Attualità
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19/01/2010 18:09

Sergio Marchionne presidente dell’Asi di Ragusa

L'imbarazzante verità di nomine politiche che non hanno mai attinto al mondo delle esperienze manageriali

di Redazione






Ragusa – Se i requisiti di legge previsti per l’elezione a rappresentante del consiglio generale Asi e del suo direttivo sono vincolanti e inderogabili, in Provincia di Ragusa, al consorzio ASI, abbiamo avuto per 5 anni un collegio di dubbia legittimità.




A mettere la pulce nell’orecchio sono le dichiarazioni del  Presidente dell’associazione industriale della Provincia di Ragusa, Enzo Taverniti, che auspica un cambiamento di rotta, per il lustro a venire, nell’elezione del nuovo Consiglio Generale, diretto fino a oggi da Gianfranco Motta.

L’art. 3, primo comma, lett. b) e secondo comma, della legge n. 19 del 20 giugno 1997 della Regione siciliana, in ordine ai requisiti richiesti per potere essere nominati negli enti pubblici regionali, tra i quali i Consorzi ASI, afferma che il consigliere o il membro del direttivo deve avere un’esperienza almeno quinquennale scientifica ovvero di tipo professionale o dirigenziale o di presidente o di amministratore delegato maturata in enti o aziende pubbliche o private di dimensione economica e strutturale assimilabile a quella dell’ente interessato dallo svolgimento dell’incarico; oppure qualifica di magistrato ordinario, amministrativo o contabile in quiescenza o di docente universitario di ruolo anche in quiescenza.

Al Consiglio ASI di Ragusa nessuno, o uno sparuto 1% dei rappresentati in carica, nominati dai i 12 comuni iblei, dall’Ance, Api, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, da Cna,da la Casa, da Associazione provinciale artigiani, Banca agricola popolare e Sosvi, potevano soddisfare tali requisiti.

Un Consiglio generale irregolare?

La pletora dei “nominati” felicemente accomodata all’ASI dal 2005 a oggi era priva dei requisiti richiesti dalla legge. Competenze e abilità che gli stessi consiglieri avrebbero dovuto obbligatoriamente possedere e dichiarare di possedere al momento dell’insediamento. Pena la decadenza dalla nomina, in caso di infedeltà, come espressamente previsto dall’art. 4, secondo comma, della medesima legge n. 19/1997. E il problema riguarda la quasi totalità dei cinquanta componenti del Consiglio generale, nel quale si annoverano pensionati, ex consiglieri comunali con  licenza media, operai, guardie forestali, muratori, imprenditori agricoli, che non hanno “l’esperienza di un magistrato o di un amministratore delegato”, così come disposto dal comma 2 della legge regionale 19 del 1997.

Stando alle recenti dichiarazioni confindustriali a chi penseranno come nuovo presidente?

Evidentemente a Sergio Marchionne.