di Redazione
La comunicazione politica è un sistema in continua evoluzione: ad ogni consultazione elettorale muta. I soggetti che riescono a interpretarne meglio le trasformazioni vengono premiati e quelli che restano ancorati a metodi e tecniche del passato rischiano di soccombere. Lo dicono gli americani. Non mi sto inventando nulla. A Scicli, la comunicazione politica di fatto non esiste. Tutto è rimasto ancorato ad un vecchio sistema consolidato di fare campagna elettorale: manifesti, porta a porta, pacche sulla spalla, baci e abbracci. Questo è saper fare propaganda in modo professionale per i nostri candidati. Far ricorso a tecniche nuove di espressione sarebbe dichiarazione esplicita di eresia comunicativa davanti al tribunale delle idee. Nessuno dei candidati ha voluto rischiare la propria faccia -incollata ad ogni costo sui muri del nostro paese- sul piatto di un nuovo modello di comunicazione, più partecipativo e basato su una pluralità di media, e rispondere così ai mutamenti sociali e culturali della nostra piccola ma intelligente comunità.
Siamo nel 2008, sono passate due repubbliche, internet è entrata a far parte delle abitudini di ognuno, o quasi, comunichiamo anche e per mezzo di un servizio di brevi messaggi di testo via telefono, ma le lancette del tempo della comunicazione elettorale nel nostro paese non si sono spostate di un minuto in avanti. Tutto è rimasto com’era. Lo sviluppo, il progresso delle idee non abita le nostre convinzioni. Eppure di mezzi alternativi al manifesto ce ne sono, e tanti. Le radio ad esempio. Quanti dei candidati proposti hanno pensato di far passare il proprio messaggio elettorale da uno speaker professionista? Nessuno! A Scicli abbiamo ancora due Networks che non occupano solo la frequenza di stato e basta ma girano dischi e opinioni ogni giorno: ignorati da tutti i candidati per onor di manifesto. Le televisioni, almeno quattro nel territorio, quanti hanno approfittato della popolarità che potrebbe riscuotere un video-comunicato trasmesso in dedicati spazi elettorali? Solo i candidati a Sindaco, per il resto, manifesti. Quanti hanno pensato di accedere alle mailing list o ad acquistare pacchetti di SmS per arrivare all’elettore? C’è un computer in ogni casa, e la dotazione minima di due telefonini per persona, ma al manifesto non si rinuncia! E quanti hanno sfruttato la popolarità di questo sito, visitato giornalmente da un paio di migliaia di persone? Pochi, pochissimi, la voglia di apparire per strada, sui muri e le persiane delle case del nostro paese mette tutto in secondo e inutile piano.
La Pubblicità aerea, con il traino di striscioni, e’ il modo più originale, efficace ed immediato di portare un messaggio che non passa certamente inosservato. Quante volte sentendo volare un aereo, alziamo gli occhi al cielo, e quante volte se l’aereo sta trainando uno striscione la curiosità ci porta immancabilmente alla lettura del messaggio trainato? Sempre. Ma volete mettere un bel manifesto con un banale striscione aerotrasportato?
Una lettera vera, scritta bene, in modo chiaro e sincero, un cuore a cuore tra elettore e candidato, senza chiamare in aiuto Seneca o Proust per spiegare le ragioni della proposta, magari stampata su carta tradizionale, magari in ciclostile, ma doverosamente firmata a penna e dall’autore. Un richiamo all’intima lettura e al sapore autentico della corrispondenza. La posta tradizionale, messa in quarantena dal nostro “volantone” elettorale. Le alternative al manifesto in un contesto di nuova comunicazione elettorale, non mancano. Ma i nostri candidati sono legati ad antichi valori. E al manifesto non rinuncia nessuno.
La Scicli di oggi non è per nulla uguale alla Scicli di ieri. E non mi riferisco solo al profilo urbanistico della nostra città, ma al modo di pensare, alla cultura degli sciclitani. Lo stile di vita è mutato. Il nostro pensiero non è più colorato di rosso pomodoro, ma è una tinta in progress, in continuo divenire. We think different per davvero e questo non può che farci solo onore, ma nessuno tra i candidati proposti per il rinnovo amministrativo di Giugno l’ha capito. L’unica strategia di propaganda offerta e adottata è stato il manifesto. Manifesti dappertutto. Dai muri, alle finestre, dai pali della luce agli alberi di carrubbo. Manifesti in ogni dove. Sempre manifesti, solo manifesti. Con i problemi di spazio che ne conseguono. Trecentoventi candidati consiglieri a baluardo di sei proposte a Sindaco, conti alla mano, occuperebbero più di cinquecento metri quadri alla volta proponendo ciascuno il proprio slogan o il curioso faccione. Ma Scicli non è Pechino, e non disponiamo di quella interminabile muraglia che potrebbe dare libertà di spazio e di affissione a tutti. Siamo a Scicli e dobbiamo arrangiarci. È un giocare a Risiko in continuo. Occupiamo nuovi cieli, conquistiamo nuove terre! È la parola d’ordine di ciascun candidato di ogni coalizione, nessuna esclusa. Le armi? Una scopa ed un secchio, e colla dappertutto. Tra gli aspiranti consiglieri è partita la corsa senza esclusione di colpi a coprire gli avversari ed a far spiccare il proprio “faccione”. Costi quel costi. Sin qui tutto bene. Ma la realtà delle affissioni è ben altra. Non tutti i candidati possono esprimere liberamente la propria propaganda.
A Scicli è vera emergenza democratica. Le squadre di attacchini, organizzate, hanno in mano il mercato dei “manifesti”. Sottoscrivere un contratto di visibilità apparente con i professionisti della scopa e della colla è divenuto un must per ogni candidato. Se paghi, il tuo slogan e quello del tuo partito saranno visibili. In caso contrario, coperti. In un uno stato di diritto ciò non dovrebbe accadere. In uno Stato di diritto appunto. Ma Scicli abita le terre di Sicilia, Scicli è terra d’incanto e culla di delitti e d’illegalità. L’operazione Mixer e i diciotto arresti per traffico d’armi e di droghe è ancora calda nel forno della nostra memoria. È questa l’altra faccia del nostro bel paese. Quella che non conosciamo, quella che non si vede ma che di fatto c’è, esiste. È la Scicli di cui nessuno vuole discutere. Ed il nero cono d’ombra del malaffare è oggi proiettato sui muri delle affissioni elettorali. A che serve processare le nostre coscienze davanti al Prefetto in privato, di nascosto, quasi sottovoce? Qui occorre dire no gridando la protesta in faccia a tutti. Le polemiche sorte su questo giornale, bisbigliate al bar, presentate al Sindaco, non portano a nulla. Servono a ricordarci, semmai ce ne fosse bisogno, da quale parte sta la democrazia, e da quale parte sta lo squadrismo, organizzato.
Socrathe
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