Amara la lettera aperta di un allevatore sul Piano paesistico
di Lettera firmata
Ragusa – «Sono Gianni Vincenzo Campo, 38 anni, e conduco con mia moglie un allevamento di circa 110 bovini da latte Frisona, Pezzate Rosse e Brune in contrada Trisauro agro di Ragusa.
Le condizioni di mercato e la volontà di migliorare la gestione dell’azienda, il benessere degli animali ed anche il nostro benessere, si era deciso con mia moglie per continuare ad essere competitivi ed avere la certezza di chiudere i bilanci in attivo di ampliare le potenzialità dell’attuale stalla e la vivibilità dell’abitazione. Si perché sull’altipiano ibleo gli allevatori vivono in campagna. Parecchi mesi fa con il mio tecnico sviluppiamo un progetto di ampliamento della struttura aziendale per raddoppiare il numero degli animali allevati a 200 e di passare dalle attuali 40 vacche in lattazione a 80. Quindi anche la relativa sala di mungitura.
Il progetto passa veloce tutte le incombenze burocratiche, compresa la Sopraintendenza, ed eravamo pronti ad iniziare i lavori. Una mattina vengo chiamato è mi dicono che è stato approvato il Piano paesaggistico e che la mia azienda si trova in zona 3, zona rossa, di conseguenza il mio progetto è saltato. Mi cade il mondo addosso, crollo dei sogni, la possibilità di lavorare in modo migliore e di una vita migliore. «Sono stato abituato ad essere sempre rispettoso delle leggi e delle norme, ma tutto questo stravolge le regole dell’onestà, e inizio a farmi mille domande. A questo punto sono veramente io il proprietario della mia azienda? Qual è oggi il valore effettivo della mia terra? Chi vorrà più viverci? Come faccio a rispettare a pieno le norme sul benessere animale? Riuscirò a mantenere bassi i costi di gestione? Forse è meglio chiudere».
Gianni Vincenzo Campo
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