Attualità
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20/04/2008 00:46

Socrathe: Berlusconi, Re di sinistra

di Redazione

«Il risultato delle elezioni conferma quanto andiamo dicendo da tempo: i lavoratori non si sentono più rappresentati da forze politiche e sociali incapaci di dare risposte vere ai loro problemi concreti» Luca Cordero Di Montezemolo non è un fesso. Non si è inventato nulla. I giornalisti di partito gridano allo scandalo, ma così non è. Ecco le colpe dell’ultimo governo di sinistra della nostra repubblica. Ultimo non in ordine di accadimenti. Ultimo in senso categorico e assoluto. Vi spiego il perché. La seconda avventura di Romano Prodi a Palazzo Chigi è finita per le liti a sinistra. Nella prima esperienza di governo (1996-1998) Prodi vantò l’ingresso nell’euro. Dieci anni dopo i suoi meriti sono difficili da individuare. Soprattutto per l’elettorato dell’ex Unione, di sinistra ed anche comunista: le tasse hanno pesato di più sui redditi bassi, il potere d’acquisto si è ridotto, l’insicurezza sociale è aumentata, in particolare per i ceti meno tutelati.

Romano Prodi era salito a Palazzo Chigi il 17 maggio 2006 con un pil stimato dall’Istat in aumento dell’1,5 per cento rispetto al 2005. Il Fondo monetario internazionale il 4 aprile scorso ha rivisto al ribasso la crescita italiana. Nell’ottobre del 2007 il Fondo la collocava all’1,3 per cento, a inizio marzo del 2008 è stata ritoccata allo 0,6 ma il deterioramento dell’economia globale e le debolezze strutturali dell’Italia hanno suggerito un downgrade allo 0,3 per cento. Male anche la produttività: il Factbook 2008 dell’Ocse dice che l’Italia tra il 2001 e il 2006 tra i paesi industrializzati è il fanalino di coda per la produzione pro capite da lavoro, un dato inferiore allo 0,5 per cento. A marzo 2008 l’inflazione è schizzata al 3,3 per cento su base annua, superando il record del 1996 (2,9). A fine 2005 era all’1,9 per cento. Ma questi sono dati statistici. Il vero problema è la perdita di potere d’acquisto delle famiglie e l’equità sociale del caro vita. Secondo la Ires-Cgil si tratta di 1.900 euro l’anno per le famiglie a basso reddito. Il Codacons calcola che nel 2007 i dirigenti con reddito medio di 110 mila euro abbiano perso l’1,4 per cento, i quadri con 50.100 euro il 3,5, gli impiegati con 26.900 euro il 6,3, gli operai con 21.700 euro il 7,9, i pensionati con 10.200 euro il 15,5 per cento. Non tagliando la spesa, il governo dell’Unione ha agito esclusivamente sulle entrate. Cioè sulle tasse. Il 9 marzo la Banca d’Italia ha segnalato un nuovo record: più 10,58 per cento nel gettito tributario di gennaio e febbraio 2008. Quando Prodi è entrato a Palazzo Chigi la pressione fiscale era al 40,6 per cento del pil, oggi è al 43,3, record dal 1997. Non si è salvato nessuno: nel 2006 sono aumentate soprattutto Iva e altre imposte indirette (più 16 miliardi), nel 2007 Irpef, Ires e addizionali locali (più 21 miliardi). E di 12 miliardi sono aumentati i contributi previdenziali e sociali: un’altra spremitura. Il tasso di disoccupazione ha continuato a scendere nei due anni di governo Prodi, una buona notizia. Dal 7,5 per cento di fine 2005 si è passati al 6,5 del 2006 e al 6,1 del 2007. Non crescono però le retribuzioni: le più basse dell’Europa occidentale dopo il Portogallo. Un dipendente italiano guadagna (a parità di potere d’acquisto) il 28 per cento in meno di uno spagnolo, il 25 in meno di un inglese, il 30 di un francese, il 55 di un tedesco. Sono dati dell’Ocse e della Banca d’Italia. Insomma, il famoso taglio di cinque punti del cuneo fiscale voluto dal governo Prodi per ridurre la differenza tra stipendi lordi e netti è andato quasi tutto a beneficio delle aziende. Per non parlare delle pensioni. L’Unione ha sostituito lo scalone firmato da Roberto Maroni con un paio di scalini. Per andare in pensione da gennaio 2008 occorrono 58 anni e 35 di contributi e dal 1° luglio 2009 «quota 95», sommando età e contributi, ma con almeno 59 anni. Dal 2010 la pensione sarà possibile con quota 96 ma con 60 anni di età, mentre dal 2013 la pensione arriverà con almeno 61 anni di età e sempre 35 anni di contributi. Insomma, nel giro di cinque anni il nuovo meccanismo diverrà più punitivo rispetto alla legge del centrodestra. Per di più costerà alle casse dello Stato 10 miliardi in più in 10 anni.

Il risanamento dei conti è il vanto del governo Prodi. Vero? Solo per il deficit rientrato sotto il 3 per cento evitando le sanzioni dell’Ue. Molto meno per il debito pubblico: a fine 2005 era al 105,8 del pil (dopo il minimo storico del 103,7), nel 2006 è salito al 106,5, l’intenzione era di lasciarlo al 104 per cento. Ma a inizio 2008 si è prodotto un buco di 7 miliardi, in gran parte per i contratti pubblici. La spesa pubblica, mai ridotta, è aumentata del 4,5 per cento e gli interessi sono saliti del 12,4. Risultato: il costo dello Stato per i cittadini è salito al 46,3 per cento del pil. A questo aggiungiamo il fallimento delle privatizzazioni assenti e delle liberalizzazioni scritte sulle «lenzuolate» di Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco. Con effetti talvolta paradossali: l’aumento delle licenze dei taxi, per esempio, ha fatto crescere il costo della corsa a Roma e Milano. Un provvedimento atteso come quello sulla portabilità dei mutui viene ignorato dalle banche che hanno i servizi più cari d’Europa. Le tariffe rcauto superano il tasso di inflazione e il fallimento della riforma dei servizi pubblici locali ha impedito l’abbassamento dei costi su settori come la distribuzione di acqua ed energia. La vendita dei farmaci nei supermercati ha ridotto il prezzo ma l’offerta è scarsa rispetto al mercato, l’abolizione del costo della ricarica telefonica è stata spalmata sui piani tariffari. Le Poste si sono segnalate per l’aumento del prezzo del francobollo. Un bilancio magro per chi voleva stare dalla parte del cittadino-consumatore.

Pensioni, lavoro, redditi, spesa pubblica, tasse, risparmio. Un governo sbilanciatissimo a sinistra non ha detto una sola parola a favore dei ceti medi e bassi. È stato fallimentare in tutto. Cosa ci si poteva aspettare dalle urne? LA SINISTRA L’ARCOBALENO: 3,084%. Ecco il risultato.

Sarà difficile ricostruire il consenso, oramai perduto per sempre. Berlusconi accoglie come un Re, nella sua reggia, il Presidente dell’ex Unione Sovietica? L’hanno incoronato gli italiani e tutto un popolo che fu di sinistra. Purtroppo.

Socrathe 

fonte dati statistici: Panorama, Il sole 24 ore, Cgil