Attualità
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22/12/2010 00:24

Signori, il Ponte

Ottomila elaborati. Oltre 40 km di opere infrastrutturali

di Redazione

Il Ponte di Messina
Il Ponte di Messina

Messina – C’era tanto profumo di Ponte sullo Stretto, ieri pomeriggio a Messina, dopo che il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ha tenuto a battesimo il terzo lotto del collettore autostradale nord dello svincolo di Giostra, la galleria «San Jachiddu», che unisce in un batter d’occhio due popolosi villaggi (Annunziata e Giostra) della zona nord della città. E questa galleria è un po’ la “parabola”, se vogliamo forzata, di ciò che dovrà avvenire tra sei-sette anni, quando ad essere uniti non saranno due villaggi, ma la Sicilia e il resto d’Italia.
All’inaugurazione in pompa magna dello svincolo di Giostra, oltre al ministro Matteoli, c’era lui, Pietro Ciucci, presidente dell’Anas, amministratore delegato della società «Stretto di Messina» e commissario straordinario per la gestione di tutte le opere connesse al Ponte.
«Mi sento ormai sempre più siciliano e messinese», dice subito quando gli chiediamo scherzosamente se ha deciso di acquistare casa a Messina. 
L’«uomo del Ponte», non a caso, negli ultimi mesi ha intensificato le sue visite in riva allo Stretto. Non le solite «comparsate», ma uno studio attento su tutto ciò che sta accadendo sulle due sponde in vista del grande giorno: l’inizio dei lavori.
E qui Ciucci si sbilancia. «Alla fine del prossimo anno, ad occhio e croce, inizieranno i lavori per la costruzione del Ponte. Ieri abbiamo ricevuto da Eurolink il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina e dei circa 40 chilometri di raccordi stradali e ferroviari».
– Ci spieghi meglio.
«Sono oltre ottomila elaborati che confermano ciò che era stato impostato dal punto di vista tecnico, oltre ovviamente ai costi di costruzione del progetto preliminare redatto dalla società Stretto di Messina, già approvato dal Cipe nel 2003».
Ora mancano due tappe. L’approvazione del progetto definitivo da parte della Stretto di Messina e l’avvio dell’istruttoria da parte del Ministero delle Infrastrutture, che si concluderà con l’approvazione da parte del Cipe.
Insomma, la strada verso il Ponte sembra ormai spianata. Ciucci ieri ha fissato una data per la posa della «prima pietra». E non è un caso che l’amministratore delegato della «Stretto di Messina», mentre parlava della seconda galleria che dovrà essere costruita nello svincolo inaugurato ieri a Messina, ha voluto precisare una cosa: «Stiamo accelerando i tempi, ora continueremo con la progettazione della seconda cosiddetta canna, che è collegata con i lavori per il Ponte di Messina».
Come dire, chi “sbarcherà” dal manufatto più lungo del mondo, potrà utilizzare al completo questo comodo snodo viario che bypasserà la città di Messina. E a gongolare, ieri, c’era il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, bravo a marcare stretto i “piani alti” della politica, riuscendo così a sbloccare l’iter nel quale si era impantanata l’opera inaugurata ieri. «E’ una giornata importante per questa città, ma non solo. Ora vogliamo che il sogno si completi con gli altri due lotti che tra qualche mese saranno ultimati».
Si parla dello svincolo inaugurato, ma inevitabilmente il discorso scivola nuovamente sul Ponte sullo Stretto. E il ministro Matteoli snocciola alcune cifre. «Nei cinque-sei anni necessari per la realizzazione di questa grande opera, saranno occupate circa 40 mila persone, tra tecnici, ingegneri, geometri, operai. Ma questo Ponte, ribadisco, non collegherà soltanto la Sicilia con la Calabria, ma diventerà quell’importante corridoio che parte da Berlino e che arriva a Palermo, portando ricchezza all’intero territorio del meridione».
Il ministro aggiunge che il Ponte sarà un’attrattiva incredibile a livello mondiale, con ritorni d’immagine e “marketing”.
«È una realizzazione dal punto di vista ingegneristico di altissimo livello che consentirà in fase di realizzazione di attirare migliaia di persone che verranno qui per vederlo. Verranno inoltre centinaia di studenti d’Ingegneria per vedere la realizzazione di un’opera che ha una tecnologia senza eguali al mondo. Questa è una progettazione tutta italiana. Il nostro è un Paese particolare. Spesso ci autocritichiamo e poi scopriamo che siamo capaci invece di fare opere che nessun altro Paese riesce a realizzare».
Finisce qui lo «svincolo day», con l’inevitabile riflesso sulla «madre» di tutte le opere. Stavolta, però, con date precise e un progetto vero.