissuto semplicemente non come un buon caffé, ma come un caffé buono.

Tremilacinquecento bar fidelizzati fuori dalla Sicilia, terra in cui Moak è leader da anni – un record – ma la miscela segreta di questa azienda sono il management, la pervicacia nella ricerca del perfezionamento del prodotto, e la customer satisfaction, “quella dei dipendenti prima ancora che dei consumatori”, precisa Sandro Spadola con fare spiazzante.

In che senso? “Nel senso che il consumatore finale potrà essere soddisfatto della qualità del prodotto solo se chi lo produce, lo confeziona, lo trasporta sarà soddisfatto del lavoro che fa. E noi siamo molto attenti alla qualità della vita professionale dei nostri collaboratori. I dipendenti dell’azienda, i nostri clienti baristi non sono numeri, ma persone, con un nome e un cognome. Per questo facciamo decine di corsi di formazione del personale. Se in azienda c’è un sentimento diffuso di appagamento esso non potrà che essere proiettato all’esterno, nella qualità finale del prodotto”.

Quanto conta la presenza di tuo padre Giovanni in azienda? “Papà è una presenza carismatica, che infonde fiducia a tutti. Chi tra i nostri collaboratori ha visto gli albori di questa azienda è legatissimo a mio padre, perché è una persona che non ha mai smesso di mettersi in gioco e di porsi in discussione. Pensate, partecipa ai corsi di formazione dei dipendenti! E dimostra continuamente intuito, capacità imprenditoriale ed approfondita conoscenza del mercato, inteso sia come prodotto finito che come materia prima. Una qualità che ha permesso all’azienda di crescere e di proiettarsi in avanti. E’ l’incarnazione dell’azienda.”

Gli obiettivi? “In dieci anni abbiamo raddoppiato il fatturato, speriamo di fare altrettanto nei prossimi cinque, sei anni, mantenendo fede alla nostra tradizione di serietà. Nel 2001 abbiamo inaugurato la nostra filiale a Milano, oggi siamo presenti in duecento bar nella capitale economica del paese, in cento paesi nel mondo,  perseguendo un obiettivo: crescere lentamente ma con affidabilità, diventando partner sicuro per chi sceglie Moak e il suo caffé”.