Attualità
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21/02/2008 09:52

Sicilia, slitta il patto Pdl-Lombardo, Berlusconi non convince Miccichè

di Redazione

Tra Berlusconi e la partenza della sua campagna elettorale si frappongono un paio di ostacoliche il neonato Popolo della libertà stenta ad superare. Il caso Sicilia che sembrava risolto e che a sorpresa si riapre per il rifiuto del forzista Gianfranco Micciché di ritirare la sua candidatura alla Regione. E poi la scelta dell’aspirante sindaco di Roma, dopo che Giuliano Ferrara ha annunciato il suo forfait avendo capito che non ci sarà l’apparentamento del Pdl con la sua lista pro-life.

La partita siciliana, innanzitutto. Berlusconi l’aveva chiusa martedì siglando l’accordo per il Senato e per la Regione con l’autonomista Lombardo. Ma l’incontro avuto dal Cavaliere con il presidente dell’Assemblea siciliana Micciché, ieri mattina per due ore a Palazzo Grazioli al fianco di Gianni Letta, non è stato sufficiente a convincere l’ex pupillo a farsi da parte dalla corsa per la poltrona di governatore. “La mia candidatura non è ritirata e non si risolverà in giornata” ha spiegato Micciché all’uscita.

E sì che tra le proposte avanzatagli sembra vi sia stata anche quella di un ministero nel prossimo governo. Nulla da fare. A quel punto l’autonomista Lombardo ha fatto sapere a Berlusconi attraverso l’ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini (andato a Palazzo Grazioli) che per lui l’intesa poteva ritenersi saltata, stracciata. “La mia candidatura alla Regione va avanti, sostenuta dall’Mpa e dall’Udc di Cuffaro” è stato il messaggio di Lombardo. Rafforzato dall’annuncio della partenza, domenica, della sua campagna elettorale.


Berlusconi ha capito che la partita si stava complicando, ha sentito Gianfranco Fini, incontrato il leghista Roberto Calderoli, quindi ha contattato telefonicamente nel tardo pomeriggio Lombardo, nel frattempo rientrato a Catania per problemi familiari. E lo ha rassicurato sulla possibilità di convincere Micciché a farsi da parte. “La questione si sta risolvendo” spiegavano in quelle ore Calderoli prima e Fini dopo.

Per Micciché non era affatto risolta. “Sì, ho sentito il presidente Berlusconi poco fa al telefono, mi ha solo invitato a non fare casini” racconterà il forzista in serata. Berlusconi non poteva far altro che augurarsi “un’intesa nella chiarezza di tutte le posizioni, perché sia tutto comprensibile agli elettori”.

Il passo indietro invece l’ha fatto Giuliano Ferrara. Indispettito dal mancato sostegno del Pdl alla sua lista pro-life, il direttore del Foglio ha scritto ieri mattina a Fini e Alemanno annunciando il ritiro della sua candidatura a sindaco di Roma. E Berlusconi non sembra rammaricato: “Con Ferrara è stato da subito tutto chiaro” ha detto in serata. Nel frattempo si definiscono le prime candidature ufficiali del Pdl, quella di Michela Vittoria Brambilla alla Camera e di Marcello Dell’Utri al Senato in Lombardia. Nella stessa lista, annuncia An, sarà in corsa Eugenia Roccella, portavoce del Family day.

Intanto si fa sempre più aspro lo scontro tra l’Udc e il Pdl. L’affondo questa volta è del segretario centrista Lorenzo Cesa: “Berlusconi è una persona capace anche di gesti estremi, di darti magari una coltellata alle spalle, come dimostra l’esperienza di questi giorni”. La replica del coordinatore forzista Sandro Bondi parla di “caduta di stile dell’Udc ormai nel panico per la scelta politica avventata”. I centristi compiono intanto un altro passo avanti verso la Rosa bianca che ieri ha aperto le porte a Ciriaco De Mita in fuga dal Pd. Non a caso, a colazione il leader Udc Casini ha incontrato Pezzotta e Pellegrino Capaldo, banchiere cattolico considerato vicino a De Mita. L’accordo tanto caldeggiato dagli ambienti Cei vicini al cardinal Ruini, non appare lontano.