Cultura
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07/05/2011 17:36

Stefano Malatesta: Vi racconto Ciccio Belgiorno e Piero Guccione

"La pescatrice dei Platani"

di Redazione

Ciccio Belgiorno
Ciccio Belgiorno

Immaginate un viaggio in lambretta da Roma a Capo Passero compiuto da un giovane Malatesta diciottenne in compagnia di una ragazza svedese attraverso un’Italia bucolica e bellissima, dove le autostrade ancora non esistevano e i paesaggi erano quelli di Salvator Rosa. Immaginate passeggiate a piedi in montagna, alla ricerca di un mitico formaggio, e passeggiate a mare lungo spiagge frequentate dal dio Pan, dai nudisti e da pittori tedeschi.

Immaginate magistrali ritratti di Leonardo Sciascia, caduto nelle trappole dei volponi della politica, di Piero Guccione, il rinomato pittore, di Ciccio Belgiorno e del principe Alliata, che racconta la storia del suo palazzo, e di personaggi come “fulco di verdura”, il più grande disegnatore di gioielli del secolo, e anche di Cassisa, Arcivescovo di Monreale e boss mafioso. Immaginate tutto questo, e vi troverete nell’incanto del nuovo libro “siciliano” di Stefano Malatesta.

Scritto in un baglio di fronte al Mediterraneo, diventato uno dei luoghi di passo per tutti quelli che scendono in Sicilia, “La pescatrice dei Platani” è un libro  immerso in un’atmosfera pagana, e profuma di rosmarino e di lentischio e ricorda Terra delle sirene di Norman Douglas.

È un altro magnifico capitolo, dopo Il cane che andava per mare e altri eccentrici siciliani, dell’opera celebrativa dei siciliani di Stefano Malatesta, un popolo che, ai suoi occhi, “soltanto negli anni Novanta si è liberato di tre rimanenze arcaiche che si trascinava dietro da troppo tempo: il vino tradizionale, la fuitina e la grandezza della minchia, intesa come continua chiacchiera su una primaria ossessione sessuale tra i giovani”. Come si vede, un grande libro ispirato.