Cultura
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14/06/2012 20:03

Secondo Viaggio in Sicilia, 16-21 giugno 2012. La voglia

Firenze-Sampieri in bicicletta

di Lino Bellia

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Lino Bellia a Firenze
Lino Bellia a Firenze

Firenze – Una promessa fatta a me stesso dieci anni addietro, troverà –  mi auguro –  svolgimento da domani per territori e città. Ho piena coscienza – ancor prima di partire – del rischio che si corre. Quando si viaggia per le strade con un veicolo francescano, ecologico si è indifesi e molto esposti agli accidenti. Tra il traffico convulso che mi aspetta, in bicicletta  ci si muove in incerto equilibrio nel bordo risicato dell’azzardo, è come ballare al buio su un balcone senza ringhiera, in bilico su un profondo abisso. Il  rischio di non ripresentarsi è evenienza non proprio remota.

Ho dato a Lorenzo e Giulia (miei figli) compiti nel caso di non ritorno.

Lucidamente.

Forse nella prima esperienze (4-8 agosto 2002) ho affrontato tutto il viaggio con entusiasmo e poco giudizio.

 

Nel viaggio in solitudine – so già per esperienza – i pensieri pesano e le preoccupazioni incatenano, per tutti i sei giorni che trascorrerò in sella, perché spostarsi è un’interazione continua con gli altri, mentre nel contempo si è soli. Il viaggio non è solo scoprire nuovi mondi quanto conoscere un altro “se stesso”, una nuova vita. Sì una nuova percezione e misura della vita perché la strada – fatta di polvere ed asfalto, di fango e insidie – è una passione che nel contempo divora e arricchisce nel far spaziare lo sguardo che si perde nell’immensità dello spettacolo del mondo. Il senso profondo del viaggio? È soprattutto nel suo percorso. La meta può essere definita, sposarsi, sfuggire, essere perennemente e vanamente inseguita, ma è l’azione del cammino analizzando se stessi che rende ricco il viaggio.

I ciclisti per passione e non per professione, siamo fatti così: sappiamo che questo non è uno sport, ma la vita e dalla vita non si esce neanche per un attimo. Sulla strada e in sella, e anche fuori e scesi da essa, insomma nella vita, c’è un codice da rispettare. Non è etichetta: sono valori, per di più antichi. Non si tratta di moda: ma di tradizioni, riti, mondi, popoli, di racconti, di ricordi, di imprese e di sorprese che si accettano, nel bene e nel male, con onestà e senza tante storie.

 

Da sempre sostengo come ciascuno nella cura del sé è la risultante della propria biografia. La somma – non algebrica – degli apporti fattivi delle persone incontrate, i libri letti, i film visti, la musica ascoltata, le esperienze avute. Ma in effetti credo nella vita ci sia spazio per una moltitudini di biografie. Moltitudini in relazione alle esperienze che si vivono e alle storie che si inventano e che vi si riferiscono. Chi vive profondamente, credo ha diritto a più vite – dentro l’unica apparente – tutte una sull’altra compresse. Alcune di queste esistenze possono apparire paradossali, incomprensibili, una sorpresa, tanto distanti da quella istituzionale, conosciuta e nota. Così il viaggio, di scoperta in solitudine, sarà di una ricchezza nuova perché somma di una folla di vite che cambiano ad ogni pedalata. Prospettiva di destini di persone diverse, dentro lo stesso essere. Sarà un leggere luoghi reali completandoli con i filoni delle esperienze biografiche: così l’attimo all’istante letto si fonde con il vissuto custodito e pregiato.

 

Questo in bicicletta, sarà un viaggio dall’andamento lento, nessuna fretta è costretta per gli oltre 1.300 chilometri da percorrere in sei gironi. Tutto sarà preservato dalla filosofia della lentezza, necessaria ad una meditazione senza sosta, alla ricerca di una marginalità volontaria. Sarà l’occasione per guardare il mondo da un altro punto di vista rallentando i ritmi abituali per soffermarsi, osservare, respirare l’aria seguendo le frequenze della natura. Diminuire i giri del pedale e rallentare il battito del cuore.

 

Certo la bicicletta ha moltiplicato il passo, pur nella sua domestica dimensione, essa ha contribuito a liberare l’uomo dal suo pesante avanzare, a dargli il senso della velocità, del distaccarsi del corpo dall’attrazione della terra. Gli ha dato la possibilità di vedersi e sentirsi padrone di un movimento moltiplicato, regolato dalle sole sue forze. In questa opportunità di autonomia e libertà, credo risieda il fascino di una pratica sì faticosa, ma tanto liberatoria.

 

In questo viaggio i chilometri giornalieri saranno tanti, ma – per chi ha passione per la bicicletta, per la solitudine, per chi adora la fatica – consumare la giornata a pedalare è il massimo della soddisfazione. Muoversi con le proprie energie e volontà, nel silenzio di un paesaggio, è motivo di mia grande gioia. Una gioia pura, ingenua, quasi infantile. Sulla volontà devo fare leva assolutamente. Né condizioni fisiche sono in questo momento poi tanto idonee (vengo appena fuori da un ennesimo incidente ciclistico), né l’età è proprio di incitamento, però la volontà di sottoporsi a questo impegno c’è tutta. E delle volte la  voglia, la tenacia, la fermezza su una promessa possono sopperire ad altre carenze.

 

“… e vo’ in bicicletta dottore, la ‘osa più bella di’ mondo…” Gino Bartali

 

Ogni giorno si informerà del viaggio.

Da queste pagine ogni sera il diario delle sensazioni in una geografia universale e anche intima.

 

Note a piè di pagina

Si poteva rifare il viaggio ancora in cinque giorni come dieci anni addietro perché le condizioni fisiche – per questo esercizio – non sono fiaccate. Per questo esercizio di durata negli anni poco si perde perché sforzo svolto in equilibrio respiratorio. Si soffre nel tempo il lavoro anaerobico alattacido, lo stesso sforzo che procura danni alla biologia del corpo.

A domani.

 

Programma delle tappe nel mese di giungo 2012 (le località sono indicative)

16 –  Firenze Viterbo 220 km

17 – Viterbo – Formia, 240 km

18 – Formia – Eboli, 160 km

19 – Eboli – Paola, 260 km

20 – Paola – Stazzo, 270 km

21 – Stazzo-Sampieri, 160m km