di Redazione
Modica – «Non ci sono alternative; o un accordo politico-sociale o il dissesto»: Antonello Buscema ha ormai le idee chiare su come uscire da una situazione ogni giorno più drammatica con quasi quattro mesi di stipendi arretrati da pagare ai dipendenti, code di fornitori, commissari ad acta che ogni giorno si presentano al segretario generale ed esigono la liquidità dell’ente.
«Nessuno pensi a soluzioni pasticciate; a giunte di salute pubblica, istituzionali. Serve invece un patto sociale dove ognuno compia un passo indietro e guardi all’interesse generale; lo facciano i dipendenti, i sindacati, chi lavora all’esterno per il comune, i partiti. La giunta istituzionale è una soluzione politicamente incomprensibile. Quello che mi attendo è che ci sia invece condivisione al momento delle scelte. Proprio per questo convocherò al più presto i gruppi consiliari per prospettare e discutere delle soluzioni possibili. Ai parlamentari della città dico che si assumano le loro responsabilità, pur se non li ho ancora sentiti. La confusione dei ruoli – aggiunge Buscema – non paga. La gente ci chiede chiarezza. Il dissesto è socialmente più accettabile di un accordo politico trasversale. Per quanto mi riguarda, sarei disposto a sacrificare la mia figura politica e di amministratore se fossi sicuro che, dissesto o no, la città esca da questa situazione».
Buscema mette dunque i paletti alla possibilità prospettata nell’ambito del centrodestra di una giunta di salute pubblica. Anche l’ex sindaco Piero Torchi ha, proprio ieri, rilanciato quest’ipotesi. «Peppe Drago e l’Udc – dice il capogruppo Paolo Nigro – hanno compiuto un’apertura di credito verso gli amministratori. Hanno detto in sostanza parliamone, cominciamo a discutere: per contro ci siamo trovati con una bozza di ipotesi elaborate dall’amministrazione e consegnate solo ai dipendenti e ai sindacati mentre i gruppi consiliari e i partiti ne sono stati tenuti all’oscuro. Buscema ci dica se ritiene che questo sia il modo corretto di procedere. La verità è che l’amministrazione pensava di uscire in qualche modo dall’emergenza ma si è accorta che non è più possibile e ora pensa al dissesto perché ha capito che non può farcela».
Che evitare il dissesto sia impresa difficile, lo hanno capito anche i sindacati che ieri hanno riunito i dipendenti nell’aula consiliare per una affollata e movimentata assemblea. Non si è parlato molto di stipendi ma degli scenari futuri che si prefigurano con la dichiarazione di dissesto. Lo sciopero proclamato per oggi è stato ritenuto inutile e rinviato a fine mese per capire in quale direzione si andrà. I sindacalisti hanno sollecitato da subito a tagliare le spese non obbligatorie. «Il sindaco cancelli il milione per l’università, i 300 mila euro per l’istituto musicale, le integrazioni di contrattisti e articolisti – ha detto Salvatore Terranova della Cgil –. Si può ancora evitare il dissesto e noi siamo disponibili a recitare la nostra parte».
A proposito dei dipendenti, la recente circolare Maroni sulle compatibilità degli organici per i comuni dissestati parla chiaro e qualcuno ha fatto già i conti. Su 480 dipendenti, 158 dovranno andare in mobilità e dislocati in altri enti, sgravando così il Comune di stipendi e oneri riflessi.
Duccio Gennaro
Gazzettadelsud
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