di Redazione
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Vittoria – Si lavora parecchio e si parla solo di sanatoria, in questi giorni, all’ufficio tecnico del Comune di Vittoria. I geometri Vincenzo Vispo e Maurizio Floridia i numeri delle case che ricadono sulla costa ipparina, che dovrebbero essere requisite dall’ente, li fanno dare all’assessore Filippo Cavallo. Che da tecnico è preparato.
«Esclusa la fascia del centro abitato – dice Cavallo – dal cimitero fino all’hotel “Mida”, nessuno ha da preoccuparsi, ma il restante è pronto a presentare ricorso per prendere tempo». Nella speranza che la Regione faccia in pochi giorni quello che non ha fatto in 24 anni, dal 1985 al 2009. Un articolo di legge in cui si salva tutto, che metta d’accordo ambientalisti e proprietari che temono di perdere non il possesso, ma la proprietà dell’immobile.
Numeri alla mano, sono circa 500 le case interessate alla sanatoria che non c’è. Da est, a partire dalla foce del fiume Ippari fino al cimitero; da ovest, a partire da dopo hotel «Mida» fino a Costa Fenicia. Tutte le case costruite dopo il 31 dicembre del 1976 entro 150 metri dalla battigia, sono sub judice. Anzi, al momento sono sotto acquisizione o demolizione, come recita la legge, che nessun governo isolano in 24 anni è riuscito a modificare, compreso il Cuffaro 1 e bis.
«Tutti hanno presentato domanda di condono edilizio citando tre leggi, quella dell’85, del ’94 e del 2003 – premette Filippo Cavallo –. Alcune sono complete, altre carenti di documentazione. Chi ha pagato l’oblazione ha estinto il reato penale, ma il pericolo della demolizione o acquisizione resta. Perché in questi anni nessuno è riuscito a modificare un articolo di legge regionale, che pure ha autonomia a legiferare».
La questione non riguarda solo Vittoria, ma tutte le case delle coste dell’isola, all’incirca 30 mila immobili. «Nel ’90 e ’91 – continua l’assessore Cavallo – Vittoria adottò i piani di recupero della fascia costiera, ma senza alcun esito positivo. L’ufficio tecnico ha già esitato l’istruttoria di 100 domande complete di documentazione, ma ha dato parere negativo. L’unica possibilità per il titolare è quella di presentare ricorso e allungare i tempi».
Nonostante questi particolari, che esonerano l’ente da qualsiasi responsabilità, il ricevimento delle prime lettere di acquisizione delle case ha prodotto una eco roboante nella città. «Non si poteva fare diversamente perché – precisa Cavallo – per ogni sindaco far partire le lettere informative è un atto dovuto. La legge dice che i sindaci che non demoliscono o requisiscono vengono destituiti. Come si agisce in questi casi?».
Già, che si fa in questi casi? L’assessore Cavallo lo pensa e lo dice. «Pressione sulla Regione perché si risolva il problema che finirà per scoppiare nelle mani di tutti. Dei sindaci prima, della deputazione dopo, e della Regione in ultimo».
Fino a questo momento, però, tutti i parlamentari fanno orecchio da mercante. Nessuno ha voluto affrontare la questione: Palermo ha troppi problemi di tenuta politica, andare a parlare di sanatoria per salvare le case in un periodo lontano da scadenze elettorali non conviene a nessuno.
Giuseppe La Lota
Gazzettadelsud
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