Attualità
|
26/02/2008 14:50

Sarà l’autonomismo leghista, siciliano e lombardo, a decidere il voto?

di Redazione

Resta in prima pagina la politica siciliana. Mai capitato prima d’ora. Ieri i leaders del centrodestra hanno enfatizzato l’accordo con l’MPA di Raffaele Lombardo. Grazie all’intesa, il leader del PDL, Silvio Berlusconi, ha potuto affermare che con il patto siciliano il centrodestra si sarebbe assicurato anche la maggioranza al Senato, che l’attuale legge elettorale consegna a chi ottiene più voti su area regionale. La candidatura unica di Lombardo alla Presidenza della Regione, sulla quale si è costruita l’alleanza, avrebbe consegnato il successo elettorale nelle politiche nazionali alla coalizione di centrodestra.

I sondaggi concedono al PDL un buon vantaggio – da sei a otto punto – rispetto al PD di Walter Veltroni, un vantaggio che il patto siciliano renderebbe più cospicuo. Ma le incognite non mancano sia in Sicilia sia nella Penisola.
Cominciamo alla Sicilia. Berlusconi ha ottenuto da Gianfranco Miccichè un passo indietro sulla candidatura alla Presidenza della Regione ma non lo ha affatto convinto. Miccichè alimenta l’incertezza con una serie di dichiarazioni che mantengono alta la tensione nell’area politica di appartenenza e permettono al suo blog di alzare l’audience e diventare uno strumento importante alla vigilia elettorale. Già, perché in Sicilia la rete è entrata a far parte della contesa elettorale a pieno titolo. E Miccichè già da tempo affida ad essa un ruolo di primissimo piano. Il suo blog è visitato grazie al fatto che dal suo blog lui “spara” alzo zero le sue dichiarazioni, notizie, umori ed ogni altro.
I dirigenti del suo partito si arrabbiano? Poco male, il ritorno del gran parlare che si fa di ciò che dice, lo ripaga dei malumori che le dichiarazioni destano. Si è fatto i conti, sul piatto della bilancia pesano di più i valori della rete.

Se dovessimo disegnare il grafico delle dichiarazioni rese da Miccichè attraverso il blog, dovremmo rappresentarlo come un elettrocardiogramma di un cuore scompensato da continue fibrillazioni. Insomma un cuore malmesso. Miccichè è passato da un tenace marcamento ad uomo del Presidente della Regione, Cuffaro, dalle accuse al cuffarismo, alle ragioni di una rivoluzione siciliana capace di spazzare via la classe dirigente ex democristiana della Sicilia, e da qui alla decisione di non arretrare di un passo sulla candidatura alla Presidenza della Regione. Poi ha perorato la causa di Stefania Prestigiacomo, alla quale ha affidato la “discontinuità” utile per la realizzazione della rivoluzione.

Successivamente ha riferito di avere accettato l’intesa raggiunta dal suo leader con Raffaele Lombardo, giacché essa affidava a lui, e non ad altri, il ruolo di garante delle cose siciliane. Che significa? Micciché è stato esplicito: avrebbe scelto lui la rappresentanza del governo da affiancare a Raffaele Lombardo. Insomma avrebbe realizzato la rivoluzione ugualmente, nonostante ad attuarla ci fosse il Nemico della rivoluzione. A questo punto sia i dirigenti del PDL, ex forzisti, quanto lo stesso Lombardo hanno messo i puntini sulle “i”, come si diceva una volta. I primi gli hanno fatto sapere che riconoscono a Berlusconi e non ad altri quel ruolo, Lombardo ha detto pressappoco la stessa cosa – “io mi garantisco da solo”- ed ha aggiunto dei piacevoli aneddoti sulla strenua volontà del suo ex competitor di accedere alla carica di Presidente della Regione, addebitandogli addirittura una “supplica” a lui rivolta per coronare il sogno.

Il peccato di vanità, dunque, Miccichè l’ha pagato (ma si tratta di vanità?). Avrebbe potuto fare diversamente? Forse no, una exit strategy avrebbero dovuto consentirgliela. Invece, niente. Vantaggi nemmeno ai malmessi, si diceva una volta, per usare un eufemismo.
Finisce qui? Nient’affatto. Miccichè fa sapere attraverso il solito blog che la sua voglia di rivoluzione non è stata affatto appagata dall’intesa appena raggiunta con l’MPA, che la sua lista di rivoluzionari è in pool position o quasi e che sta meditando anche la possibilità di candidarsi (se non abbiamo capito male).
Affermare che si guardino in cagnesco nel centrodestra è come sfondare una porta aperta.

Lombardo, intanto, sembra badare sempre meno alla evoluzione del pensiero di Miccichè e sempre di più alle questioni elettorali, raggranellando pezzi di elettorato con la nascita di piccole formazioni. E’ la sua vecchia tattica, collaudata a Catania e poi esportata: più liste, più voti. Stanno per scendere in campo movimenti di pensionati, una lega lombarda, i consumatori ed altro. L’MPA nacque così con liste di categoria, medici, infermieri eccetera, che diedero al Movimento un peso elettorale notevole nel capoluogo etneo.
Lombardo è una macchina da voti. Le sue chances di successo sono alte.
L’enfasi del cavaliere sul patto siciliano, e non solo l’enfasi, ha suggerito a Walter Veltroni di occuparsi dell’MPA. Nella sua ultima conferenza stampa ha espresso perplessità su un progetto politico, quello del centrodestra, che si affida alle Leghe per governare (Lega Nord, MPA). Più che un paese federato, afferma, le Leghe fanno sospettare un Paese spaccato.

Quanto contano questi ragionamenti quando si scende sul campo? Niente o quasi.
In Sicilia la multicampagna elettorale travolgerà tutto. Non ci sarà tempo né voglia, né ragioni per i programmi. Prevarranno le parole d’ordine, i proclami, gli affidavit, i tazebao.
La Sicilia avrebbe potuto legittimamente aspirare ad un confronto sulle cose da fare.
Provate a convertire il blog a questa necessità.
Il blogger vive di adrenalina.

 Fonte: Siciliainformazioni.com