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18/08/2026 11:27

Spid a pagamento, arriva il canone obbligatorio

Quanto costa, chi deve pagare (e chi resta esente)

di Redazione

L’identità digitale non è più gratis. Poste, Aruba e InfoCert, tanto per citare i protagonisti del mercato, cambiano le regole dopo il primo anno gratuito. Salvi minorenni e over 75. Chi ha attivato lo Spid da più di un anno inizierà a fare i conti con una novità che in tanti non si aspettavano: il servizio, nato come gratuito per tutti, sta diventando a pagamento presso diversi gestori.

Il canone annuale dello Spid
Poste Italiane, che da sola custodisce circa il 70% delle identità digitali attive nel Paese, ha introdotto dal 1° gennaio 2026 un canone annuale di 6 euro per chi utilizza PosteID da oltre dodici mesi. Prima di Poste erano già passati al modello a pagamento Aruba, dal maggio 2025, e InfoCert, dal 28 luglio 2025. Ma come bisogna muoversi in questo scenario?

Chi deve pagare

Il contributo riguarda gli utenti che hanno attivato lo Spid da più di un anno presso un gestore che ha introdotto il canone. Il primo anno resta sempre gratuito per tutti i nuovi iscritti: il pagamento scatta soltanto al rinnovo, cioè alla scadenza dell’annualità in corso. Gli importi variano da gestore a gestore: circa 4,90 euro più Iva per Aruba, 5,98 euro Iva inclusa per InfoCert, 6 euro per Poste.

Chi resta esente

Non tutti sono tenuti a pagare. Restano esclusi dal canone, almeno per ora, i minorenni, i cittadini che hanno compiuto 75 anni, i residenti all’estero e chi utilizza lo SPID per finalità professionali. Per questi profili il servizio continuerà a essere erogato gratuitamente anche dopo il primo anno. In futuro non è escluso però che le regole possano cambiare.

Come funziona il pagamento

Il gestore, di solito, invia un avviso di rinnovo prima della scadenza: l’utente deve dare un consenso esplicito, perché il servizio non si rinnova in automatico. Chi accetta mantiene username e livello di sicurezza già attivi. Il pagamento, nel caso di Poste, può essere effettuato online con carta tramite il sito PosteID oppure direttamente agli sportelli degli uffici postali. Chi non aderisce può revocare l’identità digitale con una semplice Pec o una raccomandata, senza costi aggiuntivi, e aprirne una nuova presso un gestore che offre ancora il servizio gratuito.

Cosa succede a chi non paga

In caso di mancata adesione al rinnovo, le credenziali vengono disattivate, ma non vengono addebitati costi. Passare a un altro provider non comporta alcuna perdita di dati verso le pubbliche amministrazioni, perché l’identità digitale è legata al codice fiscale del cittadino e non al singolo gestore: basta comunicare le nuove credenziali al primo accesso ai servizi online. In sostanza, non cambia nulla.

Le alternative gratuite
Per chi non vuole pagare nulla, oggi in Italia lo Spid resta gratuito presso Lepida, Sielte e altri gestori che non hanno ancora introdotto il canone, così come per chi sceglie modalità di riconoscimento senza costi aggiuntivi, per esempio con Carta d’identità elettronica, Carta nazionale dei servizi, firma digitale o sportello fisico convenzionato, invece delle più comode ma spesso a pagamento videochiamata o riconoscimento in tabaccheria. La Cie, in particolare, si conferma la via più solida: una volta ottenuta consente un accesso gratuito e illimitato agli stessi servizi della Pubblica amministrazione raggiungibili con lo SPID, anche se i tempi di attivazione sono più lunghi.

Perché lo Spid è diventato a pagamento

Dietro la svolta ci sono ragioni economiche. Il sistema, gestito da una dozzina di provider privati insieme allo Stato, prevedeva in origine un contributo pubblico ai gestori per compensare i costi di gestione. Un finanziamento da 40 milioni di euro promesso nel 2023 è però rimasto bloccato per quasi due anni, sbloccato solo a marzo 2025. Nel frattempo i provider hanno continuato a sostenere investimenti su infrastrutture, aggiornamenti e nuovi requisiti di sicurezza, spingendo i primi operatori a introdurre un canone per garantire la sostenibilità del servizio. Insomma, di fronte ai costi crescenti si chiede un corrispettivo agli utenti.