Una lezione di Paolo Nifosì
di Giuseppe Savà
Scicli – Per festeggiare San Bartolomeo nel 1785 l’arciconfraternita del Santissimo Crocifisso di Scicli spese 960 onze. Quante ne sarebbero bastate per costruire una chiesa di piccole dimensioni. A Scicli per la festa del 24 agosto la confraternita fece rappresentare il Demofoonte di Metastasio, che quell’anno andò in scena a Vienna, Madrid e Scicli appunto.
Paolo Nifosì con rapide pennellate racconta la storia della confraternita.
La chiesa custodisce un calice, a firma di Giuseppe D’Angelo, uno dei più bravi argentieri del Seicento. Dieci anni fa un suo pezzo fu battuto da Sotheby’s, a New York, al prezzo di un miliardo di vecchie lire. E se la facciata della chiesa (una esplicita rilettura del San Giorgio di Ragusa Ibla di Rosario Gagliardi, opera del 1730) risale al 1800-1815, le vicende dell’architettura interna dell’edificio ecclesiastico si consumano tra il 1752 e il 1780. L’arciconfraternita nella commissione degli stalli lignei laterali dell’altare centrale si rifà ai modelli viennesi, segno dell’attenzione e della modernità con cui si pensava alla nuova chiesa. E se il primo presepe di San Bartolomeo, quello del 1575, di cui oggi non resta traccia, entra a pieno titolo nella storia del presepe europeo come il primo presepe dell’isola in ordine di tempo, quello del Padula, realizzato duecento anni dopo, rappresenta una rara testimonianza anche etnografica della Scicli e della Sicilia del Settecento, in un filo di continuità storica col presepe cinquecentesco.
Nella chiesa, spiega Paolo Nifosì, è possibile rintracciare una ventina di stemmi tra le tele e gli altari, segno della presenza di almeno altrettante famiglie di committenti, disposte a spendere onze su onze per rendere più bella la chiesa, in una gara di eterna competizione con Santa Maria La Nova.
Un dato sociologico dà la misura di quanto il sentimento religioso fosse preminente in quella società: solo nell’anno liturgico del 1757 la chiesa di San Bartolomeo deve officiare 9700 messe perpetue e il corpo religioso non è in grado di sostenere questi ritmi dettati dalla pietà per i morti.
Il Bartolomeo qui omaggiato è quello che i testi sacri identificano in Natanaele e che il Cristo conquistò dicendogli: “Prima ancora che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto sotto il fico”. Che cosa fosse avvenuto sotto quel fico rimarrà un segreto tra l’apostolo e il Messia. Dopo quel breve colloquio Bartolomeo-Natanaele manifestò la sua adesione incondizionata a Cristo: “Maestro, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re di Israele!”. E Gesù: “Tu credi perché ti ho detto: lo ti ho visto sotto il fico. Vedrai cose maggiori di queste”.
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