Il ruolo chiave di papà Biagio.
di Redazione
Milano – Dopo aver firmato alcuni dei più grandi successi della musica italiana degli ultimi anni, Paolo Antonacci ha deciso di uscire dall’ombra degli autori e mettersi in gioco in prima persona. Lo fa con Paolo Santo Superstar, il suo album d’esordio, un progetto che unisce spiritualità, immaginazione e una forte ricerca identitaria.
Nel corso di un’intervista concessa a FqMagazine, il cantautore ha raccontato le origini del disco, spiegando che una delle fonti d’ispirazione più importanti è stata Jesus Christ Superstar, opera che lo accompagna fin dall’infanzia. Antonacci ha ricordato di essere rimasto affascinato non solo dalle canzoni, ma soprattutto dall’immaginario del musical, in particolare dalle atmosfere hippie e dalla capacità di raccontare una storia universale attraverso una chiave completamente inedita. Un impatto così forte da spingerlo, da bambino, a sognare di diventare un creativo. Anche il titolo dell’album e la sua estetica richiamano quel mondo. Negli anni, inoltre, molti hanno notato una certa somiglianza fisica con la figura di Gesù, paragone che l’artista ammette di aver sentito così spesso da aver finito per scherzarci sopra. Un aspetto nato quasi casualmente, dopo aver lasciato crescere capelli e barba durante il periodo della pandemia. La spiritualità rappresenta uno dei temi centrali del progetto. Antonacci ha spiegato di aver evitato simboli religiosi troppo espliciti perché il suo interesse non era quello di trasmettere un messaggio confessionale, bensì di raccontare una dimensione più ampia e universale. Per lui l’atto creativo è qualcosa di profondamente sacro e il disco nasce proprio da questa visione. Molte delle immagini presenti nei testi derivano da sogni, suggestioni e ossessioni personali. Alcune scene raccontate nelle canzoni, ha spiegato, appartengono a una sorta di universo ideale che continua ad alimentare la sua fantasia. Un mondo costruito attraverso riferimenti culturali, documentari, ricordi e visioni che nel tempo sono diventati materiale creativo.
Il ruolo chiave di papà Biagio
Un ruolo determinante nella nascita dell’album è stato poi quello del fratello Giovanni, scelto come produttore esecutivo. Paolo ha raccontato che senza il suo aiuto sarebbe stato molto più difficile trasformare intuizioni e idee in un progetto concreto. Lo considera una figura essenziale, capace di dare forma pratica a un flusso creativo spesso caotico. Ma il passaggio più significativo dell’intervista riguarda il rapporto con il padre, Biagio Antonacci. L’artista ha rivelato che, nonostante i tanti successi ottenuti come autore, una domanda posta dal padre anni fa continua ad accompagnarlo ancora oggi: «Ok, va bene tutti questi successi, ma tu chi sei veramente?».
Una riflessione che lo ha costretto a guardarsi dentro e a interrogarsi sulla propria identità artistica. Non a caso, Biagio gli aveva spesso suggerito di non cedere ad altri alcune delle canzoni che sentiva più vicine alla sua personalità, convinto che avrebbe dovuto interpretarle lui stesso. Dopo aver ascoltato Paolo Santo Superstar, il cantautore ha raccontato che il padre gli ha rivolto poche parole, ma particolarmente significative: «Ecco, vedi? Qua riconosco un po’ di più».
Un commento che per Paolo Antonacci vale quasi come una consacrazione e che sembra racchiudere il senso più profondo di questo nuovo capitolo della sua carriera.
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