di Redazione
Qualcuno, nella scorsa legislatura, la chiamò “deframmentazione”.
Volendo indicare quel processo di decomposizione del quadro politico tale da non rendere riconoscibili i partiti, se non attraverso le lenti dei clan, dei gruppi, dei portatori di interessi più impensabili, compresa la necessità di ottenere il trasferimento da un comune del Settentrione d’Italia alla natia Scicli.
Ecco che il quadro politico cittadino è così impalpabile che non vale la pena descrivere: non esiste centrodestra e centrosinistra.
C’è una maggioranza che sostiene il sindaco, un’opposizione diafana, trasparente, inconsistente, senza cifra. Come la maggioranza.
A cosa attribuire tale fenomeno?
All’impoverimento della città.
All’impoverimento di intelligenze, alla evoluzione sociale che porta i diciannovenni ad andare a studiare fuori per non tornare più a Scicli, se non nelle feste comandate.
A fare la politica a Scicli sono una categoria di persone che mostrano limiti d’età, limiti culturali, limiti di interesse, limiti di logorio e di logorrea.
Forse bisogna rassegnarsi a questa lenta discesa della città verso un sentimento di comunità che è proprio di Santa Croce Camerina, Chiaramonte Gulfi, piuttosto che di Modica, Ragusa.
E’ un fatto generazionale che condanna Scicli a essere sempre più, e sempre meglio (le vicende della discarica e dell’ospedale lo confermano) periferia di Modica.
Giuseppe Savà
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