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10/06/2026 23:33

Sette milioni per reparti vuoti: il caso degli Ospedali di Comunità nel ragusano senza pazienti

A distanza di settimane dai tagli del nastro, il bilancio è impietoso: nessun paziente ricoverato.

di Gabriele Giannone

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Ragusa – Tre Ospedali di Comunità inaugurati in pompa magna, appena qualche settimana fa. Quasi sette milioni di euro investiti dal PNRR. Venti posti letto per ciascuna struttura. Arredi e attrezzature acquistati in quantità che, secondo diverse fonti interne, supererebbero perfino il reale fabbisogno operativo. Ma a distanza di settimane dai tagli del nastro, il bilancio è impietoso: nessun paziente ricoverato.

È la fotografia di una delle contraddizioni più evidenti della nuova sanità territoriale in provincia di Ragusa.

Le strutture di Comiso, Ragusa e Scicli sono formalmente pronte. Le stanze sono arredate, i letti rifatti, le apparecchiature installate. Eppure i corridoi restano deserti.

Il problema è a monte. Gli Ospedali di Comunità dovrebbero accogliere pazienti inviati dai pronto soccorso o dai medici di medicina generale, soggetti fragili o cronici che necessitano di un’assistenza intermedia tra il ricovero ospedaliero e il ritorno a domicilio. Ma questo flusso di pazienti, semplicemente, non si è mai attivato.

Dai pronto soccorso non arrivano ricoveri. Dai medici di famiglia neppure. Il risultato è che i sessanta posti letto complessivamente disponibili nei tre presìdi rimangono inutilizzati.

Una situazione che rischia di trasformarsi in un clamoroso caso di programmazione sanitaria scollegata dalla realtà assistenziale del territorio.

Il paradosso emerge con ancora maggiore evidenza sul fronte del personale. Le strutture sono state organizzate per garantire assistenza infermieristica sulle ventiquattro ore, sette giorni su sette. Un modello che richiede decine di operatori tra turnazioni, riposi, ferie, sostituzioni e copertura dei turni notturni.

Ma se i pazienti non ci sono, gli infermieri restano senza attività assistenziale da svolgere.

Proprio per evitare di mantenere personale inutilizzato, la direzione aziendale sarebbe stata costretta a impiegare parte degli infermieri destinati agli Ospedali di Comunità in altri reparti della rete ospedaliera provinciale, dove invece la carenza di organico continua a rappresentare un problema quotidiano.

Il caso esplode mentre i medici di medicina generale annunciano la mobilitazione.

L’assemblea provinciale della Fimmg Ragusa ha deliberato l’avvio delle procedure per la proclamazione dello sciopero generale, denunciando il mancato coinvolgimento della medicina generale nella progettazione e nell’organizzazione delle nuove strutture.

I medici parlano apertamente di “scatole vuote” e accusano l’Asp di avere inaugurato presìdi territoriali senza costruire preventivamente il modello assistenziale necessario per farli funzionare.

La contestazione investe il cuore stesso della riforma finanziata dal PNRR. Gli Ospedali di Comunità e le Case di Comunità avrebbero dovuto rappresentare il pilastro della medicina territoriale del futuro. Invece, almeno nella fase iniziale, rischiano di trasformarsi nell’emblema di una programmazione che ha privilegiato muri, arredi e inaugurazioni rispetto all’organizzazione dei servizi.