Leucemie culturali
di Silvana Grasso
«L’indole oligarchica consiste in una bramosia di dominio che tende a potenza e a profitto, e l’uomo oligarchico è un tale che, quando l’assemblea popolare discute quali persone si debbono designare perché aiutino l’arconte a mettere ordine nella processione, salta su a sostenere che a questa commissione si debbano concedere i pieni poteri, e se gli altri propongono che sia composta di dieci membri, esclama «Uno basta! ». Ma quest’uno sì dev’essere un uomo, e dei versi di Omero ne ricorda solo questo: Non buona cosa è di molti il dominio/uno solo imperi (Iliade, II, 204) ». (Teofrasto, Caratteri).
Quando Teofrasto scrisse dell’indole oligarchica, all’interno dell’opera “Caratteri” (fine IV sec. a. C.), era ben lontano dal pensare a Grillo al suo monocratismo e alle 5 Stelle. Scolaro prediletto di Aristotele e suo successore nella direzione del Peripato, pensava a un caleidoscopio umano in cui tutte le sfaccettature dell’indole, dalla tirchieria alla logorrea, dalla insulsaggine alla adulazione, dalla diffidenza alla scortesia, e infinite altre, fossero prese in considerazione, quasi a tracciare un mappamondo dell’indole umana, del suo variegato “karaktèr”.
L’opera “Caratteri”, interessantissima, opera una “lettura” quasi psicologica del profilo caratteriale preso in considerazione, in tempi in cui, assolutamente sconosciuta ed impensabile questa scienza, si pensava soltanto, semplicisticamente, rudemente, alla biologia e all’anatomia dell’uomo, se la Filosofia non avesse “curiosato”, tracimando nelle sconosciute vastissime praterie di mente ed anima. Teofrasto, allontanandosi dalla complessa architettura speculativa aristotelica, fissa, del Maestro, un profilo laico, strettamente ancorato all’esperienza razionalistica. E questo è dato inconfutabile. Tornando al nostro “carattere”oligarchico, bisogna chiarire che carica di scarsissimo peso era quell’arcontato alla processione per cui il tizio oligarchico si sbraca a proporre pieni poteri. Insomma, poteri plenari a chi opera sul nulla, o tutt’al più sul veniale, terreno che non fa gola a nessuno; concentrazione assoluta, invece, monocrazia ed autocrazia di progettazione e regia, quando la posta in gioco è politica potente e generatrice di potere.
L’illeggibilità del disegno politico di Grillo è solo apparente: Grillo, infatti, è criptico solo per quanti, i più, caproni transumanti da uno stazzo politico all’altro, digiuni di classicismo e d’autori classici, politici e filosofi, pensano che il genovese sia un rompicapo e un rompiscatole. L’aition è da ricercarsi nel fatto che quello che culturalmente non si comprende, per cronica leucemia culturale, anche in relazione a concetti basilari e primordiali, quali democrazia, oligarchia, monarchia, oclocrazia, demagogia, lo si addebita alla diavoleria dell’altro, e, in ultimo, lo si esorcizza demonizzandone la figura. Proprio quest’ultima operazione è, però, indicatore di debolezza, incapacità a prevedere e prevenire, non per chiaroveggenza, ma per intelligenza, le mosse dell’avversario, Grillo, in questo caso, imprevedibile per la categoria succitata, prevedibilissimo per noi.
Il “caso Grillo”, ove politici politologi e giornalisti avessero una “cultura” non rozzamente ed esclusivamente informatica, ma formativa e formatica, non sarebbe un “caso” e neanche un caso d’Autore. Semplicemente sarebbe uno che mette adeguatamente a profitto i filosofi greci che, per tempo, ha bene studiato, su cui ha lungamente bene pensato.
Infatti l’unica proposta del Grillo (bene) -pensante, dopo totale sordità alle proposte di co-principato (residuato del sistema consolare latino «uterque consul» della prima Roma), prevedibilmente avanzate dal prevedibile Bersani, è quella di una proroga al governo Monti.
Cosa mai lega i due, Monti e Grillo? A tutta prima, si potrebbe azzardare: l’esilio! Entrambi infatti esuli sono stati. Il premier, non di fatto, ma solo minacciato, in proiezione virtuale e futura, come dicemmo qualche mese fa, d’esilio dal suo premierato e dal potere che genera, Grillo per averlo sperimentato in decenni d’oscuramento televisivo estradante.
Allora Grillo pensa realmente ad una politia co-montiana, fondata sulla classe media? A quella politia di fattura aristotelica, forma di governo mista di democrazia e oligarchia «ora accingiamoci a determinare come si formi, accanto alla democrazia e all’oligarchia, la cosiddetta politia… ci sono tre modi di combinazione o contemperanza. Nel primo bisogna prendere ambedue le legislazioni. Il secondo consiste nel prendere una media tra le disposizioni proprie della democrazia e quelle proprie dell’oligarchia…» (Aristotele, Politica) che di entrambe accoglie i pregi e respinge i difetti. Il principio del governo maggioritario, nella politia, prevedeva la distribuzione delle cariche secondo il merito e un’uguaglianza non aritmetica, secondo il costume della democrazia ateniese. Il ceto su cui fondare la politia avrebbe dovuto essere la classe media, gente né ricca né povera: «In tutte le città ci sono tre classi, quella dei molto ricchi, quella dei molto poveri e la terza formata da quelli di media fortuna. Poiché si conviene che la moderazione e la media rappresentino il meglio, è manifesto che tra gli strumenti di prosperità civile il più efficace sia quello fornito da fortune medie, poiché l’uomo in queste condizioni più facilmente obbedirà ai dettati della ragione… che la Costituzione fondata sulla classe media sia la migliore è evidente, poiché ha il privilegio di non essere soggetta a turbamenti: quando, infatti, la classe media è estesa, non avvengono se non scarsamente cospirazioni e rivolte di cittadini. E le grandi città vanno meno soggette ai turbamenti appunto per la forza numerica della classe media…» (Aristotele, ibidem).
Forte della sua conoscenza d’Aristotele e della filosofia “politica”, Grillo mira a sloggiare chiunque gli si voglia affiancare in una diade o una triade. La sua parola d’ordine d’elezione e d’affezione è «monos» (uno, uno solo!). Un bisillabo, greco, unico “luogo”, solo perché linguistico, dove sopporti la presenza d’altri… ma per una sillaba è disposto a trattare!
La Sicilia
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