di Redazione
La furia iperinterpretativa degli scenari continuamente mutevoli in vista delle elezioni ci ha sfibrato.
Con gioioso aplomb veltroniano godiamoci quel che sappiamo. Il vicesindaco di Ragusa Giovanni Cosentini che si aggira come quei lenti cercatori di metallo al tramonto sulle spiagge appare già consumato e stanco.
Chiudere la carriera da vice di un Dipasquale lascia l’amaro in bocca, ma ripiegare nei cannoli fa male assai, quindi meglio sperare che Peppe Drago si risolva in un micidiale odio verso Torchi che lo faccia virare oltre Modica.
Al momento, però, persino la geografia preoccupa Cosentini perchè l’ondivago Drago potrebbe deviare per Scicli e snobbare Ragusa. Solo il sindaco alla fine gli è fedele avendo dichiarato che in caso di elezioni il posto di vice rimarrebbe riservato.
Ed è così che i dubbi di Cosentini si moltiplicano: -Dipasquale gufa o mi ama- chiede sommessamente ai suoi ovvero a quello storico manipolo di amici conosciuto come il club n.8, dal celebre consorzio di bonifica che abbraccia come una culla consolatoria mogli e figli dei soci?
Ma non è il solo in sofferenza caotica, basta vedere i contorcimenti di Forza Italia. Iniziamo con il popolo di Innocenzo Leontini che da settimane grida “resta a Palermo” terrorizzato di perdere la guida e la pagnotta e dal senatore Giovanni Mauro che come un “tuppetto” si sposta tra Alfano e Miccichè non azzeccando mai al momento giusto il cavallo vincente.
Fatto sta che Leontini, il quale dovrebbe come percorso naturale pretendere una carriera da vero parlamentare, è tirato dai due lati della giacchetta. Da una parte la sua clientela che non vuole mollare l’osso e che lo minaccia con un “guarda che ci perdi”, dall’altra la promessa di Alfano di volerlo al suo fianco o a Palermo o a Roma.
In questo tentennamento chi si è infilato e chi è rimasto fregato? Gino Calvo ed il sindaco di Ragusa, quest’ultimo fregato due volte. Partiamo dall’assessore senza assessorato. Preciso come una bomba, di quelle confezionate per fare danno, conquista la poltrona a Palazzo dell’Aquila con una sola frase che accende il meccanismo di cui sopra e che pur non essendo testuale siamo certi di ipotizzare in modo veritiero: o mi date ciò che mi è stato promesso o mi candido e almeno 500 voti ve li levo.
Leontini fedele al motto che ogni fegatino di mosca è sostanza, chiama il sindaco Dipasquale che obbedisce e incorona Calvo.
Perchè doppiamente fregato, il nostro sindaco? Perchè se Leontini non si fosse fatto prendere dalla fretta di chiudere ogni minima falla emorragica, Dipasquale si sarebbe scrollato da dosso Calvo.
Bastava riuscire a temporeggiare mezza giornata e poi alla notizia di Micchichè che soppiantava Alfano, con il conseguente sentiero romano che si dischiudeva sotto i piedi di Leontini, il Dipasquale glielo avrebbe fatto lui “Pri” a Calvo.
Prima fregatura, passiamo alla seconda.
Da mesi Dipasquale, parlando appunto con Alfano, aveva annunciato di non volere più sopportare l’avanzata di Nino Minardo nel partito tanto da dirsi pronto in nome di chissà quale ragione di riscossa proletaria azzurra a candidarsi alla Regione.
Quando si profilavano le dimissioni di Cuffaro, Nello Dipasquale con la scusa della legge su Ibla si è piazzato a Palermo a sondare gli umori.
Il coro unanime è stato “levaci manu, nun t’attocca” e il povero sindaco scalzato dalla nomenklatura emette un comunicato stampa per proclamarsi disinteressato.
Di certo non lo poteva sapere che Roma si profilava all’orizzonte di Leontini e così è rimasto fregato.
Senza quell’annuncio poteva concorrere e vedersela contro Nino Minardo che sarà deputato (sempre che le candidature si stabilizzino in questo senso) sino al 2013 e poi forse sino al 2018, mentre lui, intendiamo il sindaco di Ragusa, sarà in sella sino al 2011 e poi, comunque vada, addio sogni da onorevole.
Ricordate il film Balla coi lupi e la bellissima Alzata con pugno?
Ora abbiamo Fregato con Gino.
E Giovanni Mauro?
Ha i calli da telefonino. Miccichè-Alfano, Alfano-Miccichè, Dell’Utri-Dell’Utri, un groviglio tattico, per accaparrarsi un piazzamento per il Senato. Lo aiuteranno gli amici di partito, Leontini, Dipasquale e Minardo? Tanto quanto li ha aiutati lui.
Ossia Zero.
Leontini, sette giorni di impegno Dipasquale, trecento voti Minardo, ma si sa che la fortuna aiuta i temerari. Prima di chiudere con le ultimissime da Palazzo dell’Aquila uno sguardo a sinistra. In quella arcobaleno cielo plumbeo; fra i democratici eccitazione incredula da giovani marmotte con Walter Veltroni in veste di “figiciotto” (chi è stato comunista, capirà) di ottime speranze con l’aggiunta di creatività scanzonata che incendia gli entusiasmi sopiti.
In lizza a Ragusa forse Franco Poidomani per le regionali, così almeno sperano gli ex diessini per fare una corsa leale “ma anche” all’ultimo voto, con quelli di Solarino.
Finiamo con la first lady di Palazzo, Signora Rita La Terra. Non c’è incompatibilità alcuna fra la consigliera e il coniuge assessore Gino Calvo. Vanno d’accordissimo e lui pende dalle labbra di lei. L’azione di controllo della consigliera nei confronti del marito non solo è obbligatoria, ma assodata nel caso in questione.
Due, però, i problemi: uno di stile, l’altro attinente alla serenità del sindaco.
Lo stile. Abbandonare i tailleur nero fumo e avvolgersi come Hillary nell’azzurro fiordaliso, il lavanda rosata, il blu Persia, il pesca arancio, il turchese pallido, il verde menta.
Passiamo alla serenità del sindaco. Si sa che al nuovo assessore piacerebbe il turismo. Mario Papa amico esperto del sindaco ha già detto che se gli levano il turismo lui lascia il primo cittadino senza TV. Il sindaco è angosciato.
A sinistra Papa e a destra la signora La Terra che cammina su e giù per i corridoi sopra quei temibili tacchi a spillo.
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