Attualità
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24/08/2011 00:32

Santa Croce, il sindaco libera Torre di Mezzo

Marcia indietro

di La Sicilia

Santa Croce Camerina – La battaglia contro le catene a mare inizia a riportare le prime vittorie. E’ infatti di ieri la decisione del primo cittadino di Santa Croce, Lucio Schembari, di emettere un’ordinanza per liberare l’accesso alla storica torre di Torre di Mezzo.

A seguito delle reiterate denunce a mezzo stampa, quel tratto di strada tornerà ad essere percorribile anche coi mezzi fino al cancello già installato da anni che, comunque, continuerà ad assicurare la cintura attorno alla torre dell’omonima zona. Ma per quanto riguarda le responsabilità sulla chiusura degli accessi all’arenile della vicina frazione di Punta Braccetto Schembari rimanda le accuse al mittente. 
“Quella fascia ricade pienamente nel territorio di Ragusa – afferma Schembari – per ciò che concerne Santa Croce, ovvero la chiusura di Torre di Mezzo, i provvedimenti sono già stati presi. Le altre zone segnalate su Punta Braccetto non sono competenza del Comune di Santa Croce”. 
«Liberata» Torre di Mezzo dal giogo, «l’assedio» continua a Punta Braccetto dove, intanto, la chiusura di alcuni accessi al mare permane, e con essa le proteste di chi ha segnalato il problema e di chi si è accodato alla schiera del dissenso. Anche il presidente regionale degli Ecologisti democratici siciliani e segretario del PD di Comiso Gigi Bellassai scende in campo per contrastare il fenomeno. 
“La spiaggia e il mare sono pubblici, un bene di tutti che deve essere accessibile e fruibile universalmente senza limitazione alcuna – afferma Bellassai in una nota – non possono essere accettate catene e sbarramenti che impediscono di raggiungere la spiaggia e i servizi presenti. A Punta Braccetto si è raggiunta la situazione paradossale di avere oggi solo una strada libera per raggiungere un arenile lungo quasi un chilometro. Una situazione insostenibile che crea una insopportabile disparità tra i pochi residenti privilegiati e le migliaia di pendolari che raggiungono la località balneare e trovano tutti i varchi ‘incatenati’ e quindi sono impossibilitati ad accedere con qualsiasi mezzo, anche se solo per accompagnare un anziano o un portatore di handicap sono costretti a chiedere il permesso ai proprietari delle seconde case che hanno privatizzato, sbarrato, bloccato abusivamente le viabilità pubbliche di accesso. Per non parlare dei mezzi di soccorso costretti a rallentare la loro azione a causa delle catene di sbarramento con grave detrimento per la sicurezza pubblica”. Bellassai invoca una mobilitazione dell’opinione pubblica che possa fare arrivare ad una class action, cioè un’azione legale collettiva, per fare leva sul problema in massa.