Ma «diventò famoso per la telecronaca dell’oro dei fratelli Abbagnale alle Olimpiadi di Seul del 1988, ma era ancora più fiero del suo passato da canottiere. Partecipò alle selezioni per i Giochi di Città del Messico, non esserci andato era il suo più grande rimpianto». Poi, al Corsera Susanna confessa che il soprannome Bisteccone gli piaceva. «Sì. Qualcuno lo attribuisce a Fiorello o a Bonolis. Fu Gilberto Evangelisti che, trovandoselo davanti, esclamò: “Ma chi è sto bisteccone?”».
Il peso
Arrivò a pesare 160 kg. Tanto, troppo. Inutili le diete. «Una mattina, al Foro Italico, mangiò 12 cornetti. Una volta divorò 5 piatti da portata di risotto al Castelmagno. Andava a Parigi per le famose polpettine di Claudia Cardinale».
Voleva essere amato dalla gente e grazie a Domenica In ci riusciva. Cantava, ballava, si travestiva da Topolino. «Il direttore Marino Bartoletti si arrabbiò. Non lo ha mai amato, ogni pretesto era buono per puntare il dito». Anche i colleghi non gli volevano bene, almeno secondo sua figlia: «Là dentro c’era un’ambizione tremenda. Invidia. A volte tornava da un servizio e non trovava più la scrivania. Mario Giobbe e Enrico Tonali gli rimasero accanto».
E Mara Venier?«Papà le voleva molto bene, lei pure, credo, almeno finché hanno lavorato insieme. Poi non lo ha rispettato. Quando è morto non ci ha mandato nemmeno un messaggio…».
La malattia. Quel numero 12
Un padre che cominciò poi a stare male. «Dai 70 cominciò a non stare più bene. Aveva il diabete, un lieve Parkinson. Il suo terrore era restare solo. Se aveva la febbre si spaventava tanto e mi chiedeva di stringergli la mano».
La scena che non vorrebbe cancellare? Una, quando nell 2018 tornò a Domenica In in carrozzina. «Una scena che vorrei rimuovere. Mamma glielo aveva detto: “Piero, non andare, prima rimettiti”». Poi lo colpi il Covid. Morì il 12 novembre 2021. «Quel numero lo ha perseguitato per tutta la vita. Si era sposato il 12, laureato il 12, il papà era morto il 12, mio fratello era nato il 12. Lui è mancato il 12 alle 12».
Susanna Galeazzi ha sempre detto: “Ero e sono innamorata di mio padre”. Parole che conferma: «Avevamo una sintonia da brividi. Nessun uomo mi ha mai guardato come lui, con dolcezza e fierezza. La sua voce mi rasserenava. Il nostro era amore puro. Quando l’ho perso mi è crollata addosso la realtà».
Per sua figlia era una persona «fragile. Talmente buono che per affrontare le difficoltà o i dolori si isolava. Quando morì sua madre si chiuse in camera per una settimana».