Attualità
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18/12/2008 16:27

Scicli, il paesaggio non è del signor Sindaco

di Redazione

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Le lottizzazioni – oggettivamente orrende – dei villaggi turistici, hanno avuto il merito di sollevare alcune questioni sin qui note a pochi, ma che continuiamo ad ignorare:

a) il caso non è affatto isolato, neppure a Scicli. Ve n’è una costellazione di brutture che sono soprattutto case di vacanze temporanee. Per paradosso, l’edilizia che servirebbe – economica e popolare – è ridotta in Italia al 4 per cento, contro il 25 delle medie europee, così gli immigrati e i nuovi poveri, finiscono in bocca alla speculazione più nera, con tutto quel che segue;

b) l’articolo 9 della Costituzione (“la Repubblica tutela il paesaggio della Nazione”) è stato ripetutamente sforacchiato, in Sicilia in particolar modo, ma anche in tutta Italia. Soprattutto con leggi regionali si è elevato il Comune a rappresentare tutta la Repubblica nel ruolo di tutore di se stesso (figuratevi, conoscendo i soggetti) e del suo territorio;

c) ciò ha sviluppato negli amministratori e negli abitanti, un’idea radicalmente sbagliata: pensano, cioè, che quel territorio e quel paesaggio – anche se patrimonio mondiale Unesco – sia “il loro” e non dell’umanità, quella vivente e quella a venire e che quindi ci possano fare quello che vogliono;

d) le Soprintendenze – anche perchè indebolite nei mezzi – sono state spesso molto accomodanti  soprattutto dopo che il Codice Urbani per i Beni culturali ne ha, in modo disastroso, ridotte le funzioni e il potere di veto, di bocciatura.

In conclusione, non abbiamo più “la Repubblica” intera a presidiare e a tutelare il paesaggio della Nazione tutta, cioè lo Stato assieme a Regioni, Province e Comuni. Abbiamo il solo Comune, controllore di se stesso, con un potere decisamente indebolito dell’organismo tecnico-scientifico delle Soprintendenze. Profondamente sbagliato!

A dire il vero, il ministro Buttiglione aveva in parte corretto il codice del suo predecessore Urbani, restituendo poteri agli organi ministeriali, ma le Regioni hanno insistono nel tenersi, di fatto, fuori e nel sub-delegare i Comuni con discorsi di una demagogia populistica davvero disarmanti. 

Se il territorio del comune di Scicli è sempre più devastato dal cemento – legale e abusivo – la colpa è di tutti. Ma principalmente degli enti più decentrati, più vicini ai problemi del territorio, anche più facili ad essere ricattati dai poteri forti locali: le amministrazioni Comunali. Da soli, non ce la faranno mai a contrastare il fenomeno, oggi di nuovo dirompente, di una edilizia quasi tutta di seconde e terze case nelle zone turistiche più appetite.

I Comuni, da questa “febbre” edilizia, incassano delle belle cifre che in tempi di stretta finanziaria fanno comodo. Hanno dunque un interesse oggettivo a largheggiare in concessioni e a chiudere gli occhi. Senza capire che, in un futuro ormai prossimo, avranno consumato la “materia prima” di un turismo che frequenta quei luoghi finché son belli e li diserta appena diventano brutti. La grande agenzia Future Brand ci assegna ancora il primo posto nel mondo per arte e storia (quella posizione è fissa e cristallizzata perché è valore di un passato), siamo scesi però al decimo per la natura e precipitati oltre il quindicesimo per le spiagge. Andiamo avanti così! Sì, andiamo avanti così e il suicidio, anche economico, sarà garantito. Ma come si fa a non capire questa funesta prospettiva? Si opera nell’interesse privato dei pochi, come se non esistesse domani. Con il nuovo piano … si rinnoverà il disastro? Che incoscienza si prospetta! Lo strumento urbanistico va strutturato a favore del territorio e dei suoi abitanti in risposta a bisogni primari e veri e non dell’insaziabile appetito degli ingordi privati.

Abbiamo dunque in Italia uno dei patrimoni abitativi più giganteschi (oltre 120 milioni di vani, esclusi i milioni di vani abusivi), abbiamo uno dei più alti impieghi di cemento per abitante d’Europa, abbiamo il più elevato consumo di suolo libero (da 100 a 200mila ettari l’anno asfaltati e cementificati): abbiamo la più bassa percentuale di edilizia economica e popolare. Ma le Regioni … stanno proseguendo in una polemica contro i vincoli di piano (vedi coerenza Soru in Sardegna), contro l’azione di salvaguardia delle Soprintendenze e dei vari cultori della non-pianificazione modello Milano.

Una maledizione.

Perché siamo tanto ciechi e cialtroni rispetto ai nostri antenati?

Pasquale Bellia


Nella foto, Sampieri, il molo (ph. P. Bellia)