di Redazione
Sarà il presidente dell’ordine dei chimici etnei, Bruno Catania, a eseguire gli accertamenti sul liquido contenuto dall’autobotte dell’impresa di espurgo Carfì di Ragusa che l’11 giugno del 2008 stava compiendo lavori di pulizia nel depuratore di Mineo, dove morirono sei persone in un incidente di lavoro. Lo ha disposto il Gip di Caltagirone, Salvatore Aquilino, durante un incidente probatorio, fatto su richiesta dell’impresa ragusana, rappresentata dagli avvocati Gianluca Gulino e Michele Dell’Agli, dopo che il Pm Sabrina Gambino aveva espresso la volontà di incaricare un perito scelto dalla Procura. Sarà quindi un tecnico terzo, incaricato dal Gip, ad eseguire l’accertamento. Al perito è stato consegnato un contenitore al cui interno è custodito del liquido prelevato dall’autocisterna il giorno della tragedia e sottoposto a sequestro preventivo su disposizione della Procura di Caltagirone. L’esame che inizierà il 15 gennaio dovrà accertare se l’autobotte era arrivata a Mineo dopo essere stata depurata a Ragusa, come sostiene la ditta Carfì, o se conteneva prodotti tossici. L’esito degli accertamenti si conoscerà il 14 febbraio quando è stata già fissata un’altra udienza camerale. Nell’ambito dell’inchiesta sull’incidente sul lavoro di Mineo sono indagate sette persone per omicidio colposo per la morte dei sei lavoratori che morirono per asfissia da annegamento. Si tratta del sindaco, di alcuni assessori e di tecnici comunali. Tra le vittime i ragusani Salvatore Smecca, 47 anni, e Salvatore Tumino, 46, chiamati a spurgare un tubo di collegamento tra due vasche di decantazione del depuratore della città etnea. Insieme a loro persero la vita anche 4 dipendenti del Comune di Mineo: Giuseppe Zaccaria, Giuseppe Palermo, Salvatore Pulici e Giovanni Sofia. Secondo una prima ipotesi uno degli operai sarebbe morto subito a causa del gas sprigionato dalla vasca di decantazione mentre gli altri cinque, arrivati subito dopo, avrebbero perso conoscenza (il gas al contatto con l’aria sarebbe diventato meno nocivo) per poi annegare dentro la vasca. Nei mesi scorsi la Procura calatina ha anche effettuato un altro accertamento. Si è recata a Ragusa per esaminare le vasche Becker della ditta Carfì poste sotto sequestro dopo l’incidente, strutture utilizzate per pulire gli autocarri dopo le operazioni di espurgo. L’impresa iblea ha nominato come esperto il professore ingegnere Maggiore. L’obiettivo degli accertameti è quello di stabilire cosa le sei vittime abbiano respirato prima di cadere tramortite sul fondo della vasca dell’impianto di depurazione della città etnea.
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