Cultura
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03/08/2009 00:21

Sciclipress intervista Franco Causarano

di Lorefice Cirica

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Scicli – Franco Causarano, direttore del Giornale di Scicli e componente del Movimento Culturale Vitaliano Brancati.


“Il segreto per la buona informazione sulla carta stampata è rispettare chi legge”
“L’amministrazione Venticinque ha distrutto la via all’eccellenza che si era avviata, per lo sviluppo culturale e turistico di Scicli, con le passate amministrazioni”
Professore Causarano, oltre trent’anni di Giornale di Scicli e Movimento V. Brancati. Com’è stata questa avventura?
Una bella avventura. Io dico sempre che non ci siamo annoiati, anzi abbiamo vissuto e continuiamo a vivere le cose che ci piacciono e soprattutto cerchiamo di coinvolgere, in tali cose, tutti gli altri. Non è stato sicuramente facile, in particolare agli inizi, però quando le cose diventano più difficili cominciano a piacere sempre di più, soprattutto in un ambiente come quello di Scicli, che era un ambiente radicalmente diverso da oggi: vi era il “deserto”, pochi punti di aggregazione rappresentati  dalle parrocchie e dalle sezioni di partito che allora funzionavano, che comunque non riuscivano a soddisfare a pieno le esigenze culturali che pian piano sorgevano nei cittadini. Per la verità è stata un’esperienza che è cresciuta da sola, in quanto all’inizio non vi era un piano preciso o degli obiettivi da perseguire. Sostanzialmente è stata un’avventura, che continua tutt’ora, senza finalità precise ma che appunto derivavano da un nostro bisogno di vivere in maniera più attiva, più creativa e più rispondente a quelle che erano le nostre aspirazioni di cittadini di una piccola comunità del sud.
Qual è l’elisir di lunga vita per un periodico di informazione locale?
La serietà. Anche la notizia più banale, che può sembrare la più stupida, deve essere data in modo serio, nel senso che si deve rispettare chi legge. Questo consiglio ci venne dato da Piero Guccione, quando si avvicinò al Giornale di Scicli, raccomandandoci di essere sempre seri per una città come Scicli, cosi come il Corriere della Sera lo fosse per l’Italia. Sostanzialmente l’elisir di lunga vita può essere, appunto, la grande serietà nel fare informazione.
Ha ancora senso fare informazione sulla carta stampata?
Certo. Oggigiorno ci sono ormai tante altre forme di informazione senz’altro utili; tuttavia continuo a credere, anche per il futuro, nell’informazione sulla carta stampata. Ha un suo fascino, ha un suo ruolo che rimane e che forma. Con la carta stampata si possono fare tantissime cose: vi si può creare, giocare, dare un’informazione visiva ma allo stesso tempo piena di riferimenti. Tutto ciò lo si può fare con l’informazione sulla carta stampata. ma non con quella veloce e immediata.
Oggi Scicli può vantarsi di avere degli importanti beni monumentali ristrutturati e pronti alla pubblica fruizione. Come dovrebbero essere gestiti da parte dell’amministrazione? Che rapporto dovrebbe intrattenere la giunta comunale con le associazioni culturali in questa delicata gestione?
Noi a Scicli abbiamo la grande fortuna di avere tanti gruppi di base, tutti preparati, che non sono associazioni nate per soddisfare appetiti clientelari, bensì rappresentano gruppi che rispondono a certi bisogni. L’amministrazione deve valorizzare questa ricchezza culturale; lo deve fare nelle idee e nelle proposte e, soprattutto, nella gestione. Attualmente noi viviamo questo problema, che rappresenta un assurdo. Abbiamo finalmente gli spazi recuperati, restaurati e pronti alla fruizione, ma non si riesce a dare la gestione di questi edifici e di queste strutture. Sono tante le idee proposte dai gruppi di base e tanti sono stati i convegni in merito a ciò. Si aspetta solamente il modo per come gestirli. Aspettiamo da anni, a Palazzo Spadaro, la pinacoteca comunale; alla Villa Penna e al Convento dei Cappuccini si è proposto un centro di documentazione delle città barocche del sud-est; manca ancora l’archivio storico che, attualmente, si è perso in tanti luoghi; le idee per la Croce sono state tante; Chiafura dovrebbe diventare un museo all’aperto non standardizzato e statico, ma in continuo divenire, e magari gestito dalle associazioni del quartiere.
Che giudizio di sente di dare, da direttore del GdS e da componente del Movimento Brancati, rispetto all’azione amministrativa della giunta Venticinque e, segnatamente, nella gestione delle politiche culturali?
Alla giunta Venticinque non posso che dare un voto insufficiente, non ha fatto vedere assolutamente nulla. Non c’è un progetto culturale per la città, non c’è una progettualità anche solamente ideale di rinascita culturale della città. Per la verità, la città è già avviata in un percorso, una vocazione già tracciata negli anni passati da parte delle amministrazioni precedenti, dai gruppi e dalle associazioni, dagli uomini rappresentativi del mondo della cultura. L’amministrazione comunale avrebbe dovuto semplicemente seguire questo percorso, che ha trovato avviato al suo insediamento, magari potenziarlo, caratterizzarlo in base alle visioni particolari della politica. Insomma, occorreva semplicemente intensificare, ma questo non si è fatto. Se pensiamo che mancano due settimane ad agosto ed ancora non è stato stilato un programma culturale dell’estate… Ma oltre a questo, non c’è proprio un piano culturale da parte della maggioranza. Ci avevano detto che si preparava la svolta, la stiamo aspettando invano da oltre un anno, ma non arriva. E poi, di che svolta doveva trattarsi, per la verità, non lo mai capito in quanto la città era ben lanciata (e lo è ancora dal punto di vista culturale), mancavano solo ulteriori passi avanti, che avrebbero dovuto essere passi di eccellenza. E l’eccellenza non si costruisce con le sagre o le serate danzanti. C’erano proposte culturali a livello regionale e nazionale. Occorre pensare ad eventi che devono trasformarsi in proposta culturale per la regione e per la nazione, perché abbiamo gli uomini e le capacità. Per fare queste cose occorre la politica, ma se non c’è l’uomo giusto ad amministrare questo delicato settore è chiaro che rimane soltanto l’idea.
A proposito di Basole di Luce. Da diversi anni si trascina questo festival che forse ha perso i contenuti qualificanti dei primi anni. Secondo lei ha ancora un senso realizzare questo festival, con questo nome, quando in realtà si tratta di una sommatoria di sagrette e piano bar?
Esatto. Il nome è il più stupido che si potesse trovare, l’ho sempre sostenuto. Però nelle prime edizioni il festival funzionava, perché aveva una sua anima, una sua caratterizzazione: l’incontro delle culture del Mediterraneo. E le iniziative dei primi anni erano intelligenti e valide, di eccellenza, tanto è vero che ebbero da subito successo. Anche perché c’era già una piccola storia di proposte culturali che si realizzano in estate, partendo dalla via Francesco Mormino Penna. Quindi un festival che può avere ancora una sua motivazione, ma certo non si può ridurre soltanto a serate di pizza, a tavolinate di mangiate o a canzoncine che lasciano molto a desiderare dal punto di vista dell’offerta culturale.
Come si può definire la scelta, da parte di una amministrazione, di tagliare sui fondi alle associazioni culturali per poi investire su una sagra di paese organizzata, paradossalmente, dal figlio del sindaco.
Questa è la conferma di quanto dicevo pocanzi. Si è fatto una scelta verso il basso, piuttosto che un percorso verso la crescita e lo sviluppo. Mentre si era seminato in passato per arrivare a livelli competitivi con realtà molto più importanti, adesso con che cosa siamo competitivi? Con le spiagge? Con le borgate? Con la sagra di campagna. Hanno distrutto quello che si era costruito. E non è questione di soldi. I soldi si trovano sempre, coinvolgendo ad esempio gli sponsor con iniziative intelligenti. Come accade nei comuni limitrofi, in cui, con l’appoggio dei privati, si riescono ad organizzare cose molto di qualità, penso ad esempio al comune di Pozzallo. Hanno messo su un cartellone culturale di tutto rispetto, a me viene quasi l’invidia. Una piccola comunità come Pozzallo i soldi dove li prende? Pozzallo deve dare a Scicli diversi milioni di euro, eppure si permette una estate di alto profilo culturale. Quindi non è questione di soldi, ma di testa, di capacità organizzativa, di gruppo amministrativo che crede in queste cose. A Scicli non si punta alla qualità. A Scicli l’amministrazione crede nella sagra della pizza, per accontentare quattro clienti-elettori di Donnalucata, possibilmente il figlio del sindaco, nell’altra manifestazione a Cava d’Aliga per accontentare l’altra clientela. Quindi il mio giudizio su questo modo di gestire la cosa pubblica e la cultura è assolutamente negativo.
Ma se da una parte l’amministrazione comunale non brilla, dall’altra c’è una opposizione sonnecchiante…
Condivido. Sinceramente non riesco a capire il livello di opposizione al comune di Scicli. L’unica spiegazione che riesco a darmi è una certa debolezza degli uomini che compongono i gruppi di opposizione al consiglio comunale. Poi mi meraviglio che tutta quella ricchezza che c’era e che c’è nel mondo della sinistra e del centro-sinistra, ricchezza di uomini e di intelligenze, si sia, come per magia, messa da parte. Non si sente più, non interviene, non propone, non critica. Questo è un danno per la città, perché significa fare a meno di una forza politica e culturale che invece è utile alla città, anche dai banchi dell’opposizione. Non si può pensare di limitare l’attività di opposizione realizzando la piccola mozione di indirizzo o con l’intervista televisiva. L’opposizione seria si realizza attraverso atti concreti, mettendo la maggioranza dinanzi alle proprie responsabilità. Attualmente c’è una opposizione debole, che non riesce a trovare il proprio ruolo, forse a causa degli uomini che non riescono ad assumere questo ruolo di opposizione energica e propositiva. Occorre farsi portavoce dell’alternativa, dei progetti che nella città ci sono e rispetto ai quali l’amministrazione è sorda.
 

 

Bartolo Lorefice, Paolo Cirica