Cronaca
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03/01/2011 00:24

Sbranate altre pecore, scagionato il cane molosso, si cerca la pantera

Punto e accapo

di Redazione

Pantera
Pantera

Santa Maria di Licodia – Un nuovo caso di ovini sbranati nella notte di Capodanno riapre il giallo a Santa Maria di Licodia. Il meticcio catturato nei giorni scorsi in quanto ritenuto colpevole delle precedenti aggressioni stavolta non può essere stato, perché si trova ricoverato in un canile. Che tipo di animale predatore si aggirerebbe, dunque, tra gli alberi e i cespugli della macchia mediterranea di contrada Faro? 
Il mistero adesso si fa fitto. Il livello di guardia è alto da circa due settimane, cioè dall’improvvisa quanto inspiegabile strage che conta giorno dopo giorno pecore di diversi allevatori sbranate: almeno 24 quelle trovate prive di vita e orrendamente dilaniate, alle quali si sommano i 5 capi dell’ultima notte dell’anno. 
Ma gli attacchi sono stati molti di più. E non hanno interessato solo ovini, ma anche un altro cane e galline. Il perché dell’«inspiegabile» ecatombe di capi d’allevamento, localizzata nell’area di Schettino, è presto detto. 
La notizia è giunta dopo l’avvistamento di un curioso animale, simile ad un felino, che transitava sul ciglio della strada, la provinciale 85, da parte di due uomini appartenenti alle forze dell’ordine, liberi dal servizio. La prima descrizione, elaborata sulla base delle testimonianze, è stata quella di un giovane puma dal manto nero o di un cucciolo di pantera. Così è partita la macchina operativa interforze della caccia all’animale nero, che ha seminato il panico nei centri ai piedi dell’Etna.
L’incubo sembrava giunto all’epilogo dopo la cattura di un molosso di circa 40 chili, dal manto scuro lucido, le fauci pronunciate e i denti particolarmente aguzzi. Dai primi accertamenti effettuati, (altri sono ancora in corso) era emerso che i violenti e sanguinosi attacchi potevano essere stati portati a termine dal cane inselvatichito. Le impronte lasciate dall’autore delle razzie sul terreno, infatti, apparivano compatibili con quelle del cane messo in gabbia, così come le fauci e l’arcata dentale sembravano coincidenti con le ferite riportate alla gola dalle povere pecore. 
Ma i dati di fatto delle ultime ore, hanno rimesso in gioco tutte le ipotesi. Gli inquirenti sono cauti, visto il caso delicato e preferiscono far trapelare poco o nulla in merito al «mistero di Natale».
Ma tra la gente avanza l’ipotesi, all’apparenza assurda, della presenza di un animale pericoloso, forse un felino. Troppi indizi che, se pure non costituiscono una prova, adesso hanno messo in allarme pure i più scettici. 
Intanto le trappole fotografiche, piazzate nei punti sensibili del territorio, al momento pare non abbiano portato a nulla. 
In campo, giorno e notte, sono rimasti uomini dell’Arma dei carabinieri, del Corpo forestale della Regione Siciliana, della polizia provinciale, del servizio veterinario dell’Asp e dei vigili urbani, come disposto dalla Prefettura di Catania. Il monitoraggio dell’area, per un raggio di circa cinque chilometri dal luogo dell’avvistamento, è costante.
Rimane alta la tensione e lo stupore degli allevatori della zona: mai accaduto nulla di simile.
E nelle loro menti, mettendo da parte i rilevanti danni economici alla propria attività, c’è spazio solo per il raccapriccio provato davanti certi atroci spettacoli. Le povere prede riportano un ampio squarcio all’altezza della gola e graffi lungo la schiena. Sulle carcasse degli animali morti sarà effettuata domani l’ispezione da parte dei veterinari dell’Asp, che stanno seguendo il caso.
Secondo notizie non ufficiali, inoltre, sarebbero scomparsi altri sette capi di bestiame dal casolare che subì la razzia la notte di Natale.
Sembrerebbe un giallo a puntate e invece è la realtà. Intanto, in attesa di nuovi riscontri precisi, regna la cautela e proseguono i sopralluoghi. Una cosa sola è certa: il caso non è chiuso.