Cultura
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01/04/2008 15:56

Sessant’anni fa la Madonna della Scala pellegrina per la prima volta a Scicli

di Redazione

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Sono passati 60 anni da quando per la prima volta a Scicli, come negli altri centri della diocesi di Noto, dal santuario netino arrivava in pellegrinaggio la statua della Madonna Scala del Paradiso. Fu il vescovo di allora mons. Angelo Calabretta ad ideare questa Peregrinatio diocesana (la prima in Sicilia!) traendo esempio da iniziative simili attuate in quegl’anni in Francia e in qualche grande diocesi italiana. Il 15 Gennaio del 1948 il vescovo lanciava ufficialmente l’iniziativa spiegandone il senso ed annunciando che per la peregrinatio si era scelta l’immagine della Madonna Scala del Paradiso, venerata nel santuario omonimo a Noto. Il vescovo scriveva così: “(…) Figliuoli amatissimi, leggendo in questi scorsi mesi le relazioni dei meravigliosi spettacoli di fede e di amore offerti altrove alla Madonna, e leggendo l’immenso risveglio di vita cristiana e le tante grazie elargite dalla Gran Madre di Dio in quei luoghi dove è stata meglio onorata, io mi sono domandato: perché non procurare tante grazie e tanta gioia a tutte le anime dei bei paesi della nostra Diocesi, tanto devoti alla Madonna? (…) Ma ecco che dal suo santuario attraverso un nuovo artistico simulacro la Bella Madonna Scala del Paradiso scenderà a trovare Lei stessa i figli iniziando fin da sabato 31 gennaio il suo pellegrinaggio verso tutta la Diocesi (…) Ella è la nostra Madre, e quindi a lei tutto il nostro cuore. Ella è la nostra Regina, e quindi per lei tutto lo sfarzo possibile. Ella è la Scala del Paradiso, e quindi tutto l’impegno di aggrapparci ad Essa e tutto lo zelo perché nessuna anima resti senza avvalersene”.

     Il programma prevedeva la Peregrinatio a Scicli, a Donnalucata e a Sampieri dal 3 al 15 Aprile 1948. Così, dopo aver assistito a tripudi di folle ed aver raccolto numerosissimi frutti spirituali a Noto, Rosolini, Modica, Ispica e Pozzallo, con la statua si giungeva puntualmente a Scicli il 3 Aprile. In un opuscolo realizzato dalla diocesi al termine dell’iniziativa si scriveva così: “(A Scicli) L’attesa era vivissima. Verso l’imbrunire il festoso suono di tutte le campane della città annunciò l’arrivo della Vergine Pellegrina. Decine di automezzi andarono incontro al venerato simulacro. Una marea di popolo gremiva l’entrata in città agitandosi nell’ansia dell’attesa. Quando finalmente ad una svolta apparve Maria, l’entusiasmo non si poté contenere e tutto il popolo esplose in canti e fervide preghiere. La processione si snodò con la recita del santo Rosario mentre la Vergine procedeva sorridente tra le vie sfarzosamente illuminate. I balconi erano tutti pervasi a festa. Durante la recita del S. Rosario, tra i vari misteri la folla si prostrava ai piedi della Madonna ripetendo la giaculatoria che i tre veggenti di Fatima appresero dall’angelo: Gesù mio, perdonate le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell’inferno, portate in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della vostra misericordia. In piazza Italia la massa si fermò. Parlò anzitutto con accenti di profonda pietà cristiana l’Ill.mo Sig. Sindaco Cav. Ignazio Dott. Occhipinti, quindi il Vescovo che in un vibrante discorso delineò il fine della Peregrinatio e terminò invitando e solo gli uomini a fare in quella notte la veglia alla Regina del Cielo. Dalle ore 21 alle 2 dell’indomani la Chiesa Madre fu gremita di uomini. Spettacolo mai visto in quella città! Venti sacerdoti in ogni angolo della chiesa ascoltavano le confessioni. Attorno alla SS. Vergine si strinsero tutti i figli senza distinzione di classe sociale; tutti si sentivano fratelli, figli dell’unica Madre. Per otto volte nelle altre chiese si ripeterono con rinnovato fervore le indimenticabili notti sante. Anche i poveri ammalati dell’ospedale Busacca ebbero la visita della Madonna. Scicli si rivelò veramente la città di Maria, così come la volle il suo S. Guglielmo. Come rapida visione del cielo, il giorno 12 Aprile la Vergine si staccò da quei cari figli per andare ove altri con non ansia minore l’attendevano. Ma non passò il ricordo e l’immagine della Mamma soave rimase indimenticabile nel cuore di quei cari fedeli, che ebbero la fortuna singolare di rivedere Maria per donarLe la simbolica scala di Argento. A Scicli, assieme a numerose grazie, si segnalò la guarigione della Sig.ra Lutri Giovanna che, da dodici anni a causa di un incidente, era rimasta con una mano e una gamba rigida tanto che camminava con andatura barcollante. Dopo aver seguito con insistenza fiduciosa la Madonna per diversi giorni, poté finalmente ottenere una perfetta guarigione e alla mano e alla gamba. (A Donnalucata) Si era preparati alla grande visita di Maria Scala del Paradiso con un corso di predicazione tenuta dal Parr. Blanco da Modica, che seppe infondere nel cuore di quella gente di mare grande entusiasmo e amore per la Celeste Pellegrina. Sullo spiazzale della Chiesa parlò il delegato del Sindaco e quindi S.E. Mons. Vescovo subito celebrò la S. Messa all’aperto. Grande fu lo spirito di fede con il quale i fedeli si succedettero in fervorosa preghiera dinanzi alla venerata immagine. Non è facile dire la corrispondenza generosa di quei bravi uomini dal cuore ampio come l’oceano. Impegnati com’erano nella pesca notturna, fu commovente vedere quei visi abbronzati fermarsi fino a tarda notte, partire poi per la pesca e, all’alba, dopo una notte di lavoro, assistere con edificante pietà alla santa Messa e accostarsi alla S. Comunione. Sacrificio che solo l’amore a Maria poteva ispirare a fare sostenere. Non per nulla la Vergine Santa fece un regalo quanto altri mai eccezionale. La Salute degli infermi strepitosamente guarì la Signora Buscema Concetta che da circa sei anni era tormentata da una strana e incurabile malattia. L’amatissimo Pastore tenne la veglia notturna e celebrò la S. Messa per quei cari fedeli, che gareggiarono in fervore ed in onore per Maria. La sig.ra Buscema Concetta di anni quaranta, da sei anni penava tra i più atroci dolori, colpita da una strana malattia: lesioni cutanee in tutto il corpo tanto che era obbligata a rimanere costantemente a letto isolata, dato l’enorme fetore che veniva dalle molteplici lesioni. Tutte le cure erano state inutili, tanto che diversi medici la riconobbero inguaribile. Nell’aprile del 1948, durante la visita della Madonna, incominciò a migliorare notevolmente ed ora è perfettamente guarita: il Medico curante non ha dubitato a dichiarare che la guarigione ha del prodigio. Nel pomeriggio del 13 Aprile il venerato simulacro fu portato a Sampieri. Toccando Scicli, lungo il percorso, si rinnovarono indescrivibili scene di fede, finchè non si giunse alla Parrocchia di Sampieri. Davanti alla Chiesetta parlò Mons. Vescovo. Anche qui si tenne la veglia di preghiere alla Madonna e la S. Messa a mezzanotte. Si può ritenere che nessuna anima sia rimasta senza essersi avvicinata al Signore, attraverso l’opera materna della Vergine Pellegrina. Il pomeriggio del 15 aprile il santo simulacro si indirizzò verso la Parrocchia del SS. Redentore di Quartarella”.

     La Madonna tornò a Scicli il 10 Ottobre dello stesso anno, per ricevere in dono una scala di argento al posto di quella di legno che si ergeva ai suoi piedi, mentre il giorno prima la città di Modica le donava una corona d’oro. Per quest’omaggio, oltre al vescovo di Noto, fu presente il vescovo Mons. Paolo Pappalardo, originario della nostra diocesi e Delegato Apostolico in Iran. Per questa seconda visita si scrisse premettendo un verso di Dante Alighieri: “Donna, sei tanto grande e tanto vali che chi vuol grazia ed a te non ricorre sua disianza vuol volar senz’ali. Da Modica assieme al nostro amato Vescovo accompagnò la Madonna anche S. E. l’Arcivescovo di Amapea di Siria, Delegato Apostolico dell’Iran. Il venerato Pastore benedisse la nuova scala di argento massiccio coniata dall’orefice Bellassai su cui gli ardenti fedeli avevano fatto incidere: Syclenses donarunt. O ardente città di Scicli, nel cui cuore arde la fiamma d’amore per Maria il grido di riconoscenza del divino poeta fu il tuo grido affettuoso! La simbolica scala d’argento che donasti a Maria ne fu l’espressione felice. Col tuo dono volesti affermare una profonda verità di fede: Maria è Mediatrice di tutte le grazie. I cuori dei tuoi figli, fusi insieme al metallo prezioso, canteranno nei secoli l’inno meraviglioso della gratitudine alla Regina del Cielo e della terra. Per la mistica Scala Tu, o Scicli, ascendesti a Dio e le dure catene della schiavitù ti si infransero, mentre i dolci legami d’amicizia tra il Dio di ogni consolazione e i tuoi figli furono divinamente rinsaldati”.

     Ad maiorem Dei eiusque Matris Virginis Mariae gloriam. Amen 

                     sac. Guglielmo Padua