Gaf, ovvero Giovane Arte Fiera
di Lucia Nifosì
Scicli – Si è scritto Scicli come Montmartre. Se ne è parlato come di un grande atelier all’aperto. Tutto vero. La GAF, Giovane Arte Fiera, ha portato l’estate in città in quattro giorni, durante i quali il tepore ha cominciato a scaldare la pietra, ha spinto la gente a uscir di casa e i viaggiatori a scoprire la città complice il Ponte della Festa della Repubblica, l’aria si è riempita di un profumo diverso e una dolce corrente ha attraversato i vicoli, le piazze i colli della città.
Un atelier all’aperto o, anche, una superba mise en abime, dove la città ha fatto da cornice a un moltiplicarsi di opere d’arte al suo interno. Un’opera d’arte totale: le chiese, i palazzi storici, le gallerie cittadine, cinquanta giovani artisti siciliani e non, pittura, scultura, video, installazioni fotografia, musica, collezionisti, appassionati, cittadini, visitatori tutto ha contribuito alla magia di un grande evento corale voluto dal Gruppo Asterisco e realizzato grazie alla sinergia tra pubblico e privato con il coordinamento di Antonio Sarnari e di Tecnica Mista.
Tanti gli spazi espositivi, tanti i visitatori delle mostre, tante le iniziative della GAF che hanno fatto di Scicli, e non c’erano dubbi, la culla dell’arte in Provincia, una città dove tutto può accadere, e non più o non soltanto, casualmente. Vivere la GAF è stato un po’ come partecipare ad una caccia al tesoro, sentirsi protagonisti di un misterioso giallo, trascorrere un pomeriggio nel Paese delle Meraviglie. I Luoghi dell’Arte sono stati contrassegnati da un asterisco bianco all’ingresso, asterisco che corrispondeva a quello segnato sulle mappe della città distribuite presso le gallerie partecipanti alla GAF. Senza un ordine prestabilito, lasciandomi guidare dai sensi e dai piedi, senza alcuna aspettativa, provando a lasciarmi andare alla meraviglia di chi si trova inaspettatamente all’interno di un grande quadro ho fatto parte della GAF per qualche ora. Ore 18.00 il gioco comincia; l’ora dorata mi porta in cima alla Collina della Croce. Da sola, il silenzio della vegetazione appena mossa dal vento, il Convento, luogo a me particolarmente caro, sembra abbandonato da poco. Si sa che un tempo viveva lassù una comunità di monaci, ora, chissà, di artisti? A giudicare dalle opere che si trovano all’interno della Chiesa e nelle celle dei monaci sì. Le Crocifissioni di Assenza, frammenti di carne che squarciano l’ombra del gesto, crudele, compiuto ai danni di Cristo e del genere umano; i tunnel e le porte chiuse, dense di materia, assorbenti l’aria, di Sergio Spadaro si accompagnano alla leggerezza delle reti metalliche di Galesi o ai percorsi eccentrici di Mario Cantarella. Mappa alla mano, più per calarmi nella parte e per immedesimarmi nell’artistico gioco, torno a valle. Dal silenzio incantato della Croce al brulichìo della città, dalle mistiche celle alle ammiccanti basole del salotto cittadino. Al Caffè Letterario Brancati la controluce della sala di un aeroporto mi rapisce: ombre calibrate, sagome di individui in attesa che sintonizzano lo spettatore sul silenzio piuttosto che sui rumori di una sala d’attesa. L’attenzione all’individuo, ai suoi gesti o ai silenzi, si manifestano in molte opere dei tanti artisti in mostra alla GAF. Capita così che una sottoveste che danza nel vento richiami il mondo della donna che la indossa, che amorevolmente la stende ad asciugare, ne evoca i gesti raccontati in una storia distesa lungo pannelli di alluminio dedicati all’oggetto/soggetto. Dei tre giovani artisti selezionati da Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia Manlio Sacco Espone al Brancati opere di piccolo formato su carta che avvalorano la sapienza tecnica del giovane artista palermitano. Ezio Cicciarella, scultore di Vittoria, ha uno spazio all’interno di Villa Penna: blocchi di nuda pietra costretti, avvinghiati, frenati da corde, legacci, vincoli. Catene che impediscono alla materia di espandersi,di aprirsi, di sciogliersi, metafore della spinta creativa dell’artista, dei suoi blocchi o, più universalmente, delle difficoltà di estrinsecazione dell’essere. Di sicuro impatto visivo l’esercito di figure in maiolica invetriata realizzato da Massimo Cataldi, giovanissimo artista modicano, ed esposto a Palazzo Spadaro. 300 statuette simili ai personaggi del calcio balilla, in tre colori (terracotta, bianco e nero) sono schierati nel salone del palazzo. Il rimando immediato è all’esercito dei Guerrieri di Terracotta scoperti in Cina e risalenti al III secolo a.C che facevano da guardia alla tomba del primo imperatore cinese. Massimo Cataldi ha realizzato, in due anni di lavoro circa, il suo esercito dal titolo Folla Ordinata. Non schiere di fieri combattenti, ma una massa indistinta, generalizzata, allineata e, apparentemente, innocua, innocente; inquietante rappresentazione delle odierne parate, di moltitudini senza volto di quelli che, come canta Frankie Hi NRG “sono replicanti ,sono tutti identici, guardali, stanno dietro a maschere non li puoi distinguere”. Partecipa alla Biennale in corso a Venezia anche Catalin Pislaru, artista moldavo, residente in Italia affascinato da Morandi, Mafai, Pirandello. La sua è una ricerca pittorica di qualità grazie alla materia cromatica che usa nella costruzione o nella destrutturazione di figure e volumi. Da Bucarest, ma residente a Scicli da molti anni, proviene Gabriela Costache. Le sue opere, a Palazzo Spadaro, sono dedicate al corpo femminile:solidi pastelli dal taglio deciso e di una sensualità quasi involontariamente esibita. Il mio tour artistico continua con la Galleria Chiaroscuro e le suggestioni informali di NUT e, via via, con tutti gli spazi espositivi della GAF fino a che tutte le tappe della mia mappa sono state segnate. E’ un peccato che sia l’ultimo giorno e non ci sia tempo per un secondo giro.
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