di Redazione
“Ma che ve lo dico a fare a voi figli di quella Contea di Modica, regnum in regno, che grazie all’autonomia ha vissuto fasti per 400 anni. Fasti di cui adesso godete e fate godere..”. Dal palco dei comizi modicani, il confederatore Lombardo parla alla platea del suo MPA. Doveva essere un comizio di coalizione. Così non è stato.
Ad attendere a Modica il Governatore incoronato dai sondaggi, c’era solo la folta schiera dei suoi autonomisti. Sul palco e tra la gente solo i fedelissimi del Movimento per l’Autonomia. Nessun rappresentante della Santa Alleanza di centrodestra, nessun esponente di quella coalizione che esiste solo per le regionali in Sicilia, e che alle Politiche è già sciolta come neve al sole. Tutti assenti dunque. Tutti alla macchia.
Tutti, tranne uno. L’ex Sindaco della città del cioccolato e dei fasti centenari, il barone rampante della Torre dell’orologio, era lì. Piero, sbandato dai sondaggi che lo vogliono terzo con distacco, dietro Orazio e Cosentini, sbaglia mossa, sale sul palco, invitato dall’infido Lombardo: “Non salgo sul palco se Piero non è con me”, annuncia alla scorta il futuro Presidente della Regione. E Piero ci prova, forte dell’effetto tripudio del futuro Governatore. Ma l’esultanza della folla, la scansione degli applausi in sillabe gioiose e di festa che accompagnavano in marcia trionfale le parole del discorso dell’onorevole Lombardo, dura ben poco. Una bordata di fischi, di urla e sberleffi accoglie Torchi sul palco.
Intanto a Scicli, nel capannone dei vivai Cintoli, l’on. Peppe Drago – aggiungendo il proprio nome alla lunga lista delle defezioni di personalità politiche di primo piano per il comizio di Lombardo a Modica – dava il via allo show più inatteso di questa campagna elettorale: “Orazio ha lavorato bene in questi due anni, e merita la riconferma alla Regione”. La “convention rusticana” dell’on. Orazio Ragusa non poteva avere battesimo migliore.
Mentre Piero Torchi a Modica saliva sul palco con Raffaele Lombardo, beccandosi i fischi di tutta una piazza, della piazza Matteotti, del suo popolo, della sua gente, di tutti quelli traditi dalla sua incosciente ambizione, il baffuto Peppe, a Scicli, tranciava giudizi e tracciava la rotta di Orazio: “Se Scicli risponde, noi faremo la nostra parte”. E mai pluraria maiestatis fu identificativo di un vero e scrosciante “io farò la mia parte”. Un Drago travolgente, impetuoso: “Insieme difenderemo la nostra città”, ha ricordato Peppe, nato a Scicli, in via Campanella, angolo corso Mazzini. Nessun freno, nessun capestro d’inibizione ad incoronare formalmente Orazio ad Onorevole della Regione Siciliana.
A Modica un sonoro coro di fischi consumava il destino di Piero. A Scicli, a pochi chilometri dal palco di Piazza Matteotti, Peppe Drago incorona Orazio in un tripudio di emozioni: Voi fate il vostro, che io faccio il mio.
Socrathe
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