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30/06/2026 22:26

SRR ATO 7, il giallo del token bancario. Cassì si difende e contrattacca: “Non una colpa politica, ma responsabilità tecniche”

Chi deteneva materialmente questo strumento? Chi aveva il potere di validare i pagamenti?

di Gabriele Giannone

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Ragusa – Non solo le presunte anticipazioni stipendiali finite al centro dell’inchiesta della Procura. A tenere banco adesso è anche il “giallo del token bancario”, lo strumento indispensabile per operare sul conto corrente della SRR ATO 7 e autorizzare i bonifici.
Nel lungo intervento pubblicato sui social, il sindaco di Ragusa e componente della governance della società, Peppe Cassì, respinge gli attacchi politici. Era stato il cosnigliere Gaetano Mauro, ieri in consiglio comunale ed oggi presentando una interrogazione, a chiedere al primo cittadino chiarezza e trasparenza.
Cassì sostiene che le colpe sarebbero riconducibili “al responsabile degli uffici contabili, al responsabile dell’ufficio ragioneria e alla persona che materialmente operava”, descrivendo un sistema che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe consentito di effettuare piccoli bonifici periodici fino a raggiungere circa 138 mila euro in un paio d’anni.
Una ricostruzione che, tuttavia, apre inevitabilmente altri interrogativi.
Per disporre bonifici da un conto societario occorre infatti disporre delle credenziali operative e del token di sicurezza, oltre alle autorizzazioni previste dalle procedure bancarie adottate dall’Ente. Chi deteneva materialmente questo strumento? Era nelle disponibilità di un solo dipendente o erano previste autorizzazioni multiple? Chi aveva il potere di validare i pagamenti? E soprattutto, quali erano le procedure di controllo interne?
Da quanto emerso finora, la vicenda non sarebbe stata scoperta grazie a una segnalazione interna o a una “talpa”. Sarebbe stato invece il subentro della nuova presidente della SRR, Maria Monisteri, nella titolarità operativa del conto corrente, a far emergere le anomalie.
Proprio durante le procedure di accesso al nuovo conto e grazie agli alert bancari ricevuti sul telefono della presidente sarebbero stati individuati i movimenti sospetti poi segnalati alla Procura della Repubblica di Ragusa tramite la Guardia di Finanza.
Un particolare che pone un’altra domanda destinata ad accompagnare l’inchiesta: se il presunto sistema sarebbe andato avanti per piu anni, come è stato possibile che nessuno se ne accorgesse prima?
Cassì sostiene che i bonifici erano di importo contenuto e si confondevano tra le centinaia di migliaia di euro movimentate mensilmente dalla società, tanto da poter essere individuati soltanto attraverso una specifica interrogazione bancaria. Ma è proprio questo il punto sul quale si concentrano ora le attenzioni.
Le verifiche riguarderanno certamente le eventuali responsabilità individuali di chi avrebbe disposto i pagamenti, ma anche il funzionamento del sistema dei controlli: chi monitorava il conto corrente, con quale frequenza venivano effettuate le riconciliazioni bancarie, chi verificava gli estratti conto del’Ato?