di Giuseppe Scarpata


Ragusa – Socotherm attende l’assemblea dei creditori del 28 Gennaio 2010, presentare un piano di rientro, risolvere in qualche modo i debiti e tornare a produrre. Nel 2010 si prevede un mercato in crescita sensibile, sia a livello up stream sia a livello mid stream con la realizzazione di molti jumbo projects, ai quali Socotherm è stata invitata a partecipare.
In una nota di Affari e Finanza del 12 Novembre scorso si legge che “i Ricavi del Gruppo nei primi nove mesi del 2009 si assestano a 113 ML di Euro, con un’EBITDAR (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation, Amortization and Rent, il Margine operativo al lordo degli ammortamenti, accantonamenti e canoni di leasing) di oltre Euro 10 Mln. Il risultato gestionale del periodo dimostra l’inversione di tendenza positiva rispetto all’esercizio 2008 e alla prima parte dell’anno, inversione che dovrebbe continuare anche nel IV trimestre. L’Indebitamento netto consolidato (compreso il prestito obbligazionario convertibile) al 30 settembre 2009 si è assestato 234,5 Mln di Euro, in diminuzione rispetto ai 273,8 Mln di Euro di inizio esercizio”.
Ovvero, Socotherm è certa di arrivare alla data del 28 Gennaio con la consapevolezza di poter soddisfare i creditori, rafforzare la propria posizione competitiva sul mercato e riprendere a pieno regime le attività lavorative. E perché non dare un contentino anche agli azionisti di riferimento? Ed ecco il piano di dimagrimento gestionale, iniziato a Adria con meno 50 risorse in un sol colpo e che terminerà a Pozzallo entro il 31 Dicembre con un secco meno 10 sul tabellone dei licenziamenti. A Gennaio Socotherm Italia avrà 130 addetti complessivi, o forse meno, distribuiti sulle varie realtà produttive della penisola. Un gran bel risultato, o meglio, una delizia per i palati degli azionisti che da bravi finanzieri hanno atteso a lungo la nuova e buona sorte del titolo Socotherm in borsa, dopo l’interminabile sospensione delle trattative.
La volontà dell’Azienda di rinnovare la cassa integrazione guadagni esclusivamente per 6 risorse dello stabilimento di Pozzallo, rispetto alle 16 complessive, è un chiaro messaggio di voler continuare a vivere, a restare sul mercato, dettando allo stesso tempo regole d’ingaggio e condizioni di permanenza.
Gli obblighi ben determinati, a cui faceva riferimento il Presidente Motta durante l’incontro del 2 Dicembre scorso, nei confronti del consorzio Asi, mi spiace dirlo, sono tuttavia soddisfatti.
I livelli occupazionali minimi sono pienamente garantiti, sebbene si dica e si legga il contrario sulle ultime di molti quotidiani, e nessuno potrà scalzare il gruppo Soave dalla Marine base di Pozzallo.
L’azienda ha presentato un piano di ristrutturazione societaria e di riorganizzazione gestionale, in tempo e con le giuste formalità, che piaccia o no a questo sindacato, ai lavoratori, al territorio, all’Asi e al suo presidente cui corre –unicamente- l’obbligo di bloccare le ipoteche sulla proprietà del terreno dello stabilimento, in caso di fallimento. Ma il fallimento, dai numeri incassati al resoconto intermedio del 3 trimestre 2009, non ci sarà. E lo specchio di 150 Milioni di euro d’investimenti per un progetto di metanazzizazione nell’agrigentino, a cui aggiungiamo 1 Md d’interventi per il rigassificatore di Porto Empedocle, rifletterà a piena luce la volontà dell’azienda vicentina di aggregarsi alle grandi commesse siciliane. Socotherm pareva disinteressata alla proposta di rilancio sponsorizzata dall’assessorato all’industria della Regione Sicilia. Almeno in questa fase sembrava così. Ma la decisone di restare ancorata al territorio, avanzando la proposta di rinnovo cassa integrazione per un terzo degli addetti, dice, ovviamente, il contrario.
Giuseppe Scarpata
Segretario Generale Uilcem Ragusa
La replica della Cgil e della Cisl
Corre l’obbligo di intervenire necessariamente rispetto all’incredibile articolo pubblicato sulla vostra testata sabato scorso e dal titolo “Socotherm resta a Pozzallo con 6 lavoratori”, a firma del neo segretario della Uilcem/Uil Giuseppe Scarpata. Ciò che viene scritto nell’articolo evidenzia il fatto che Scarpata non è persona informata dei fatti ed esprime giudizi non suffragati da fatti concreti.
Che la Socotherm versa in una difficile crisi interna finanziaria non è più un mistero per nessuno, colpa soprattutto del vecchio staff dirigenziale che nulla ha saputo fare per fronteggiare questa grave situazione debitoria di grandi proporzioni. Il nuovo managment, chiamato a risanare le sorti del gruppo, aveva puntato su un piano industriale che prevedeva: a) la dilazione del debito accumulato con i vari istituti bancari; b) la scelta di un partner strategico da coinvolgere nel gruppo; c) la chiusura di alcuni siti obsoleti per fare cassa. Ebbene, non uno solo di questi obiettivi è stato fin qui raggiunto, anzi gli unici risultati prodotti sono stati gli ottanta licenziamenti fatti ad Adria e gli altrettanti a Pozzallo, insieme alla sospensione del titolo dalla Borsa di Milano e alla mancata certificazione dei bilanci societari.
Dopo mesi di incontri sindacali, l’azienda ha sempre dichiarato di non voler chiudere lo stabilimento di Pozzallo, ma di svuotarlo, licenziando i lavoratori in esso presenti (tranne l’applicazione di un breve periodo di CIGS). Tempo supposto di una probabile ripresa l’anno 2012. E’ chiaro che il sindacato si è sempre dimostrato contrario a questa impostazione non avendo,tra l’altro, ottenuto garanzie certe di una vera ripresa, non fosse altro perché una società soggetta a “concordato preventivo”, qual è la Socotherm, non può partecipare ad alcuna gara di interesse internazionale. Da qui la richiesta sempre avanzata dalle organizzazioni sindacali e dai rappresentanti dei lavoratori di continuare a mantenere in CIGS i sedici lavoratori almeno fino alla chiusura del concordato preventivo, posizione ripresa e rilanciata dall’Assessorato all’Industria Regionale nella riunione di mercoledì scorso 02 dicembre. E’ sempre stata la Regione Siciliana che ha cercato di tendere una mano all’azienda invitandola a riflettere sul fatto che, in un prossimo futuro, si apriranno interessanti prospettive con l’istallazione del probabile rigassificatore di Porto Empedocle e dello sviluppo delle reti metanodottiche in Sicilia. Tutto questo a patto che i lavoratori non venissero licenziati (pena la revoca del lotto di terreno), per cercare di smorzare nel contempo qualunque tensione sociale sul territorio e consentire alla società di uscire nel frattempo dalla crisi. Quindi, non è assolutamente vero che la Socotherm si è aggregata a commesse siciliane che nei fatti – allo stato attuale – non ci sono. Per tutta risposta la direzione del personale della Socotherm rispondeva, in sede di Ufficio Provinciale del Lavoro, con la messa in mobilità di dieci unità operative, salvaguardandone e mantenendone sei in cassa integrazione, suscitando però la pronta e ferma opposizione delle segreterie sindacali all’ennesima provocazione fatta dall’azienda. A questo punto l’unica strada percorribile dai lavoratori, dal sindacato e dalla Direzione del Consorzio ASI (come già precedentemente ribadito dal Dirigente di Dipartimento della Regione Siciliana, dott. Nicola Vernuccio) rimane quella di ricorrere alla revoca del terreno per inadempimento degli obblighi contrattuali di compra/vendita, che non è certo solo quello del mantenimento dei “livelli minimi occupazionali” essendone, invece, presupposto essenziale e finalità oggettiva ai fini di un processo di industrializzazione che non c’è stato.
Concetto Fichera (rappresentante sindacale Filcem/CGIL)
Andrea Casciana (rappresentante sindacale Femca/CISL)
© Riproduzione riservata