Attualità
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29/06/2011 01:09

Sicilia, 27 deputati indagati su 90, 4 gli arrestati

L'Isola impossibile

di Redazione

Cateno De Luca
Cateno De Luca

 La Regione Sicilia ha iniziato da dove aveva finito nel 2008 quando, per la prima volta nella storia, aveva interrotto la legislatura con molto anticipo a seguito della condanna dell’allora presidente Salvatore Cuffaro. Da allora il trend non è cambiato. Ventisette su novanta i deputati che in questa nuova legislatura, la quindicesima, “vantano” almeno un’iscrizione nel registro degli indagati. Tra questi, il governatore Raffaele Lombardo. Tra i reati ipotizzati per i parlamentari siciliani c’è di tutto: da quelli di mafia alla corruzione, proseguendo con la concussione, il peculato, la truffa, l’abuso d’ufficio e il falso.

Ben quattro gli arresti dallo scorso novembre a oggi. Nell’elenco, il deputato del Pid Fausto Fagone, arrestato per concorso esterno, nell’ambito dell’inchiesta Iblis. A febbraio è toccato a Gaspare Vitrano del Pd, colto in flagrante mentre ritirava una mazzetta da 10mila euro e passato dal carcere, ai domiciliari, fino al divieto di soggiorno in Sicilia. A marzo, ai domiciliari è finito il deputato ragusano del Mpa Riccardo Minardo. E’ indagato per una truffa ai danni dello Stato e dell’Unione europea. Ieri sera, infine, è stato il turno di Cateno De Luca, di Sicilia Vera, ai domiciliari per tentata concussione e falso. E risale a mercoledì scorso la decisione presa a maggioranza (38 favorevoli contro 35 contrari) dall’Ars – ma tanto contestata a parole – di “resistere” alla decisione del giudice che aveva proclamato l’ineleggibilità di Santi Catalano. Catalano, eletto nel Mpa e poi transitato nel Pid, curiosamente era subentrato a un altro deputato che non avrebbe potuto essere candidato, avendo patteggiato in appello una condanna a un anno e undici mesi per abusivismo edilizio e, in concorso, per abuso d’ufficio. 
“L’arresto di Cateno De Luca, l’ultimo di una lunga e inquietante serie, ripropone ai massimi livelli il problema della questione morale nella politica siciliana – tuona il senatore Fabio Giambrone, segretario regionale dell’Italia dei valori Sicilia – con sconcertante puntualità vengono alla luce intrecci tra politica e malaffare. Per recuperare la dimensione etica perduta bisogna immediatamente sciogliere l’assemblea regionale e tornare al voto”.

“Ormai le istituzioni italiane, a cui non sono estranee quelle siciliane, sono profondamente infiltrate dalla criminalità. E’ vera la presunzione di innocenza e attenderemo il lavoro della magistratura, ma certamente un parlamentare che in così poco tempo cambia sei volte casacca non lo reputiamo mosso da nobili ideali in politica”. Orazio Licandro, della segreteria nazionale dei Comunisti italiani-Federazione della Sinistra, dipinge così l’iter di De Luca, passato in meno di due anni attraverso Mpa, Gruppo misto, Forza del Sud, Pdl e Sicilia vera Cinque casacche quindi e non sei. Secondo Licandro, “per liquidare questa ennesima degradante vicenda siciliana c’è da usare davvero lo slogan di De Luca: demoliamo la regione”.

“Esprimo la massima solidarietà a Cateno De Luca – il commento di Giovanni Greco, deputato di Alleati per la Sicilia – spero che il deputato chiarisca presto la sua posizione, nutro grande fiducia nel lavoro della magistratura”.