Cronaca
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15/12/2009 22:06

Scoperta mega truffa, denunciate 7 persone. Il vizio dell’idromassaggio

di Redazione

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Vittoria – Sette.

Sono i denunciati dal Commissariato di Polizia di Vittoria alla Procura della Repubblica di Ragusa: G. C., vittoriese di anni 54, sorvegliato speciale, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e per inosservanza delle prescrizioni previste dalla misura di prevenzione cui è sottoposto, S. G., vittoriese di anni 33, pluripregiudicato, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e per sostituzione di persona, S. B., vittoriese di anni 31, incensurato, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, J. M., comisano di anni 50, incensurato, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, A. S., vittoriese di anni 51, incensurata, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, G. C., vittoriese di anni 29, sorvegliato speciale, per ricettazione e R. G., vittoriese di anni 29, incensurato, per favoreggiamento personale.

I reati contestati: hanno truffato alcune aziende di fornitura di materiali edili ed idro-sanitari, sparse sul territorio nazionale, per un danno economico valutato in circa 400.000 euro.

Le ditte truffate hanno potuto recuperare vasche idro-massaggio, cancellate in ferro, porte blindate, piastrelle, pavimentazione ed altro, per un valore complessivo di euro 200 mila euro, oggetto della truffa.


L’indagine è partita a marzo di quest’anno allorché, da Piazza Armerina, era giunta una denuncia di una ditta che era stata truffata da non meglio specificate persone di Vittoria per un ammontare di 20.000 euro circa.


Intanto, nel corso di un servizio notturno di tutt’altro tipo, all’interno del magazzino di G. C. era stato rinvenuto del materiale del quale G. C. non sapeva fornire giustificazioni sulla provenienza, limitandosi a riferire che era di suo padre G. C. (di anni 54).


Dall’approfondimento della situazione, si è capito che parte di quel materiale, che veniva acquisito, era di appartenenza proprio della ditta di Piazza Armerina che aveva presentato la denuncia di truffa.
L’attività di analisi delle frequentazioni dei due sorvegliati speciali, padre e figlio, ha consentito di arrivare all’associazione ed al modus operandi.


In pratica, S. B., titolare di una ditta fantasma denominata Edilfutur, aveva aperto un conto corrente di poche migliaia di euro presso diverse banche facendosi consegnare i relativi libretti di assegni.
Questi consegnava i libretti a S. G. il quale si presentava alle ditte, sia in Sicilia che nel nord Italia, fingendo di essere S. B.
S. G. ordinava il materiale staccando una serie di assegni postdatati, il primo dei quali andava a buon fine mentre i rimanenti risultavano a vuoto.


S. G. invitava, poi, le ditte a consegnare il materiale acquistato dando un indirizzo che risultava essere il capannone di fabbricazione di cassette di A. S. e di G. C. (di anni 54).
I camion si recavano presso il capannone e scaricavano la merce. Quando arrivavano i primi assegni protestati, i rappresentanti delle ditte si recavano a chiedere spiegazioni presso il capannone, ma qui incontravano G. C. che riferiva loro che lui non aveva niente a che vedere con la Edilfutur e che il suo capannone si occupava di fabbricazione di cassette in legno.
A quel punto i rappresentanti delle ditte rimanevano spaesati e beffati.


Il ruolo di J. M. è, invece consistito nel fatto che il medesimo, imprenditore comisano, presentava alle varie ditte S. G. garantendo per lui pur essendo consapevole della truffa in  atto.
Le truffe sono state perpetrate tra giugno e dicembre 2008 mentre i primi assegni venivano protestati a partire da gennaio-febbraio 2009.
Il 31 dicembre 2008, improvvisamente, la Edilfutur cessava l’attività.
Il materiale sequestrato serviva per rifinire le case in costruzione di S. G. e dei coniugi A. S. e G. C. di anni 54.
R. G., dipendente della ditta dei coniugi di cui sopra, è stato, invece, denunciato per favoreggiamento personale in quanto si prestava a chiedere il dissequestro del materiale dicendo che era di sua proprietà.
Le ditte truffate che hanno presentato regolare denuncia sono 9, delle quali 3 sono della provincia di Ragusa, una di Piazza Armerina e le altre 5 del nord Italia.


Nell’indagine sono andate a confluire anche alcune denunce ricevute dalla Squadra Mobile di Ragusa e dalla Guardia di Finanza di Ragusa.
Gli unici imprenditori truffati che non hanno voluto sporgere alcuna denuncia sono vittoriesi i quali, pertanto, non potranno tornare in possesso del materiale loro sottratto con l’inganno.