L’origine del male
di Un Uomo Libero.
Roma – L’attentato di stamattina, portato a termine da un calabrese contro Palazzo Chigi, la sede istituzionale del Governo Italiano, ha davvero dell’incredibile.
Come battesimo di fuoco del neonato Governo Letta non c’è che dire!
Non starò qui a fare la cronaca dei momenti drammatici che hanno regalato un brivido di angoscia all’Italia e al mondo. Il racconto di quei particolari è stato ampiamente illustrato a caldo da tutte le emittenti televisive e, domani, sarà dettagliatamente riproposto da quasi tutti i quotidiani italiani ed esteri.
Né presenterò genealogie e profili dell’attentatore. Sarebbe una pubblicità indegna e, chissà?, forse pericolosa, a rischio emulazione.
A caldo, in effetti, le notizie si accavallavano. Vere e false. Giuste e non.
Quando finalmente i nuvoloni dell’informazione cominciavano a diradarsi e una verità semplice andava facendosi strada, l’Italia ritornò finalmente a tirare un sospiro di sollievo mentre io, invece, e forse tanti altri con me ci siamo sentiti spronati a riflettere su un male occulto ma non per questo trascurabile e solitario.
Dopo una catena di fallimenti esistenziali, un uomo puntava stamattina il proprio revolver emblematicamente verso le Istituzioni e lo scaricava su chi avrebbe dovuto impedirglielo.
Le prime notizie lo descrivono disoccupato, separato, col vizio del gioco. Ma lucido.
L’agonia della Seconda Repubblica è stata caratterizzata da suicidi isolati e collettivi, mai da un gesto tanto ribelle e disperato che porta in nuce il rancore di un disagio, il rifiuto di un’appartenenza, la sclerosi di una lotta quotidiana che oltraggia ogni giorno gli umili e premia e consolida rendite sempre più discutibili di economie e potere.
Il tenore di vita al quale l’Italia del boom economico ci aveva abituati, oggi è solo un ricordo e, per la generazione che lo visse, non c’è “Nessun maggior dolore/Che ricordarsi del tempo felice/Nella miseria.” (Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto V,1 121)
Le cronache dei giornali in questi tempi sono zeppe di trovate strane. Ognuno, infatti, cerca di esorcizzare a modo suo questo dolore, di elaborarlo secondo coscienza.
In ogni caso è una risposta che si dà allo Stato che, purtroppo, non sa difendere ed educare.
Il gioco d’azzardo è una delle più ingenue ed immediate. Di questo visse e si rovinò l’attentatore di stamattina.
Un esercito di macchinette “mangiasoldi”, le “slot machines”, che hanno solo il negativo compito “terapeutico” di regalare, per pochi spiccioli, un’illusione a chi ha perso tutto, anche la voglia di vivere.
Si sa che a furia di utilizzare giocattoli apparentemente innocui come queste macchinette, vite si sgretolano e scendono sempre più in basso nel baratro della povertà e del bisogno.
Eppure lo Stato sponsorizza una miriade di simili passatempi che dovrebbero invece essere banditi come dannosi per la società e per la salute.
I vari “Bingo”, “Gratta e vinci”, le numerose lotterie, le corse e le scommesse, i casinò, un mondo nel quale lo Stato non è ammesso e dove invece è incredibilmente presente, lucra balzelli e rendite, gestisce con la disinvoltura di un croupier l’improbabile apparizione di un numero, la vita e il tempo che scorrono sui loro tavoli verdi.
Altro alienante divertissement, molto diffuso dalle nostre parti in Sicilia e di grande attualità, è coltivare in serra canapa per poi ricavarne “erba”. Si chiami hascisc, marihuana o con qualche altro diabolico nome. E dire che una volta Scicli era famosa per distese di canapai lungo gli argini dei suoi torrenti!
E ci sono anche intere società, sponsorizzate dalle varie delinquenze, che hanno elaborato un sistema parallelo a quello statale attraverso il quale riciclano proventi illegittimi, producono dallo sterco denaro, trasformano in oro qualsiasi porcheria senza aver scoperto tuttavia il segreto della formula della pietra filosofale, supremo scopo di ogni alchimia mafiosa.
Il danno diventa davvero irrisarcibile, se a giocare con i soldi della gente sono Istituti di Credito e Banchieri impresentabili, unici responsabili di un’Italia ridotta alla fame che fruga di notte nei cassonetti della spazzatura sperando di ritrovare le briciole cadute dalla mensa degli ultimi Epuloni.
Se la nostra vita diventa tutta un videopoker, difficilmente un governo ci potrà salvare. Tenteremo tante volte la sorte in una specie di roulette russa fino a quando un colpo, l’ultimo, metterà fine al gioco come sperava stamattina l’uomo che scaricò anche l’ultima palla, la sua, su carabinieri inermi che hanno rischiato la vita per lui nell’adempimento del proprio dovere.
E allora qualcuno sul display della Nazione leggerà la fatidica scritta: “Game over”. Ma non saremo sicuramente noi.
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